Attualmente, poche serie riescono a competere con The Pitt. Arrivato alla seconda stagione - un episodio a settimane su HBO Max dal 13 gennaio - lo show creato da R. Scott Gemmill e prodotto da John Wells e Noah Wyle (anche protagonista, nel ruolo già cult del dottor Michael "Robby" Robinavitch) è - tra l'altro - una splendida fucina di talenti. Accanto a Wyle, un cast che, puntata dopo puntata, rende The Pitt un medical drama in cui la coralità funge da filo narrativo, portando in primo piano tutti i personaggi, mai secondari. Come nel caso dell'infermiera Dana Evans e del dottor Frank Langdon, interpretati da Katherine LaNasa e Patrick Ball che abbiamo intervistato in occasione dell'uscita delle nuove puntate, ambientate durante il week-end del 4 Luglio.
Al centro, ancora una volta, l'empatia. "Vedere persone così appassionate, che tengono alle altre, è importante", spiega Katherine LaNasa, "è questo il tema della serie, è per questo che le persone la guardano. Osservare il modo in cui agiscono i personaggi, soprattutto nell'America di oggi, è davvero molto rassicurante". Patrick Ball, invece, scherza: "L'empatia non è il mio forte!", tuttavia "sono contento che il pubblico apprezzi. Credo che sia un vero dono poter mettere in evidenza persone che si impegnano dedicando tutta la loro vita ad aiutare gli altri, cercando sempre di fare la cosa giusta e sacrificando la propria salute e il proprio benessere personale".
The Pitt - Stagione 2: intervista a Katherine LaNasa e Patrick Ball
Pochi dubbi che The Pitt - e la seconda stagione lo dimostra - sia una serie fuori dal normale. Ciononostante, il cast ha compreso gradualmente la forza narrativa della sceneggiatura. "Nella prima stagione abbiamo trascorso otto mesi a lavorare su questo progetto, quasi nel vuoto, e nessuno di noi era del tutto sicuro che avrebbe funzionato", spiega Ball. "Mi piaceva lo show che stavamo realizzando, ma non sapevamo quale sarebbe stato il suo pubblico, perché era molto orientato alla medicina e alla scienza. La comunità medica ci ha accolti alla grande, col tempo poi anche il pubblico si è appassionato. Ma il successo non lo avevamo previsto".
Lo stesso Patrick Ball che, poi, parlando di pressione lavorativa, ammette "di alleviare qualsiasi stress semplicemente facendo quello che devo fare. Avevo un amico che diceva: "Guarda il lavoro, fai il lavoro". Sono sempre stato un artista e penso che, in generale, essere un artista sia un po' come essere un atleta professionista: devi fare la cosa giusta al momento giusto. Fallo e basta. Questo mi ha aiutato a superare l'ansia".
L'importanza della comunità
Dietro The Pitt la pressione, l'empatia e ancora il senso salvifico della comunità. Katherine LaNasa confida che: "La comunità è qualcosa di davvero importante nella mia vita. Cerco sempre di costruirla nel mio quartiere, e di essere coinvolta nella scuola di mia figlia. Ho reso pubblica la mia esperienza con il cancro e mi sono sentita sostenuta. La dice lunga il fatto che il mio radiologo sia arrivato in anticipo l'ultimo giorno di radiazioni, per permettermi di andare al primo lavoro che avevo trovato dopo un anno, e partire per New York quello stesso giorno. La comunità è tutto". Del resto, "C'è una certa vulnerabilità nel lasciarsi aiutare e pure un certo orgoglio nel poter offrire aiuto. Essere entrambe le cose, all'interno di questa equazione, è davvero bello".
Per Patrick Ball è invece importante parlare di certi temi "in un momento storico in cui siamo sempre più isolati dietro i nostri telefoni, divisi e trascinati da un grande algoritmo in un modo che è stato dannoso per la salute mentale collettiva. Riunire le persone e condividere una comunità è una parte essenziale del benessere", e chiude, "Per chiunque stia lottando con una dipendenza o con la salute mentale, stare in una stanza con altre persone che condividono coraggiosamente le loro esperienze e vedere riflesse le proprie è una delle migliori medicine che si possano "prescrivere". Penso che la comunità sia molto importante e aspiro a farne parte".