Tredici 3, la recensione: il teen drama Netflix e tanti, troppi segreti

La recensione di Tredici 3: il teen drama di Netflix non riesce a sottolineare le insidie dell'adolescenza perdendosi in una sceneggiatura confusa.

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Tredici: Dylan Minnette in una foto della terza stagione della serie

Prima di iniziare questa recensione di Tredici 3 bisogna fare un passo indietro per chiarire il punto di partenza. Le 13 cassette ( e 13 episodi) che nella prima stagione della serie Netflix svelavano, attraverso la voce della suicida Hannah Baker (Katherine Langford) le ragioni del suo gesto, erano risultate in una serie apparentemente analogica che in poco tempo aveva brillato per la capacità di illustrare con astuzia, realismo e luccichio teen, le insidie e le difficoltà dell'essere un adolescente in questi anni tra violenze, bullismo, molestie, insicurezze. Per questa sua caratteristica unica in contenuto ma soprattutto forma, la seconda stagione non era stata accolta con entusiasmo. Nonostante ciò, il fantasma di Hannah Baker, aleggiando nella vita di Clay (Dylan Minnette), il protagonista a tutti gli effetti della serie, aveva permesso che gli eventi della prima stagione venissero analizzati da tutte le angolazioni e i punti di vista, grazie anche al processo voluto dalla madre di Hannah, riuscendo seppur con molta lentezza e stiracchiamenti vari, a instillare una gigante riflessione sui comportamenti ed i segreti dell'essere umano, spaventando e tanto, sia gli spettatori adolescenti che i loro genitori.

È qui che la terza stagione di Tredici non riesce a tenere il punto, pur portando avanti con crudezza, quel discorso generale iniziato chiaramente nella stagione 2, dimostrando che nessuno è linearmente buono o cattivo, che non è tutto bianco o nero e che bisogna ascoltare e osservare gli altri nella vita. In questa dimostrazione però, Tredici si perde in una moltitudine di plot twist, di segreti, colpi di scena che confondono, appesantiscono e distraggono dai temi veramente importanti. C'era veramente bisogno che il villain Bryce Walker (Justin Prentice) facesse una brutta fine, come mostrato nel trailer? L'indagine sulle infinite direzioni che un essere umano può prendere nella vita sarebbe stata 13 volte più interessante.

La new entry

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Tredici: il poster della terza stagione dedicato ad Ani

Chi ha seguito la prima stagione sa che per funzionare Tredici ha bisogno di un narratore, di un voice over e di un punto di vista attraverso il quale guardare agli eventi. Da Hannah Baker a tutti i suoi ex amici e conoscenti si arriva ad Ani, la ragazza nuova, figlia della badante del nonno di Bryce Walker e per caso accolta nel gruppo di Clay, Justin, Jessica e tutti i protagonisti delle stagioni precedenti. L'idea di introdurre all'interno del sistema qualcuno che non ha vissuto gli eventi caratterizzanti l'anno precedente conferisce la giusta ventata di aria fresca poiché dona nuova luce a Clay e persino al cattivissimo Bryce Walker.

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Tredici: una foto tratta dagli episodi inediti della serie

Il trailer inganna un po' lo spettatore facendogli pensare che la terza stagione di Tredici inizi con l'omicidio di Bryce ma la serie invece si prende il suo tempo per arrivare a questa morte e intanto prova a riprendere le fila delle troppe storie che si era lasciato dietro alla fine della seconda stagione. Su Ani la stagione punta per riscoprire ciò che è successo, per far forse innamorare Clay, per supportare la rinascita di Jessica, per garantire a Tyler un amico in più dopo la tentata e mancata strage e per mostrare a tutti come anche un mostro come Bryce possa non esserlo veramente.

Il cattivo può redimersi?

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Tredici: una foto del funerale di Bryce

Chi è Bryce Walker veramente oltre a come è stato descritto dalle sue terribili azioni, dal bullismo, dalle ragazze che ha stuprato e di cui ha abusato mentalmente e fisicamente? Quasi respingendolo, tornando con la mente alla meschinità e inumanità delle sue azioni, lentamente accogliamo l'idea che tutto il suo essere possa essere frutto di un percorso di vita pieno di esempi negativi: un nonno maschilista, misogino e autoritario, un padre assente, materiale e donnaiolo, una madre legata alla forma e incapace di donare tenerezza, cura, sicurezza. Bryce Walker è un villain poiché non gli sono mai stati dati gli strumenti per non esserlo e se questo non giustifica le sue azioni, è sicuramente un punto di partenza per redimersi, cambiare, combattere contro se stesso e la sua mente malata. Se questo scavare nel lato "buono" del male è uno dei punti di forza della terza stagione, l'omicidio di Walker è funziona come un energy drink con l'amaro in bocca per come il personaggio interpretato da Justin Prentice si sarebbe potuto evolvere o involvere.

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I segreti, le maschere, l'eroe

Sappiamo veramente di cosa siamo capaci? Si chiede Ani ad un certo punto della sua narrazione/confessione. Tutti al liceo Liberty High hanno segreti, tutti indossano delle maschere e tutti avrebbero avuto delle buonissime ragioni per colpire a morte Bryce Walker. Nemmeno l'eroe, Clay, colui che ha avuto il coraggio di tener testa ad una scuola intera, ai colpevoli del suicidio di Hannah, ai rimorsi e rimpianti del suo rapporto con lei e infine l'unico che ha sventato una carneficina al ballo di fine anno, può sottrarsi alle sue passioni, al giudizio degli altri e al dover sempre essere fedele al ruolo che ha scelto per se stesso.

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Tredici: una foto dei protagonisti della terza stagione
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Tredici: una foto di Jessica

L'idea che sia difficile, fin dall'adolescenza, separare la vita pubblica da quella privata e che essere se stessi è impresa rara a compiersi, è il messaggio migliore della terza stagione, inficiato però da una moltitudine di colpi di scena, dai troppi segreti, incastri e storie. Si fatica ad estrapolare il grigio dal nero e dal bianco che non ci sono più, non sono mai esistiti. Le dosi con cui ci vengono somministrate le cose sono sempre eccessive: troppa violenza, troppo dramma alla Liberty High che seppur microcosmo, non riesce a contenere tutte quelle piccole grandi tragedie.

L'orrore dell'adolescenza

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Tredici: due dei protagonisti in una foto della terza stagione della serie

Tredici 3 risolve i dubbi, chiude il cerchio e rimette a posto i pezzi in attesa della già annunciata stagione finale, la 4. Con il pregio dell'aver trattato, senza abbellimenti, temi scomodi come stupro, abuso, aborto, suicidio, droga e bullismo, ha anche peccato un po' di bulimia, esasperando tutto per poter parlare di tutto. Il risultato è una stagione che lascia ancora un po' di voglia di una chiusura definitiva ma che spaventa e angoscia forse fin troppo. Chi è stato un adolescente controverso o confuso ( si faccia avanti chi non lo è stato) non vede l'ora che quella indotta adolescenza finisca nuovamente, chi è adolescente e guarda Tredici, rischia di vedere la propria realtà in maniera molto più buia di quanto non sia. Gli autori di Tredici sembrano voler correre questo rischio, affrontandolo dall'inizio, con l'invito degli attori agli spettatori più giovani di guardare la serie con un adulto e parlare, discutere e confrontarsi. Speriamo funzioni per scuotere le coscienze.

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Conclusioni

Dalla nostra recensione di Tredici 3, risulta chiaro che la serie sa bene quali sono i temi adolescenziali giusti da affrontare e quale siano i punti di vista per analizzarli ma si perde in molte chiacchiere. L’entrata in scena della nuova entry Ani come voce narrante ed esterna al gruppo consolidato delle prime due stagioni funziona per rivedere tutto sotto una luce diversa e per riscoprire, anche se conflittualmente, anche i lati positivi di un cattivo e la sua possibile redenzione. I troppi segreti, drammi, colpi di scena e incastri però non lasciano il giusto respiro per concentrarsi e diventano quasi assillanti. La quarta stagione già annunciata potrebbe riuscire a scremare e rimediare al caos, staremo a vedere.

Movieplayer.it
3.0/5

Perché ci piace

  • L’idea della new entry/voce narrante con uno sguardo fresco sulle vicende passate regala un punto di vista diverso sui protagonisti e genera quesiti stimolanti.
  • Sottolinea e dimostra efficacemente che le sfumature contano e che il mondo non si divide tra buoni e cattivi.

Cosa non va

  • I troppi colpi di scena, drammi e segreti confondono, distraggono dai temi portanti e angosciano.
  • La morte di Bryce Walker è una soluzione narrativa promozionalmente efficace ma vederlo vivo sarebbe stata una sfida ancor più entusiasmante.