Dragon Ball, il partner creativo di Akira Toriyama racconta come ha dato vita all'RPG più amato in Giappone

Prima che diventasse un'istituzione culturale, Dragon Quest è stato un'idea audace, nata dall'incontro tra talento narrativo e immaginazione visiva. Oggi, a distanza di quattro decenni, uno dei suoi creatori sceglie un manga per raccontare come tutto ebbe inizio.

Una scena di Dragon Quest

A quarant'anni dalla nascita di Dragon Quest, Yuji Hori ripercorre la creazione della storica saga RPG e il sodalizio con Akira Toriyama in un manga autobiografico. Un viaggio tra videogiochi, incontri decisivi e l'eredità di una delle serie più amate del Giappone.

Dalla passione ai pixel: la vita di Yuji Hori diventa manga

Due anni dopo l'esordio di Dragon Ball, Akira Toriyama incrociò il proprio destino creativo con quello di Yuji Hori, dando vita a quella che sarebbe diventata la saga RPG più amata del Giappone. A quarant'anni da quel momento fondativo, Hori ha deciso di tornare alle origini scegliendo un linguaggio che conosce bene: il manga. Secondo quanto riportato da Famitsu, il prossimo volume della New Educational Manga Series di Shogakukan sarà dedicato proprio alla sua vita, dalla prima infanzia fino ai successi che hanno segnato l'industria videoludica.

Il libro, in uscita in Giappone il 24 febbraio 2026, è supervisionato direttamente da Hori e illustrato da Makoto Iori. Come gli altri titoli della collana, non si tratta solo di un racconto celebrativo, ma di un'opera pensata anche come strumento didattico per chi sogna una carriera creativa. Cinque capitoli principali ripercorrono le tappe cruciali del suo percorso, con ampio spazio dedicato all'ingresso nel mondo dei videogiochi e agli incontri che hanno portato allo sviluppo di Dragon Quest. Tra questi, naturalmente, spicca la collaborazione con Toriyama, autore del design dei personaggi e dei mostri che hanno dato un volto inconfondibile all'universo della serie.

Il manga include anche sezioni di approfondimento dedicate all'isola di Awaji, nella prefettura di Hyogo, dove Hori è cresciuto, e a un concorso dedicato a giochi e hobby che si rivelò determinante per il suo approdo in Enix, oggi Square Enix. Dettagli che aiutano a comprendere come una combinazione di curiosità, talento e occasioni colte al momento giusto possa trasformarsi in un fenomeno culturale.

La nascita di Dragon Quest e un'eredità che continua a evolversi

Prima di Dragon Quest, Yuji Hori aveva già lasciato il segno con The Portopia Serial Murder Case, titolo del 1983 che introduceva esplorazione libera, raccolta di indizi e risoluzione di enigmi in un ambiente aperto. Quegli elementi confluirono naturalmente nel primo Dragon Quest, pubblicato in Giappone il 27 maggio 1986, che proponeva un mondo fantasy dominato dal Dragonlord, tiranno deciso a spezzare l'equilibrio del continente sottraendo le sfere di luce.

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Il giocatore, nei panni dell'eroe, era chiamato a viaggiare, parlare con gli abitanti, costruire il proprio percorso e affrontare i nemici attraverso un sistema di combattimento a turni. Una formula semplice solo in apparenza, che conquistò immediatamente il pubblico: circa 1,5 milioni di copie vendute in Giappone e 500.000 negli Stati Uniti, dove il gioco arrivò con il titolo Dragon Warrior. Nel giro di due anni seguirono Dragon Quest II: Luminaries of the Legendary Line e Dragon Quest III: The Seeds of Salvation, consolidando un modello destinato a fare scuola.

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Da allora, la saga non ha mai smesso di crescere. Al gennaio 2026, conta 11 capitoli principali e 30 spin-off ufficiali, mentre Toriyama ha continuato a essere il volto artistico del franchise fino alla sua scomparsa nel marzo 2024. Oggi Hori porta avanti quella fiaccola creativa: lo scorso anno ha confermato l'avvio della produzione di Dragon Quest XII, mentre Square Enix ha rilanciato la serie con remake e riedizioni, tra cui Dragon Quest XI: Echoes of an Elusive Age e le versioni 2D-HD dei primi tre capitoli. Più recentemente, Dragon Quest VII: Reimagined ha debuttato globalmente il 5 febbraio 2026.

Il manga autobiografico di Hori arriva così in un momento ideale: non solo come racconto delle origini, ma come ponte tra passato e futuro. Un modo per ricordare che, dietro ogni grande saga, ci sono storie personali fatte di tentativi, intuizioni e incontri capaci di cambiare per sempre il corso dell'immaginario collettivo.