Negli ultimi anni, il successo globale dell'animazione giapponese ha raggiunto vette inimmaginabili, con titoli come Demon Slayer, My Hero Academia, Attack on Titan e Dandadan e molti altri a dominare il panorama internazionale. Tuttavia, la diffusione degli anime all'estero deve ora confrontarsi con nuove restrizioni governative che ne limitano la trasmissione. Ne è un esempio la Cina, che per via delle sue severissime nuove leggi rischia di turbare l'intero panorama dell'animazione giapponese.
La crescente stretta della censura cinese mette in crisi il settore?
Secondo Mantan Web, la Cina ha inasprito le sue linee guida sulla censura, proibendo ulteriormente i contenuti trasmessi in streaming: "Le storie che parlano di rovesciamenti di governi e le opere che ritraggono il romanticismo tra ragazzi delle medie non sono più permesse", riporta una fonte del sito. Questo cambiamento risulta particolarmente significativo se si considera che molti anime iconici, da Sailor Moon a Mobile Suit Gundam, passando per Fullmetal Alchemist e Attack on Titan, includono proprio questi elementi nelle loro trame. Oltre alla questione tematica, queste restrizioni impattano direttamente l'industria dell'animazione, influenzando le scelte produttive e la distribuzione dei contenuti, sia in patria che all'estero.

Le politiche censorie non si fermano solo ai temi trattati, ma si spingono anche a modifiche visive che hanno scatenato polemiche tra i fan. Un esempio recente riguarda Dandadan, anime tratto dall'omonimo manga pubblicato da Shonen Jump, la cui trasmissione su Bilibili ha subito alterazioni significative: alcune inquadrature del personaggio di Seiko Ayase sono state censurate, eliminando dettagli del suo décolleté, mentre la sua sigaretta è stata sostituita con un innocuo lecca-lecca. Episodi simili hanno coinvolto anche altri titoli, con opere come Elfen Lied, Tokyo Ghoul, Deadman Wonderland e Death Note addirittura bandite dal mercato cinese.
Se da un lato la censura limita la circolazione di certi contenuti, dall'altro il panorama della trasmissione anime in Giappone sta attraversando una fase di trasformazione. Alcuni network, come TV Asahi e Fuji TV, stanno ampliando gli slot dedicati agli anime in prima serata a partire dalla stagione primaverile del 2025, puntando su contenuti in grado di attrarre un pubblico più vasto. Tuttavia, altri canali stanno preferendo ridurre lo spazio dedicato all'animazione in favore di varietà serali e drama live-action, seguendo la crescente tendenza del pubblico verso i servizi di streaming on demand. Piattaforme come Crunchyroll e Netflix stanno consolidando il loro ruolo da leader nella distribuzione internazionale, mentre in Asia servizi come ABEMA e Bilibili continuano a espandersi, pur dovendo fare i conti con le limitazioni imposte dai governi locali.
Oltre alla questione della censura, un ulteriore ostacolo è rappresentato dagli alti costi di produzione, con budget che oscillano tra i 30 e i 50 milioni di yen (circa 200.000-330.000 dollari) per episodio. In un contesto sempre più competitivo, le emittenti giapponesi devono valutare con attenzione quali progetti supportare, privilegiando quelli che possono avere una maggiore resa economica a livello globale. Eppure, nonostante le difficoltà, l'industria continua a investire, trainata non solo dall'audience televisiva e streaming, ma anche dal mercato del merchandising, il cui valore è cresciuto ulteriormente grazie al deprezzamento dello yen.
Il mondo dell'animazione giapponese si trova dunque al centro di una delicata partita tra esigenze commerciali, libertà creativa e vincoli imposti dalla censura. In questo equilibrio instabile, la domanda resta aperta: il futuro degli anime sarà ancora capace di superare le barriere imposte dai governi e dal mercato, mantenendo intatta la sua identità?