Con Gold Mountain, Ang Lee vuole portare sul grande schermo l'adattamento del bestseller di C. Pam Zhang, How Much of These Hills Is Gold, trasformando la corsa all'oro in un'odissea di immigrazione, lutto e segreti familiari. Il progetto non brilla solo per il cast, ma per una "squadra tecnica" che fa venire i brividi a qualsiasi cinefilo.
Un ritorno alle origini dopo il flop tecnologico
Al centro della nuova storia di Ang Lee ci sono due bambini immigrati cinesi, rimasti orfani, che attraversano una California spietata per dare sepoltura al padre e fuggire da un passato che sembra non volerli mollare. È un Western che riscrive la leggenda americana partendo da chi, in quella leggenda, non ha mai avuto spazio.
Per dare volto a questa storia, Lee ha scelto Chedi Chang (Interior Chinatown), Sophia Xu (Beef), Yao, Owen Teague (reduce dal successo di Kingdom of the Planet of the Apes) e soprattutto Zine Tseng, che abbiamo ammirato recentemente nel ruolo della giovane Ye Wenjie in Il problema dei 3 corpi.
Alla fotografia c'è Joshua James Richards, l'uomo che ha dato a Nomadland quella luce indimenticabile, mentre le scenografie sono affidate a una leggenda vivente come Jack Fisk, il braccio destro di Terrence Malick e Martin Scorsese. Se aggiungiamo le musiche di Mychael Danna (premio Oscar per Vita di Pi) e il montaggio del fedelissimo Tim Squyres, è chiaro che Ang Lee stia puntando dritto ai premi che contano, tornando a quel cinema di personaggi complessi che lo ha reso un gigante.
Questo film è un segnale importante. Dopo la parentesi fantascientifica di Gemini Man (2019), dove l'ossessione per l'alta frequenza dei fotogrammi aveva quasi soffocato la storia, Lee sembra aver capito che la sua forza risiede altrove. Gold Mountain lo riporta in quel limbo emotivo dove i protagonisti combattono tra la propria identità e le barriere che il mondo esterno continua a sollevare. La sceneggiatura è stata curata da Chang-rae Lee, finalista al Pulitzer, il che garantisce uno spessore letterario non indifferente a una trama che promette di essere tanto brutale quanto poetica.
La sfida dell'adattamento
Il romanzo di C. Pam Zhang, uscito nel 2020, è stato uno dei libri preferiti di Barack Obama e ha raccolto nomination ovunque, dal Booker Prize al New York Times. Non è materiale facile da maneggiare. È un racconto di sopravvivenza crudo, che non risparmia nulla sulla condizione degli immigrati durante la Gold Rush. Eppure, Ang Lee è forse l'unico regista in grado di bilanciare la vastità dei paesaggi californiani con il microcosmo di dolore di due bambini che portano sulle spalle un peso troppo grande per la loro età.
Non c'è ancora una data di uscita ufficiale, ma con le riprese appena iniziate è probabile che il film diventi il pezzo pregiato della stagione dei festival del 2027. Dopo anni di esperimenti visivi, Lee sembra aver ritrovato la bussola, puntandola verso quelle colline che, forse, non sono fatte d'oro, ma di storie che aspettavano solo di essere raccontate. La sensazione è che ci troveremo davanti a un'opera capace di affiancare Brokeback Mountain nella lista dei suoi capolavori più puri.