Sherlock Holmes è una figura letteraria che è sempre andata estremamente d'accordo con il cinema e la televisione. Spesso ritratto in maniera un po' stereotipata, anche se mai uguale alla precedente, il detective conferma il fascino che continua a esercitare su pubblico e registi nel corso dei decenni, dimostrando quanto il personaggio ideato da Arthur Conan Doyle sia ancora interessante da raccontare.
Guy Ritchie è annoverabile tra i cineasti affascinati dal suo carisma e, dopo i due film del 2009 e 2011 con protagonista Robert Downey Jr. nei panni dell'iconico investigatore, ecco che arriva una nuova, più giovane incarnazione dell'inquilino di Baker Street. Young Sherlock, serie tv disponibile dal 4 marzo su Prime Video, si ispira ai romanzi di Andrew Lane e mostra le avventure giovanili di Holmes in una Oxford rigida e classista, dove gli interessi economici prevalgono sulla cultura.
Guy Ritchie: un detective a Oxford
Sherlock ha 19 anni ed è finito in prigione nel tentativo di imparare la nobile - si fa per dire - arte del borseggio. Stufo delle bravate del fratello, Mycroft Holmes lo fa uscire di cella intimandogli di seguirlo per frequentare la prestigiosa università di Oxford. Sherlock, però, non ci andrà in veste di studente, bensì di garzone. Tra valigie da portare e stanze da pulire, il giovane investigatore in erba troverà comunque il modo di mettersi nei guai: dopo aver conosciuto il coetaneo James Moriarty, infatti, viene ingiustamente accusato del furto di un prezioso manufatto trasportato da una misteriosa principessa venuta dalla Cina. Tra complotti, omicidi e depistaggi, le indagini prenderanno direzioni inaspettate coinvolgendo, in qualche modo, anche un mistero legato a un tragico evento della famiglia Holmes.
Il tocco inconfondibile di Guy Ritchie
Young Sherlock è una serie che tenta di rimanere nei ranghi dello young adult ma che, grazie al cielo, spazia tra il mystery, l'action e le classiche dinamiche del giallo con quella maestria a cui Guy Ritchie ci aveva abituato nelle sue due pellicole precedenti: Sherlock Holmes e Sherlock Holmes: Gioco di Ombre. Questa produzione, infatti, seppur episodica, ha molto in comune con quei titoli: ne condivide i toni, lo spirito, la scelta delle musiche e l'inconfondibile cifra stilistica del regista. La narrazione prende così un ritmo frenetico che non molla lo spettatore nemmeno per un secondo, in un turbinio di situazioni e snodi di trama che si susseguono senza sosta. Un'escalation che funziona alla perfezione nel rendere il crescendo di una serie che, in più di un momento, cerca di sfuggire a quelle logiche seriali che sempre più spesso le piattaforme sembrano imporre.
La chimica tra Sherlock e Moriarty
A funzionare, però, sono ovviamente anche e soprattutto i personaggi: vedere uno Sherlock Holmes giovane e inesperto è di sicuro interessante, anche se si perde inevitabilmente qualcosa dello spirito originario del personaggio maturo. Hero Fiennes Tiffin tratteggia infatti un detective in erba che possiede le peculiarità scritte da Conan Doyle solo in fase embrionale. Il suo rapporto con il James Moriarty di Dónal Finn, però, è perfetto: i due formano una coppia convincente e inarrestabile, con un'alchimia innegabile che buca lo schermo e coinvolge. La caratterizzazione di ciascun personaggio sembra curata con attenzione, anche se per alcuni ruoli secondari si è ceduto un po' troppo a stereotipi che, comunque, ben si adattano a quel tono sempre sopra le righe tipico di Ritchie.
Una scelta delle musiche irresistibile
Il regista ci ha poi sempre viziati con colonne sonore irresistibili e per questa serie sceglie di non tradirsi, proponendo una playlist che siamo sicuri entrerà nei vostri ascolti quotidiani. Dai Kasabian con la loro Days Are Forgotten, scelta come opening, fino agli iconici The Cure, passando per tanti altri brani che conferiscono alla serie un'anima pop assolutamente accattivante. Young Sherlock è quindi un prodotto divertente, adatto a un vasto pubblico, capace di coniugare intrattenimento e riflessione tenendo stretta quell'apparente leggerezza di cui, a volte, sembriamo aver bisogno.
Conclusioni
Guy Ritchie torna nell'universo di Baker Street con Young Sherlock, infondendo alla serie il suo inconfondibile stile frenetico e una colonna sonora dall'anima rock e pop. Pur toccando corde Young Adult, lo show è in grado di convincere grazie al ritmo incalzante, alla scrittura dei personaggi e all'ottima chimica tra i protagonisti, specialmente tra il detective in erba di Hero Fiennes Tiffin e il giovane Moriarty di Dónal Finn. Il risultato è un prodotto di intrattenimento puro, divertente e visivamente accattivante, che riesce a sfuggire alla banalità delle solite logiche seriali.
Perché ci piace
- Lo stile di Guy Ritchie e il tono generale della serie.
- La scrittura dei personaggi.
- La scelta delle musiche e la colonna sonora.
- Il cast ben affiatato.
Cosa non va
- Qualche stereotipo di troppo.
- L'inesperienza del giovane Sherlock potrebbe far storcere il naso ai puristi del personaggio.