Io non ti lascio solo 2025

3.5/5
5.0/5
Locandina di Io non ti lascio solo

Io non ti lascio solo è un film del 2025 diretto da Fabrizio Cattani con Giorgio Pasotti e Mimmo Borrelli. Uscita al cinema: 21 Maggio 2026. Durata: 98 min. Distribuito in Italia da FilmClub Distribuzione. Paese di produzione: Italia.

Data di uscita
21 Maggio 2026 (Italia)
Genere
Commedia
Anno
2025
Regia
Fabrizio Cattani
Paese
Italia
Durata
98 Min
Distribuzione
FilmClub Distribuzione

Trama del film Io non ti lascio solo

Tratto dall'omonimo romanzo di Gianluca Antoni, il film segue l'amicizia di due ragazzini: Filo (Andrea Matrone) e Rullo (Michael D'Arma), amici inseparabili che vivono in un piccolo paesino della Calabria. La loro tranquilla quotidianità viene scossa quando Birillo, il cane di Filo, scompare misteriosamente senza lasciare tracce. Birillo è più di un semplice amico a quattro zampe, ma rappresenta l'ultimo prezioso regalo della defunta madre di Filo, ed è per questo motivo che il bambino non è disposto ad accettare la perdita del suo cagnolino.

I due amici decidono quindi di fuggire di nascosto e di addentrarsi da soli nei sentieri naturali della regione per mettersi sulle tracce del cane. Nel corso delle loro ricerche, le voci del paese li spingono a indagare nei pressi di una casa isolata in fondo al villaggio, dove abita Guelfo, un uomo burbero, solitario evitato da tutta la comunità. Filo e Rullo, convinti che Birillo si trovi proprio all'interno di quella misteriosa abitazione, decidono di avvicinarsi superando le loro paure.

Intanto i genitori di Filo, Paride e Adele si mobilitano insieme al Maresciallo per rintracciare i due bambini scomparsi. Filo e Rullo nel frattempo sono stati scoperti dal Guelfo che li ha catturati. Tuttavia i due bambini scoprono che dietro l'apparente minaccia del loro carceriere e la sparizione di Birillo si cela una verità molto più profonda e inaspettata, legata a segreti del passato e a una vecchia fotografia della madre di Filo.

Io non ti lascio solo in sintesi

Il regista toscano Fabrizio Cattani torna dietro la macchina da presa a distanza di quasi dieci anni dalla sua ultima opera, Cronaca di una passione, confermando un percorso artistico da sempre orientato verso un cinema intimista, rigoroso e attento alle dinamiche psicologiche più profonde dell'essere umano. Dopo aver debuttato nel lungometraggio con Il Rabdomante - opera che si è avvalsa di numerosi riconoscimenti internazionali - e aver consolidato il proprio stile nel 2012 con Maternity Blues, Cattani sceglie di misurarsi con un'importante trasposizione letteraria. Il progetto nasce infatti come adattamento cinematografico ufficiale dell'omonimo romanzo Io non ti lascio solo, scritto da Gianluca Antoni ed edito da Adriano Salani Editore.

Il cammino che ha condotto alla nascita del film si è sviluppato attraverso una stretta collaborazione in fase di pre-produzione e sviluppo della sceneggiatura tra lo stesso regista e l'autore del libro, affiancati nella scrittura da Tommaso Santi e Antonio Prisco. Ricordando quel periodo di trasposizione, lo scrittore e co-sceneggiatore Gianluca Antoni ha evidenziato come "collaborare alla sceneggiatura sia stato un viaggio affascinante, in cui il rischio principale era perdere l'intimità psicologica dei personaggi della pagina scritta; tuttavia, la nuova struttura narrativa del film, con i suoi sbalzi temporali e il colpo di scena centrale, ha saputo esaltare e persino potenziare il messaggio di fondo del libro". L'intento principale della squadra di sceneggiatori è stato fin da subito quello di rispettare l'essenza e lo spirito di "favola noir" che caratterizzavano le pagine scritte, rielaborando la struttura per sfruttare pienamente il format visivo. La narrazione è stata impostata su una complessa architettura a due piani temporali alternati, un montaggio parallelo che si muove costantemente tra il passato e il presente per svelare in modo progressivo i nodi drammatici e i segreti che legano i protagonisti della vicenda.

La produzione ha preso forma grazie alla convergenza di diverse case “storiche” di distribuzione del cinema indipendente nel panorama italiano: Minerva Pictures, Solaria Film, Ipotesi Cinema, M74 e R&C Produzioni. Il progetto ha visto il coinvolgimento diretto di un nutrito gruppo di produttori, tra cui spiccano i nomi di Santo Versace, Gianluca Curti, Emanuele Nespeca (impegnato in questo progetto anche come produttore esecutivo), Elisabetta Olmi, Monica Galantucci e Tilde Corsi. Tra il regista e Ipotesi Cinema si è rinnovato un sodalizio storico e artistico di rilievo che li ha già visti all’opera su Maternity Blues. Le riprese si sono svolte interamente in Italia, sfruttando l'importante patrimonio naturalistico, i boschi e i suggestivi paesaggi montani della Regione Calabria, una scelta logistica supportata sia a livello economico che operativo dalla Fondazione Calabria Film Commission; la produzione si è distinta per aver ottenuto la certificazione "Green Film", a testimonianza di un approccio sul set orientato al rispetto di rigidi criteri ecologici e alla riduzione dell'impatto ambientale durante tutte le fasi di lavorazione.

La costruzione del cast ha seguito una linea precisa, affiancando interpreti di esperienza collaudata a giovanissimi esordienti. Giorgio Pasotti è stato scelto per dare il volto a Paride, un padre fragile e vulnerabile; l'attore ha successivamente dichiarato che "il mio personaggio si trova a gestire una situazione di estrema vulnerabilità", descrivendolo come "un uomo che commette errori, schiacciato dai sensi di colpa e dalle sue stesse mancanze comunicative, un ruolo che mi ha permesso di riflettere sulle complessità del legame genitoriale". Valentina Cervi interpreta la figura materna di Adele e, riflettendo sulle dinamiche della pellicola, ha specificato come "il film metta a nudo l'ipocrisia e le fatiche dei legami familiari con una straordinaria delicatezza", inserendo il suo personaggio come "un tassello fondamentale in quel mosaico di segreti e non detti".

Il ruolo cruciale del misterioso e isolato montanaro Guelfo è stato affidato all'attore e drammaturgo teatrale Mimmo Borrelli. Per le parti dei piccoli protagonisti, Filo e Rullo, la produzione ha puntato sui giovanissimi Andrea Matrone e Michael D'Arma, affiancati da Judith Schiaffino nel ruolo della piccola Amélie. Data la struttura temporale del racconto, che prevede sbalzi cronologici significativi, nel cast sono stati inseriti anche Giuseppe Sgambellone e Lucrezia Calzoni per interpretare rispettivamente i personaggi di Filo e Amélie in età adulta, completando il cast con le partecipazioni di Anna Maria De Luca, Gianni Pellegrino e Pascal Zullino nel ruolo del Maresciallo.

Dal punto di vista tematico l'opera si configura come un racconto di formazione incentrato sul passaggio dall'infanzia all'età adulta, focalizzandosi in modo specifico sull'elaborazione del dolore e della perdita. Nelle dichiarazioni ufficiali, Fabrizio Cattani ha sottolineato come la sua intenzione principale fosse quella di esplorare le differenze radicali tra il modo in cui i bambini e gli adulti affrontano i traumi, chiarrendo che "nel concepire questo adattamento, la mia intenzione principale era esplorare le differenze tra il modo in cui i bambini e gli adulti elaborano il dolore" e che voleva mostrare come "i traumi dell'infanzia continuino a risuonare nell'età adulta se non vengono compresi e integrati". “Se l'universo adulto tende a nascondere le proprie fragilità dietro a barriere fatte di silenzi, omissioni e segreti che finiscono per logorare le dinamiche familiari, l'universo infantile si muove con una purezza e una determinazione disarmanti”. La disperata ricerca del cane Birillo da parte di Filo e Rullo diventa di fatto la metafora di un tentativo inconscio di scardinare l'ipocrisia degli adulti per riportare a galla la verità. All'interno di questo scenario, il profondo legame di amicizia tra i due bambini emerge come l'unica bussola sicura e capace di contrastare la paura, l'isolamento e il buio, trasformando il film in un vero e proprio inno alla fragilità umana, dove la comprensione e l'accettazione delle proprie debolezze diventano la chiave per raggiungere l'armonia interiore.

La regia di Cattani abbraccia la struttura della favola noir attraverso una stilizzazione decisa e consapevole, filtrata interamente dallo sguardo dell'infanzia. Il regista ha spiegato di aver "voluto fortemente che lo spettatore entrasse nella mente e negli occhi di Filo e Rullo": per questa ragione, "i boschi della Calabria non sono solo uno sfondo cartolinistico, ma diventano una vera e propria foresta delle fiabe, un labirinto misterioso che amplifica le loro paure e la loro immaginazione". Gli spazi reali vengono così trasfigurati dalla fantasia dei bambini, cessando di essere un semplice dato geografico per tramutarsi in un luogo che diventa a tratti un rifugio protettivo o una minaccia spaventosa.

Questa operazione di trasfigurazione coinvolge in particolare la figura di Guelfo, che agli occhi dei bambini assume inizialmente i contorni terrificanti di un orco da fiaba – "quasi un Polifemo moderno", come lo ha definito lo stesso Cattani –, prima che la narrazione ne sveli la reale e complessa natura umana. L'intero impianto visivo ed emotivo è scandito da un netto colpo di scena centrale, studiato appositamente per spezzare la linearità del racconto e costringere lo spettatore a riesaminare l'intera vicenda sotto una luce completamente nuova.

La parte tecnica e il post-produzione del film sono state curate con estrema attenzione per assecondare l'atmosfera sospesa e drammatica della storia. Il montaggio è opera di Paola Freddi (A.M.C.), con la collaborazione di Francesco De Matteis, mentre l'impianto sonoro e le musiche originali sono stati interamente composti dal musicista Luca D'Alberto. L’opera ha beneficiato del contributo economico del Ministero della Cultura (MiC) attraverso la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, e dei fondi del Piano Azione Coesione (PAC).

Recensione di Io non ti lascio solo

Categorizzare non è sempre un bene, soprattutto quando si rischia che la caselle in cui si rinchiude qualcosa finiscano per ghettizzarlo, limitarlo nella percezione che se ne può avere. Lo notammo qualche anno fa a Cannes, con Il mio amico robot relegato a una fantomatica …

Perché ci piace

  • Andrea Matrone e Michael D’Arma offrono interpretazioni spontanee.
  • Fabrizio Cattani dirige con delicatezza, senza commettere l'errore di guardarli dall'alto in basso.
  • Il perfetto connubio tra l'avventura dinamica nei boschi e la profondità drammatica dell'elaborazione del lutto.

Cosa non va

  • Qualche passaggio che pecca di eccessiva linearità.

Cast di Io non ti lascio solo

Mimmo Borrelli
Mimmo Borrelli
Guelfo
Andrea Matrone
Andrea Matrone
Filo
Michael D'Arma
Michael D'Arma
Rullo
Judith Schiaffino
Judith Schiaffino
Amelie
Giuseppe Sgambellone
Giuseppe Sgambellone
Filo adulto
Lucrezia Calzoni
Lucrezia Calzoni
Amelie adulta
Pino Torcasio
Pino Torcasio
Custode canile
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