Zerovskij - Solo per amore

2018, Evento speciale

Zerovskij - Solo per amore: con Renato Zero il viaggio continua, la musica insegna

Per tre giorni (19, 20 e 21 marzo) nelle sale, grazie a Lucky Red, la versione cinematografica dello spettacolo proposto in dodici date da Renato Zero con la collaborazione di Vincenzo Incenzo. Abbiamo incontrato l'artista in occasione di un'affollata conferenza di presentazione nella Capitale.

Da sempre è un passo o due dinanzi agli altri, Renato Zero, e lui lo sa e se ne compiace. A sessantasette anni il cantautore romano non è stanco di osare, sperimentare, raccontare, e da questa voglia di mettersi di nuovo alla prova anche in barba alle aspettative dei suoi fan nasce Zerovskij, progetto ambizioso che include un doppio album di inediti, dodici concerti nelle più belle arene d'Italia, e infine questo film, in arrivo nelle sale in 250 copie per tre giorni, il 19, il 20 e il 21 marzo.

Zerovskij - Solo per amore: Renato Zero di spalle in un'immagine del documentario

Scritto e diretto dallo stesso Renato Zero in collaborazione con Vincenzo Incenzo, co-sceneggiatore e aiuto-regista, Zerovskij - Solo per amore è uno spettacolo totale, tra concerto, teatro, ballo e naturalmente cinema; l'artista si circonda di eccellenti interpreti e collaboratori che danno corpo alle malinconia, alla poesia, al romanticismo della sua musica, e a una visione desolata ma non disperata del nostro tempo.

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Uno Zero tra gli angeli

Zerovskij - Solo per amore: Renato Zero di spalle in un'immagine del documentario

Vivace e affollata la conferenza stampa romana per la presentazione del film, con il boss di Lucky Red Andrea Occhipinti impegnato personalmente a presentare l'ospite d'onore, che ha fortemente voluto questo esito cinematografico per il suo progetto. "Era nell'aria - ci dice l'artista - era ora di uscire dalla costrizione dei cinque minuti a canzone, alle playlist inchiodate sempre sulle solite canzoni di maggior successo, c'era bisogno di offrire pane fresco al popolo di zerofolli. Con questo progetto ho guadagnato personalmente una pizza e una birra, ma che soddisfazione è stata fare lavorare centinaia di persone, andare in giro con questi tir carichi di umanità, rispetto e stima: il personale tecnico, ma anche gli attori, i musicisti, i dodici ragazzi del corpo di ballo. Questa convivenza straordinaria mi ha permesso di non faticare affatto come sembrano suggerire le immagini del film. Ci sono anche state amiche le stelle di Verona: quel giorno c'era un cielo arrabbiatissimo, poco prima dell'inizio dello spettacolo si è aperto uno squarcio di azzurro proprio sopra l'Arena. Si vede che l'Altissimo, con tutta la promozione che gli faccio, ritiene di dovermi qualche riguardo. Avrete anche notato che qualche telecamera era un po' basculante: è che non eravamo sicuri di poter filmare e le abbiamo piazzate sette minuti prima che si alzasse il sipario. Questi sono i miracoli. Sono felice di essere ancora libero nella mia vita artistica e di poter raggiungere le persone fragrante e sincero, con la vitalità di questi sessantasette anni che, tutto sommato, sono un ottimo bilancio."

Ma davvero hai guadagnato una pizza e una birra? I concerti sono stati tutti abbondantemente sold out.

Zerovskij - Solo per amore: Renato Zero di spalle in un'immagine promozionale del documentario

Renato Zero: Ho rinunciato al compenso. Mi è capitato a volte di andare anche in TV a fondo perduto, per fare un regalo al mio pubblico. Noi artisti non possiamo sempre pretendere di battere cassa!
A maggior ragione se i risultati sono questi: a volte per avere la qualità devi rinunciare al piatto. E davvero non poteva andare meglio di così.
Anzi Zerovskij non si accanna, stiamo scrivendo la seconda parte. Mica in alta velocità. Con i treni ad alta velocità non ti godi il panorama.

Sul serio? Zerovskij, il sequel?

No, che siete matti, era una battuta. Tutto questo lo abbiamo fatto in sei mesi. A parte le musiche era erano già scritte il resto lo abbiamo fatto in sei mesi. La collaborazione di Vincenzo alla sceneggiatura ha accelerato i tempi, ma anche lavorando a quattro mani abbiamo dovuto lavorare pure di notte. Per arrivare a fare quei dodici concerti abbiamo superato noi stessi come impegno fisico e mentale. Certo, vedendo questi risultati un po' mi viene la voglia di mantenere in vita Zerovskij. Ve lo confesso, sono emozionato. Ho sessantasette anni e l'Italia non è il meraviglioso paese in cui speravo di vivere in questa fase della mia vita, ma c'è ancora tempo e voglia per lavorarci.

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La missione di Zerovskij

Eppure il tuo pubblico inizialmente ha faticato a capire e ad abbracciare questo progetto.

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Sì, si sono opposti ma poi si sono pentiti quando hanno visto che li aspettavamo sotto casa... no, sto scherzando. Sono stati costretti a comprendere che andava fatto. Quando un artista annuncia qualcosa di nuovo che non è legato a logiche di mercato bisognerebbe fidarsi, non per sudditanza ma per rispetto che il rischio che sceglie di correre quando potrebbe continuare a cantare I migliori anni della nostra vita. Ho avuto ragione a rischiare, come ho avuto ragione con i lustrini e le paillettes quando ero giovane, come ho avuto ragione a cantare Vecchio a quarantun anni. Nella mia vita sono stato tante cose, ballerino, fantasista, ho partecipato alla versione italiana di Hair, ho lavorato alla rock opera di Tito Schipa jr., e con Zerovskij affronto un po' tutte queste esperienze.

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Vincenzo Incenzo, lei ha collaborato alla sceneggiatura e quindi alla creazione di questi personaggi larger than life, Amore, Odio, Morte, Tempo... come avete ottenuto la naturalezza con cui queste personificazioni tengono la scena?

Vincenzo Incenzo: Credo che questa naturalezza si debba alla capacità di Renato di leggere nelle cose. Lui aveva già immaginato tutto di queste personificazioni dei concetti e dei sentimenti. Come molti di voi anche io seguo il lavoro di Renato Zero da trentacinque anni e mi ha sempre colpito la sua capacità di mettere insieme il grande e il piccolo - come dice un verso dello spettacolo, "gli spermatozoi e il cielo" - Il piccolo e il grande, l'alto e il basso, il tragico e il divertente. In questo caso mi ha portato con sé in un vero e proprio cammino di conoscenza. Abbiamo affrontato, con il sorriso sulle labbra, temi molto seri come la violenza sulle donne, l'eutanasia, la malattia, l'abbandono. Visivamente è uno spettacolo quasi circense, ma c'è di che riflettere sulla nostra condizione. Una condizione in cui "per la comodità abbiamo rinunciato alla libertà". Renato Zero ha sempre saputo veicolare messaggi importanti come questo attraverso un'arte popolare e con leggerezza, ma la sua profondità è pari a quella di intellettuali e scrittori famosi e questo gli va riconosciuto.

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Renato, molti dei tuoi estimatori vorrebbero da te un progetto biografico, li accontenterai?

Renato Zero: Io credo che non sia il caso di celebrare ulteriormente Renato Zero, già c'è il fatto di essere riuscito a esistere a rendergli giustizia. Il Renato Fiacchini stradaiolo sarebbe bello raccontarlo, ma in questo particolare momento storico improntato all'artificio, se racconti la verità nessuno ti crede. Tutti esagerano, tutti mentono. Io preferisco ridimensionarmi, anche le mie sofferenze e la mia solitudine. Le mie sofferenze e la mia solitudine mi hanno rotto i coglioni, soprattutto considerato il fatto che sono riuscito a creare Renato Zero.

Ma chi è veramente Zerovskij? Un sacerdote, un ribelle, un poeta?

Io credo che ci siano più Zerovskij capostazioni di quanto non s'immagini. Non fanno parte di quella rete di abusi e clientele che è la politica. Fisiologicamente Zerovskij è un anarchico, suo malgrado è un angelo, uno che non si è mai concesso a piaggerie verso la vita o il padreterno. Celebrare Zerovskij significa rivalutare le incertezze delle persone che davvero lavorano, che si fanno un mazzo così per proteggere i deboli e le famiglie. Liberate Zerovskij!

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