Willem Dafoe: "Il cinema ha un potere speciale che la tv non ha"

Dopo 40 anni di carriera, Berlino omaggia la star con un Orso d'oro e lui coglie l'occasione per parlare del mestiere dell'attore e difendere Lars Von Trier.

Orso d'oro alla carriera meritatissimo, dopo 40 anni di cinema e teatro Willem Dafoe continua a conservare l'approccio al cinema di un neofita. Umile, pronto a imparare da ogni esperienza, legato alle sue origini teatrali, l'attore si è dimostrato orgoglioso del premio assegnatogli dalla Berlinale, lamentandosi, però, di sentirsi ancora "troppo giovane" per questo tipo di riconoscimento. L'età sembra essere il tallone d'Achille dell'attore che alla parola "vecchio" si agita scherzosamente, il tutto senza mai perdere il sorriso.

Berlino 2018: un sorridente Willem Dafoe in conferenza

Dafoe, attualmente, è candidato all'Oscar come miglior attore non protagonista per la bella performance in Un sogno chiamato Florida, che ammette di aver amato molto perché "è un piccolo film fatto in modo neorealistico, mescola attori veri e non protagonisti in modo fantastico, attori bambini. E' ambientato in un posto reale in cui vivono persone in difficoltà economica, è il ritratto di una società. La gente del posto ci ha aiutato a fare il film, da loro ho imparato molto". Parlando della scelta dei ruoli, Dafoe specifica di essere attratto da un cinema "autoriale, legato al regista. Di un progetto ad attrarmi sono i registi ad attrarmi, non so cosa farà un personaggio finché non lo interpreto. Amo le situazioni che mi portano fuori dalla norma, luoghi strani, location particolari. Il mio ruolo è l'ultima cosa a cui penso, mi affido nelle mani del regista e mi lascio guidare per approdare a nuove possibilità e nuove storie. Voglio farmi sorprendere". Quando gli viene chiesto quanto spesso riguarda i suoi film, Dafoe confessa: "Guardo i film quando escono perché ne devo parlare e devo sapere che cosa è venuto fuori, ma poi non mi riguardo. Se i miei film appaiono in tv dopo 5 minuti spengo".

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Il mestiere del camaleonte

Berlino 2018: Willem Dafoe sorride in conferenza

Da Cristo a Max Schreck, dal Sergente Elias di Platoon al protagonista del perverso Antichrist, Willem Dafoe ha attraversato il cinema cambiando pelle costantemente, senza timore di osare in ruoli estremi. "E' stato facile interpretare Max Schreck, l'interprete di Nosferatu, perché avevo un modello a cui ispirarmi. La trasformazione fisica è stata tale da permettermi di calarmi completamente in un'altra persona. Riguardo a Gesù... è complicato". La carriera di un attore è fatta anche di rifiuti e rinunce, ma quando viene chiesto a Dafoe quali sono i no più importanti che ha detto, lui ammette di essere in difficoltà e spiega che un attore "non deve fare preferenze. Io amo il mio lavoro e non faccio paragoni, sarebbe troppo deprimente. Sono bravo ad archiviare un'esperienza, quando ho finito di girare vado avanti".

Berlino 2018: Willem Dafoe sul red carpet

Quale è il segreto di questa capacità camaleontica di cambiare costantemente? Willem Dafoe non pensa di averne uno e ammette di non vedere se stesso come un interprete. "Per me l'importante è 'abitare' il personaggio, la creatura, l'animale o la cosa che mi viene affidata. Mi piace essere un colore nella tavolozza, cerco di abbandonare la mia identità e questo mi rende più flessibile di altri attori". L'attore aggiunge di prendere in considerazione ogni tipo di ruoli e non avere pregiudizi, ma ammette di essere restio a lavorare in televisione. "Non sono attratto dalla tv, credo che ci sia una grande differenza col cinema. Ultimamente molto energie e risorse sono finite in produzioni televisive, ma per me è importante trovare opportunità nei film, hanno uno speciale potere che la tv non ha quasi mai. Il cinema conserva mistero, poesia, è ossessionato dalla narrazione, e ha un target più popolare della tv".

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Un divo old fashion

Berlino 2018: Willem Dafoe in conferenza

In 40 anni di carriera, Willem Dafoe ha attraversato le trasformazioni vissute da Hollywood e anche se il cinema indie lo attratto spesso, ha un'idea chiara sulla Mecca del Cinema. "Non mi aspettavo niente da Hollywood perché per me fare l'attore voleva dire lavorare a teatro. A un certo punto qualcuno mi ha visto e mi ha chiesto di fare un film. Hollywood è cambiata tanto, ma è impossibile spiegarlo in due parole. Se fossi uno scrittore ci scriverei un libro sopra. Fare un film, con le nuove tecnologie, è diventato molto più semplice, ma la distribuzione ora è molto più ardua, è frammentata".

Berlino 2018: Willem Dafoe e sua moglie sul red carpet

La sua disponibilità ad accettare nuove sfide e a provare nuove esperienze ha spinto Willem Dafoe a partecipare anche a un video gioco, ma quando si tratta di riflettere sulle nuove tecnologie il divo si definisce "old fashion". "Non sono cresciuto nell'epoca dell'interattività perciò è qualcosa su cui non ho un'opinione precisa. Chiamatemi arretrato, ma io sono ancora affezionato all'idea di un gruppo di sconosciuti che entra in una stanza buia, guarda uno schermo e fa accadere una magia. Mi fa impazzire uscire per le strade e vedere tutti con la testa immersa nel telefono, incapaci di guardarsi intorno. E' una tragedia moderna." Parlando di registi, è inevitabile un accenno a Lars von Trier, con cui Willem Dafoe ha lavorato in Antichrist e Nymphomaniac - Volume 2. "Mi piacciono i registi personali e Lars Von Trier lo è, ha un gran senso del cinema, è uno dei migliori. Ho avuto due esperienze con lui e sono state molto positive. Lars ti offre ruoli interessanti, ti spinge a superare i tuoi limiti, lo trovo un grande artista. Voglio sfatare un mito. Con me Lars è stato adorabile, io non lavoro bene con le persone che mi maltrattano".

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