Torino Film Festival 2018: cinema vs. Apocalisse

Un primo sguardo alla selezione del Torino Film Festival 2018, da anni una delle manifestazioni cinematografiche più interessanti in Italia.

Anche quest'anno ci troviamo a introdurre un'edizione del Festival del Cinema di Torino 2018 così ricca e bilanciata che è difficile anche decidere da dove iniziare a commentare. La direttrice del festival Emanuela Martini, parlando per lo più della sezione competitiva Torino 36, dice di non leggere tendenze ma solo una grande eterogeneità (film "da festival" accanto ai film di genere, tanti stili e tematiche anche antitetici), ma a noi una tendenza sembra di vederla: è l'Apocalisse, al centro della selezione documentaristica curata da Davide Oberto ma protagonista anche di diverse opere incluse in After Hours, e in fondo infiltrata nell'intero organismo di questa creatura che ci aspetta sotto la Mole Antonelliana dal 23 novembre al 1° dicembre.

Torino

D'altronde non serve guardare al programma del Festival di Torino per esplorare l'Apocalisse, basta sintonizzarsi sul telegiornale: carestie, conflitti, migrazioni, paura e intolleranza, e, sopra ogni cosa, le drammatiche e imminenti conseguenze del cambiamento climatico. Eppure non ci arrendiamo, né si arrendono i selezionatori del festival piemontese, che cercano le responsabilità, le soluzioni, e una speranza in fondo al vaso. L'inferno è già qui, ma come diceva Italo Calvino ne Le città invisibili, possiamo "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."

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Racconti del presente e tuffi nel passato

Ride Valerio Mastandrea Set

Il cinema, che non è inferno, dialoga con se stesso tra passato e futuro nella sua indagine del mondo e dell'esperienza di questa specie così diversa dalle altre, autocosciente, creativa, e condannata; tanti registri e tanti scenari, quindi, nella selezione competitiva che include quindici film, tutte opere prime e seconde, più un'opera terza.
Uno il film coi colori italiani: è Ride di Valerio Mastandrea, della cui inclusione nel concorso torinese si parlava già da qualche mese.

The Frontrunner Hugh Jackman

Festa Mobile è come sempre una vertiginosa scorpacciata di cinema, e Martini parla diffusamente dei due film di apertura e chiusura, ovvero The Front Runner: Il vizio del potere di Jason Reitman, che recupera la vicenda dell'ex candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Gary Hart "con uno stile che fa in più momenti pensare a Robert Altman" (e con Hugh Jackman), e Santiago, Italia, il documentario firmato dal grande Nanni Moretti che parla delle settimane successive al golpe militare in Cile e del lavoro dell'ambasciata italiana di Santiago per accogliere e salvare le persone in fuga dal regime di Pinochet.

Ash is Purest White: un'immagine tratta dal film

Da segnalare in questa sezione anche Ash Is Purest White, il film già presentato in concorso a Cannes da Jia Zhang-ke, presidente della giusta internazionale di Torino 36 (al suo fianco Marta Donzelli, Miguel Gomes, Col Needham e Andreas Prochaska). Una giornata intera sarà dedicata al cinema di Ermanno Olmi mentre un altro nostro amato cineasta, Pupi Avati, sarà il guest director di questa edizione della kermesse sabauda: la sua selezione, Unforgettables, è pensata sul pentagramma e all'insegna del jazz e dello swing.

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Due retrospettive maudit

Una scena tratta da L'occhio che uccide

C'è ovviamente molto, molto altro da scoprire anche nelle affascinanti sezioni curate da Davide Oberto e Massimo Casio, ma per i cinefili saranno particolarmente appetibili le due retrospettive dedicate a Jean Eustache ("una retrospettiva completa, una cossa di cui siamo grati e orgogliosi", sottolinea Martini) e al sodalizio tra gli "Arceri" Michael Powell e Emeric Pressburger. Se Eustache, figlio rinnegato della Nouvelle Vague, era un cineasta maudit, "in un certo senso lo sono anche i britannici Powell & Pressburger, sperimentatori e provocatori invisi alla critica del tempo", ci racconta la direttrice. Maudit sì, ma, anche loro, antidoto per l'inferno: una buona occasione davvero, questo festival, per riconoscere, curare e dare spazio a ciò che ci redime. Complimenti ai curatori, buone visioni e buon trentaseiesimo Torino Film Festival.

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