GOAT, il nuovo film sportivo di Stephen Curry parla delle ossessioni sul campo? "I trofei non sono tutto"

Con GOAT, film animato prodotto e interpretato da Stephen Curry, il dibattito sul Greatest Of All Time entra nel cinema e si allontana dalla "ring culture". Ecco cosa ne pensa con una dichiarazione "animata" sulla carriera del campione NBA.

Una scena di GOAT

Da anni il dibattito sul GOAT (Greatest of all time) domina lo sport moderno, soprattutto l'NBA. Trofei contro talento, vittorie contro impatto culturale. Con il film GOAT, Stephen Curry ha voluto esplicitamente portare questa discussione fuori dal parquet e dentro un film, usando l'animazione per mettere in crisi uno dei dogmi più radicati dello sport contemporaneo.

Oltre la "ring culture": cosa racconta davvero GOAT

Nel lessico sportivo degli ultimi anni, pochi concetti sono diventati onnipresenti quanto la cosiddetta ring culture: l'idea che i titoli vinti siano l'unico vero metro per giudicare la grandezza di un atleta. È il motivo per cui Michael Jordan, con sei anelli in sei Finali NBA, viene spesso indicato come irraggiungibile, mentre figure come LeBron James e Stephen Curry continuano a essere confrontate, soppesate, ridotte a un conteggio aritmetico.

Goat Sogna In Grande Frame
GOAT: Sogna in Grande, il personaggio Modo

Proprio Curry, rimasto finora piuttosto silenzioso su questo tema, ha scelto una strada laterale e sorprendente per dire la sua. GOAT: Sogna in Grande, film animato che ha prodotto e in cui presta anche la voce, non è soltanto un racconto sportivo per famiglie, ma una riflessione esplicita su cosa significhi davvero essere "il più grande di sempre", una dichiarazione che il campione ha voluto ribadire.

Nel mondo immaginario del film, il giovane protagonista Will Harris idolatra Jett Fillmore, una pantera leggendaria del roarball, sport fittizio ma chiaramente ispirato al basket. Jett ha vinto premi individuali, MVP e riconoscimenti personali, ma non ha mai conquistato il titolo, The Claw. Ed è qui che GOAT affonda il colpo: il film mette in scena personaggi che dubitano della sua legittimità nel dibattito sul GOAT proprio perché "senza trofei".

Eppure, la narrazione non sposa mai davvero questa visione. Anzi, mostra come l'assenza di titoli non intacchi minimamente l'amore della città di Vineland, l'impatto sul gioco e l'eredità lasciata da Jett. Il villain Mane Attraction, impegnato a inseguire il terzo titolo, non viene mai dipinto come automaticamente superiore. Il messaggio è chiaro: vincere conta, ma non è tutto.

Il film suggerisce che il dibattito sul GOAT dovrebbe includere longevità, influenza culturale, legame con la tifoseria, capacità di cambiare il gioco e lasciare un segno che vada oltre il tabellino. Anche quando, nel finale, Jett arriva finalmente al titolo, GOAT non smentisce la sua tesi centrale: la grandezza non nasce solo dall'oro, ma da ciò che resta.

Un'allegoria che parla di Curry (senza mai nominarlo)

È difficile guardare GOAT senza leggere tra le righe un discorso profondamente legato alla carriera di Stephen Curry. Sul piano puramente numerico, il suo palmarès regge qualsiasi confronto: quattro titoli NBA con i Golden State Warriors (2015, 2017, 2018, 2022), due MVP, dodici All-Star, undici selezioni All-NBA e il record assoluto di triple realizzate nella storia della lega. In un'epoca dominata dalla ring culture, Curry ha già "le carte in regola".

Goat Sogna In Grande Will
GOAT: Sogna in Grande - Will in una scena

Ma è quando si esce dai numeri che GOAT sembra diventare una vera e propria argomentazione in suo favore. Curry è stato il volto di una rivoluzione: ha cambiato il modo di giocare a basket, normalizzando il tiro da tre da distanze impensabili e ispirando una nuova generazione di giocatori, dai playground alle high school, fino all'NBA. Esattamente come Will, nel film, dimostra che anche i "piccoli" possono dominare il roarball, Curry ha ridefinito il ruolo della guardia undersize nel basket moderno.

C'è poi il tema della fedeltà e dell'identità. Curry ha costruito tutta la sua carriera con una sola franchigia, diventando sinonimo dei Warriors e di San Francisco. Un legame emotivo che GOAT riflette attraverso Jett e Vineland: indipendentemente dai titoli, l'eroe resta tale agli occhi della sua gente.

Stephen Curry, intervista esclusiva: "Tutti possono essere GOAT. Il mio cinema? Edificante" Stephen Curry, intervista esclusiva: 'Tutti possono essere GOAT. Il mio cinema? Edificante'

Anche se Curry non dovesse vincere mai più un campionato, GOAT suggerisce che la sua eredità sia già completa: titoli, influenza, impatto culturale, amore dei tifosi e trasformazione del gioco. Forse non una proclamazione diretta, ma un invito a guardare il dibattito sul GOAT con occhi diversi. E, chissà, a pronunciare più spesso il suo nome quando si parla dei più grandi di sempre.