X-Files

1993 - 2018

X-Files 11: un secondo episodio tra (auto)ironia e una voce dal passato

Un secondo episodio più brillante della premiere, autonomo ma in qualche modo coerente con lo sviluppo della stagione, che ci regala anche il ritorno di una vecchia conoscenza dei fan della serie.

X-Files: David Duchovny e Gillian Anderson in una scena dell'episodio "This"

Come per ogni titolo che sia diventato iconico e di culto, essere X-Files porta con sé una grande pressione. E riportare in onda un cult del passato, riproporne personaggi e temi dopo così tanti anni, deve essere un compito che catalizza e canalizza questa pressione al suo massimo, rischiando di pregiudicare il risultato finale dell'operazione che si sta compiendo. Un'ansia da prestazione che ci sentiamo di scorgere nella premiere della stagione 11 così come in tutto il ciclo My Struggle di cui fa parte, densi di eventi e informazioni, di mitologia e twist.

È forse per questo motivo che hanno funzionato e funzionano, fin qui almeno, gli episodi non firmati dal papà di X-Files, Chris Carter, che hanno avuto ed hanno un approccio più giocoso e disimpegnato a quello che era e che ancora può essere la serie con protagonisti Mulder e Scully. Ce lo conferma Simulazione (This nell'originale inglese), che affronta con piglio brillante l'idea da cui nasce, confezionando un episodio autonomo che riesce a riprendere ed inglobare alcuni spunti messi in piedi nel corso della premiere. Ne parliamo a seguire, ma è d'obbligo un avvertimento: ci sono spoiler sul secondo episodio della stagione 11.

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X-Files: una scena con David Duchovny e Gillian nell'episodio "This"

Una chiamata dal passato

X-Files: David Duchovny nell'episodio "This"

Simulazione apre su una serata tranquilla, con i nostri pigramente affondati nel divano davanti alla TV quando al cellulare di Mulder arrivano strani messaggi. Il tempo di capire che quello che appare tra i disturbi è una vecchia conoscenza degli agenti e degli spettatori, quel Langley appartenente al gruppo dei Pistoleri solitari, ed in casa fanno irruzione tre uomini armati, pronti ad arrestare i due agenti che però riescono a scappare. In fuga e con qualche aiutino da parte di Skinner, Mulder e Scully si ritrovano a seguire le tracce lasciate loro da Langley, che li conducono dal cimitero di Arlington in cui l'ex Pistolero Solitario è sepolto ad una struttura della sicurezza nazionale chiamata Titanpointe, dove risiedono dei potenti server in cui sono immagazzinate le coscienze di grandi menti del passato usate come schiavi. Inutile dire che i due agenti degli X-Files devono disconnettere i server e liberare i prigionieri virtuali.

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I tempi sono cambiati

X-Files: una scena dell'episodio "This"

Non siamo più negli anni '90. Lo dicevamo la scorsa settimana commentando la premiere ed i suoi riferimenti al mondo cospirazionista che ci circonda, riflettendo su come uno show come quello di Carter possa adattarsi alle peculiarità dei tempi moderni. La risposta arriva a pochi giorni di distanza, grazie allo script di Glen Morgan, qui anche regista, che fa suo questo tema e lo sfrutta a livello narrativo: in più di un'occasione i dialoghi tra i due agenti protagonisti sottolineano le differenze del mondo odierno rispetto a quello passato e la maggior complessità dei tempi in cui viviamo. Un contrasto che è perfettamente incarnato dal messaggio di Langley, da quella che appare come una chiamata dal passato che guida i nostri eroi nel presente.

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La coppia d'oro di X-Files

X-Files: Gillian Anderson e David Duchovny nell'episodio "This"

Mulder e Scully si muovono nel contesto di una storia dai tratti seri e potenzialmente cupi che affronta il tema della vita dopo la morte, ma le situazioni che li coinvolgono si colorano di brillante ironia: non si arriva agli estremi della lucertola mannara (né a quelli di un altro episodio di Darin Morgan che vedremo di qui a due settimane), ma il tono di Simulazione trova in questa sua leggerezza la chiave per adattare, e rendere moderni, gli X-Files, creando un buon equilibrio tra serietà dell'argomento trattato, (auto)ironia ed una discreta dose d'azione, a cominciare dalla ben coreografata irruzione in casa dei sue protagonisti. Lo fa con sicurezza e consapevolezza di quello che la serie è stata e può essere, ma soprattutto grazie alla preziosa e sempre più viva intesa tra David Duchovny e Gillian Anderson, che ci regalano almeno un paio di dialoghi di rara alchimia (su tutti quello travolgente al cospetto della tomba di Langley), al livello di quelli che hanno fatto la differenza all'epoca della programmazione originale, rendendo la serie di Carter il fenomeno che è stato.

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Antonio Cuomo
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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