Laconico, ma fulminante. Pochissime le parole pronunciate da Christoph Walz durante la conferenza stampa di Frankestein di Guillermo del Toro, presentato oggi in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ma certo non si può dire che l'attore austriaco tema di esprimere le proprie idee.
"L'AI è per i perdenti" esclama l'attore, che interpreta un personaggio inedito rispetto all'adattamento del classico di Mary Shelley, il barone Harlander, ricco e affascinato dall'ardore di Victor Frankenstein e dalla sua determinazione a superare i limiti imposti alla scienza medica per esplorare le possibilità di riportare in vita i corpi morti.
Nel corso della conferenza, Guillermo del Toro ha sottolineato l'importanza di ottenere il budget necessario per rendere giustizia alla storia, costruendo sontuosi set pratici e limitando al massimo l'uso della CGI. Ciò ha permesso alle star del film, capeggiate da Oscar Isaac nei panni di Victor Frankenstein e Jacob Elordi in quelli del mostro, di recitare in set sontuosi e giganteschi in cui si sono sentiti "piccoli come bambini".

Chi ha paura della tecnologia?
"Se l'Ai è il nuovo Frankenstein? " si chiede Guillermo del Toro? Il film non è una metafora di questo, ma oggi viviamo in un momento di terrore e intimidazione. Il romanzo si chiede cosa significhi essere umano. Una domanda importante: oggi più che mai dobbiamo restare umani. Le caratteristiche di un uomo sono uniche e non possono essere replicate dall'AI"_.

L'approccio del regista nei confronti delle nuove tecnologie si rivela attento e prudente, ma anche interessato visto che "tutto ciò che è utile a realizzare il film che ho in mente voglio farlo fruttare". In primis la collaborazione con Netflix, che gli permette di sfruttare la portata dello streaming affinché le sue opere arrivino al maggior numero di spettatori possibile: "Si coglie l'opportunità e la sfida di realizzare un film che può trasformarsi in modo variabile e poi si mettono a disposizione le sale per la proiezione. Questo, per me, rende l'esperienza molto creativa"_.
Il regista conclude la sua riflessione sull'uso - e abuso - della tecnologia con una battuta: "Non ho paura dell'intelligenza artificiale, ma della stupidità naturale, che abbonda ovunque".