There Is No Evil, la recensione: l'urlo sommesso di Mohammad Rasoulof contro la pena di morte in Iran

La recensione di There Is No Evil, potente pellicola iraniana in cui il regista Mohammad Rasoulof denuncia le imposizioni del regime dittoriale e la loro conseguenza sulle vite delle persone comuni.

RECENSIONE di 29/02/2020
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There Is No Evil: un'immagine del film

La potenza del cinema iraniano torna a risuonare a Berlino 2020, come indica la recensione di There Is No Evil. Quattro storie in apparenza slegate tra loro, ma unite da un unico tema, la difficoltà di restare fedeli ai propri valori quando si vive sotto un regime dispotico. Tema caro al regista Mohammad Rasoulof, il cui cinema politico è inviso al regime che gli impedisce di lasciare il paese fin dal 2017 per via dei suoi problemi legali. E profondamente politico è There Is No Evil, film tanto più agghiacciante poiché indica come i doveri imposti ai cittadini da una legge cieca e sorda gravino su un quotidiano molto simile al nostro.

There Is No Evil impiega trenta minuti a mettere in piedi la sua premessa fornendo uno spaccato dell'Iran molto simile all'Italia di oggi o a qualsiasi altro paese moderno. Una nazione tecnologica, toccata dalla globalizzazione, dove l'emancipazione femminile comincia a prendere piede anche se temi come il divorzio continuano a rappresentare un tasto dolente. There Is No Evil sceglie una dimensione intima, quotidiana, per descrivere l'orrore e le persecuzioni del regime nella percezione non delle vittime o dei carnefici, ma delle persone comuni, che si trovano di fronte a due possibilità: subire le leggi ingiuste piegando la testa per garantirsi un'esistenza serena o ribellarsi mettendo a repentaglio la propria incolumità e quella dei propri cari.

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There Is No Evil: una scena del film

Descrivere in dettaglio le storie che vanno a comporre There Is No Evil rovinerebbe la visione allo spettatore. Mohammad Rasoulof costruisce una pellicola tanto più forte proprio perché la durezza della situazione iraniana irrompe quando meno ce lo si aspetta. Un pugno allo stomaco che ci lascia senza fiato proprio mentre ci cullavamo in quell'idea di normalità preconcetta tipica della società occidentale. Uomini e donne, cittadini comuni che vivono in città o nelle zone più impervie, sono tutti condizionati da leggi che colpiscono chiunque provi ad alzare la testa e a ribellarsi alle ingiustizie. I più colpiti, naturalmente, sono coloro che, incuranti del regime oscurantista, decidono di impegnarsi nella politica attiva, persone di cui è "difficile fidarsi", come sentenzia Javad, uno dei personaggi, indottrinato dal governo e dalle idee che circolano tra i militari.

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There Is No Evil: una scena del film

Le quattro storie raccontate nelle due ore e mezzo di durata abbracciano stili e generi diversi: dalla storia d'amore sfociamo nel thriller, dall'action al dramma familiare con un passo che accelera o rallenta a seconda della necessità. Un film fluido, scorrevole, magistralmente interpretato da un cast di attori capaci di dare spessore emotivo ai loro personaggi in una manciata di minuti. Tra essi spiccano l'emozionante e tormentata giovane coppia composta da Mahtab Servati e Mohammad Valizadegan, quella più consolidata, che vede protagonisti Ehsan Mirhosseini e Shaghayegh Shourian, e la giovanissima Baran Rasolouf, figlia del regista, a cui viene affidato un ruolo chiave nell'ultima storia, in cui si tirano le fila dell'intera vicenda conducendo lo spettatore verso un finale aperto e carico di domande.

Volti, sentimenti, personaggi in una presa di coscienza artistica e politica

In Iran la liberà di scelta è subordinata ai doveri del buon cittadino, i quali sono stabiliti dal regime dispotico. Ribellarsi significa pagare un prezzo molto caro e le storie dei personaggi che costellano There Is No Evil ne è una dimostrazione. Come il collega Jafar Panahi, anche Mohammad Rasoulof prova ad aggirare le limitazioni del regime con opere di impegno civile e politico in cui i proclami lasciano spazio alla riflessione. Sono i personaggi a pagare sulla propria pelle, con lacrime e rinunce, le scelte fatte, ma il messaggio contro la violenza, le persecuzioni e l'ingiustizia perpetrate da un regime in cui, solo lo scorso anno, sono state eseguite 225 sentenze capitali, viene veicolato attraverso toni sommessi.

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There Is No Evil: una sequenza del film

Il dolore dei personaggi è sordo, la loro accettazione della situazione necessaria. I pochi che si ribellano si sottopongono a un sacrificio che ne condizionerà l'intera esistenza, come è capitato allo stesso regista. Lo spettatore è reso partecipe di questa situazione dai primi piani insistiti che veicolano i sentimenti più intimi dei personaggi. Quella di Rasoulof è una presa di coscienza della situazione attuale descritta con un'amarezza di fondo, più che un tentativo di ribellione. Ce lo rivela qualche battuta fin troppo didascalica, tra le poche sbavature di un film emotivamente e visivamente ricco e vitale. La speranza, sopravvive, però, nella presa di coscienza di Pouya (Kaveh Ahangar) e nella sua folle corsa in auto verso la libertà sulle note di Bella Ciao, inno universale contro ogni forma di oppressione, presente nella vibrante versione incisa da Milva nel 1965, popolarissima in Iran.

Conclusioni

Pellicola di grande importanza politica e artistica, come sottolinea la recensione di There Is No Evil, collage di quattro storie in cui si mostrano le conseguenze delle imposizioni del regime dispotico sulla gente comune. Storie quotidiane, d'amore e di libertà (mancata) che mostra la vita nell'Iran di oggi riflettendo la condizione del regista Mohammad Rasoulof, perseguitato dalla legge per la sua opera politica e impossibilitato a lasciare il paese. Uno spaccato intenso che veicola un forte messaggio interpretato da un gruppo di attori ispirati.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

2.8/5

Perché ci piace

  • La pellicola sceglie un linguaggio piano per veicolare un importante messaggio stimolando la coscienza degli spettatori a porsi domande sulla libertà di scelta e sulla sua mancanza.
  • Grandi prove attoriali da parte di tutto il cast.
  • L'intreccio delle storie e la varietà stilistica sono calibrati alla perfezione.

Cosa non va

  • Talvolta la voglia del regista di lanciare un messaggio politica viene esplicitata da battute troppo didascaliche che rivelano la natura didattica della pellicola.