I fan di Il trono di spade, tratta da George R.R. Martin, hanno notato da subito che A Knight of the Seven Kingdoms ha infranto una regola che vigeva nella serie tv principale. Nonostante questa scelta narrativa, lo show è riuscito a cavarsela in maniera particolarmente audace.
La scelta sembra anche un simbolo perfetto del tempo che passa: l'universo di Il trono di spade ora guarda avanti con storie del passato, rispetto a quanto raccontato nella serie principale, ma con una ventata di freschezza, necessaria per proseguire nel racconto.
La regola infranta dalla serie prequel de Il trono di spade
Dal momento che la saga principale aveva una dinamica particolarmente complessa, con tanti personaggi e tante storie, la regola era quella di evitare in maniera assoluta i flashback; ciò che era avvenuto nel passato veniva mostrato soltanto attraverso ricordi o visioni, sempre introdotti dai personaggi prima che si verificassero.
Ora in A Knight of the Seven Kingdoms è tutto diverso: già dal primo episodio ci sono stacchi e flashback, una scelta che la storia della serie prequel può permettersi visto che è decisamente meno nutrita di informazioni e più semplice rispetto a Il trono di spade.
La semplicità di A Knight of the Seven Kingdoms
Ad aiutare la storia della nuova serie è il tono più leggero e scanzonato rispetto a Il trono di spade: pochi dettagli, poche storie di personaggi da raccontare e una semplicità maggiore nel poter usare escamotage come il flashback.
Del resto, Il trono di spade è una serie maggiormente cupa e più densa rispetto a A Knight of the Seven Kingdoms, che può offrire una visione maggiormente irriverente dei Westeros e può permettersi slanci che Il trono di spade, a causa della sua natura cupa e complessa, non poteva assolutamente fare. Nel cast della serie prequel troviamo Peter Claffey nel ruolo di Duncan l'Alto, il protagonista, e Daniel Ings nel ruolo di Lyonel Baratheon.