Guillermo del Toro: "Dire che l'arte non è importante è sempre il preludio al fascismo"

Guillermo del Toro, premiato a Palm Springs, ha scelto un discorso appassionato sull'arte, sul cinema e sul pericolo di considerare la creatività un lusso superfluo.

Un ritratto di Guillermo Del Toro

Durante i Creative Impact Awards al Palm Springs Film Festival, Guillermo del Toro lancia un appello netto ai giovani registi: difendere l'arte è un atto politico. Tra mostri, cinema e immaginazione, il regista ribadisce il valore umano e culturale della creazione.

L'arte come argine: un discorso che va oltre il cinema

Accettando il riconoscimento alla regia ai Variety Creative Impact Awards e ai 10 Directors to Watch, Guillermo del Toro non ha parlato solo di film, ma di responsabilità. Rivolgendosi ai giovani cineasti presenti, li ha invitati a non ascoltare mai chi minimizza il valore dell'arte, perché, come ha dichiarato senza giri di parole, "quando qualcuno ti dice che l'arte non è importante, quello è sempre il preludio al fascismo".

Venezia 2017: un sorridente Guillermo del Toro al photocall di The Shape of Water
Guillermo Del Toro ripreso al Festival di Venezia

Il regista messicano ha spiegato come l'idea di un'arte sacrificabile in nome, soprattutto, del progresso, sia spesso accompagnata dalla tentazione di ridurla a prodotto replicabile, magari delegabile a un algoritmo. "Quando ti dicono che una fot..ta app può fare arte, devi chiederti: se non conta, perché la vogliono così tanto?", ha detto, aggiungendo che la risposta è semplice e inquietante: "Perché pensano di poter svilire tutto ciò che ci rende un po' migliori, un po' più umani".

Frankenstein, Del Toro mostra la simbologia del suo film: "Tutto è stato fatto da umani per gli umani" Frankenstein, Del Toro mostra la simbologia del suo film: 'Tutto è stato fatto da umani per gli umani'

Nel suo discorso, del Toro ha invitato i giovani autori a coltivare una doppia postura: gentilezza e coinvolgimento, ma anche una fede incrollabile nel proprio lavoro. "Siate gentili, partecipi, credete nella vostra arte", ha ripetuto, ribadendo come la creazione non sia mai un atto neutro. L'arte, nel suo sguardo, è uno spazio di resistenza, un luogo in cui l'immaginazione protegge l'umanità dalla semplificazione brutale del presente. E in questo universo, i mostri - cifra poetica del suo cinema - non sono decorazioni, ma strumenti per leggere la realtà.

Mostri, ambizione e fallimento: la lezione di Frankenstein

Il legame tra Guillermo del Toro e i mostri non è solo stilistico, ma quasi spirituale. Durante il suo intervento, il regista ha ricordato l'esperienza "religiosa" vissuta da bambino guardando per la prima volta il Frankenstein di James Whale del 1931, una visione capace di cambiare per sempre il suo modo di intendere il cinema. Non a caso, tra i suoi ospiti al brunch c'era Sara Karloff, figlia di Boris Karloff, storico volto della creatura.

Oscar 2018 Film
Guillermo Del Toro agli Oscar

"A volte il mondo diventa così complicato che puoi spiegarlo solo attraverso il potere dei mostri", ha affermato, sottolineando come il presente sia proprio uno di quei momenti. "Stiamo vivendo un'epoca simile proprio ora. Un regista, per questo motivo, deve avere due pelli: una spessa per l'azienda e il mondo, e una sottile per i suoi collaboratori e il suo cuore." Un'idea che dialoga direttamente con il suo Frankenstein, uscito su Netflix il 17 ottobre 2025, interpretato da Jacob Elordi, Oscar Isaac e Mia Goth, e premiato proprio per la sua regia.

Del Toro ha poi allargato il discorso all'ambizione creativa, smontando il mito del successo lineare. "Non è una questione di grandezza dello schermo, ma di grandezza dell'idea", ha spiegato, ricordando che il fallimento è una stanza adiacente al successo. "Non ci sono numeri sulla porta: bussi, si apre, e può esserci la supermodella dei tuoi sogni oppure tua madre in bigodini". Una metafora ironica, ma lucidissima, che restituisce l'idea di un percorso artistico fatto di tentativi, cadute e sorprese.

A introdurlo sul palco è stato Oscar Isaac, che ha definito il suo cinema un luogo in cui "la trasformazione è costante", capace di ridefinire il genere e di portare poesia nell'orrore. Parole che sintetizzano bene la posizione di del Toro: il cinema non come evasione, ma come linguaggio necessario. Un linguaggio che, oggi più che mai, chiede di essere difeso.