The Night Manager 2 e il ritorno di Tom Hiddleston: "Una serie che smaschera la vera identità delle nazioni"

"La seconda stagione? Un desiderio di John le Carré". L'incontro - via Zoom - con il protagonista della serie Prime Video. In streaming dall'11 gennaio.

Tom Hiddleston in una scena di The Night Manager 2

Dopo quasi un decennio di attesa ritorna The Night Manager. Una seconda stagione più ambiziosa, più politica e più complessa. Al centro di tutto c'è ancora Tom Hiddleston, che torna a vestire i panni di Jonathan Pine, ex soldato, ex direttore d'albergo e spia (riluttante). "Il punto chiave dello show? È proprio il tempo: sono passati dieci anni", dice Hiddleston, incontrando la stampa via Zoom. "Non solo per il pubblico, ma per noi, per il mondo e per Jonathan Pine. Tutti siamo più vecchi. E sperabilmente, un po' più saggi".

The Night Manager 2 Colombia Scena
Tom Hiddleston e Diego Calva in scena

Creata e prodotta da David Farr e diretta interamente dal vincitore del BAFTA, The Night Manager 2 è su Prime Video dall'11 gennaio. Nemmeno a dirlo, una stagione incredibilmente attuale. Intrighi, nuovi nemici, vecchi personaggi e un contesto geopolitico incandescente: Pine si ritrova nientemeno che in una Colombia profondamente destabilizzata.

La prima stagione di The Night Manager, tratta dal romanzo di John le Carré, è stata un importante evento televisivo: premi, consensi e un'interpretazione di Hiddleston che ha ridefinito il suo percorso attoriale, lontano (almeno momentaneamente) dai blockbuster Marvel. Insomma, tornare non era scontato. "Non aveva senso farlo se non pensavamo di poter fare meglio", spiega l'attore. "Dovevamo essere più audaci, più profondi, più coraggiosi. E questo comportava dei rischi. Costi maggiori, ambizioni più alte. Ma anche la possibilità di creare qualcosa di davvero memorabile".

The Night Manager 2: Tom Hiddleston racconta la serie

Prime Video The Night Manager 2 Scena Serie
Una bollente scena di The Night Manager 2

Il progetto ha ricevuto una spinta decisiva, ovvero una benedizione simbolica ma fondamentale: quella di John le Carré, scomparso nel 2020. "Prima di morire, espresse una profonda fiducia nei suoi figli, Simon e Stephen Cornwell. Disse che, secondo lui, ci sarebbe dovuto essere un altro Night Manager. Questo ha significato molto per tutti noi". Del resto, per Hiddleston "la prima serie è stata una delle esperienze creative più appaganti". Per l'attore, "Il materiale, le persone, tutto era straordinario. Jonathan Pine è un personaggio complesso e profondo, e volevo tornare a interpretarlo solo se fossimo stati in grado di eguagliare o superare lo standard precedente. Dovevamo essere più grandi, più coraggiosi, più profondi e più audaci. Ed è stato così: un'altra esperienza indimenticabile".

Jonathan Pine, dieci anni dopo

Il Pine che ritroviamo nella seconda stagione non è più un infiltrato inesperto. È un uomo che conosce il prezzo del compromesso, ma ha trovato - almeno all'inizio - una certa tranquillità. "Il corpo tiene il conto", dice Hiddleston, citando un concetto che ha guidato la sua interpretazione. "Pine ha vissuto il trauma, la violenza, il peso morale delle sue azioni. È una persona estremamente controllata, ma ogni tanto quella facciata si incrina e si intravede il fuoco che arde sotto". Quel fuoco è ciò che rende il personaggio irresistibilmente tragico. "Ha ucciso. Ha amato. Ha perso. E queste non sono esperienze che svaniscono. Si accumulano, ti seguono nei sogni, nella vita interiore".

Il spie, solitudine e la dipendenza dal pericolo

The Night Manager 2 Tom Hiddleston
Tom Hiddleston in scena

Per Tom Hiddleston, che è stato spesso accostato al ruolo di James Bond, il fascino delle spie non sta certo nel glamour, ma nella loro solitudine. "Una spia rinuncia a una vita reale. Nessuna relazione stabile, nessun legame sicuro. L'intimità diventa uno strumento, non un rifugio", dice. Jonathan Pine, in questo senso, è un uomo "costruito" per l'ombra. "Più grande è il pericolo, più lui si sente vivo", osserva l'attore. "Ne è dipendente. Dal limite, dal rischio. È come un uccisore di draghi: una volta ucciso il drago, non riesce più ad adattarsi alla normalità. Ha bisogno che ci sia sempre un altro drago da affrontare".

Una serie attuale: tra Colombia e geopolitica

Come detto, The Night Manager si sposta in America Latina, con la Colombia che diventa uno dei nuovi epicentri narrativi. Un riverbero di fortissima attualità. "La Colombia ha una vivacità e un'energia che dovevamo onorare. The Night Manager parla sempre di contraddizioni: il traffico d'armi, il denaro, l'eleganza esteriore e, sotto, l'oscurità. Nella prima stagione quell'eleganza era pagata col sangue. Nella seconda stagione questo ritorna: sotto lo stile e l'architettura c'è sempre una certa grinta". La serie, dunque, continua a esplorare il contrasto tipico dell'universo di le Carré: lusso e sangue, eleganza e cinismo. "Si chiama Night Manager, non Day Manager. Queste persone operano nell'ombra. C'è calore, sudore, pressione. Letterale e metaforica".

Una metafora che si aggancia alle crisi politiche che si accavallano giornalmente: se il mondo è cambiato, è cambiato anche Jonathan Pine. Per Hiddleston: "Le Carré parlava molto dell'identità britannica. La serie riflette su chi siamo dietro le maschere che indossiamo, come individui e come nazione. Le Carré era un patriota, e il privilegio del patriottismo è poter essere anche arrabbiati verso il proprio paese. Nel Regno Unito è in corso un grande dibattito sulla direzione da prendere, e spero che questo emerga nella serie".