L'uomo che uccise Don Chisciotte

2018, Avventura

The Man Who Killed Don Quixote: il film maledetto e il regista che combatteva i mulini a vento

Nonostante le incongruenze del plot, le sequenze slegate e le occasioni mancate di questo progetto trentennale colpito da molteplici traversie, The Man Who Killed Don Quixote è un'opera autoriale in grado di regalarci momenti di cinema purissimo e visionario che sono una vera gioia per gli occhi.

The Man Who Killed Don Quixote: Jonathan Pryce e Adam Driver in una scena del film

Diciamo subito le cose come stanno: anche se fosse un capolavoro - e non lo è - questo nuovo film di Terry Gilliam comunque non potrebbe reggere il confronto con la leggenda che lo circonda. Malattie, catastrofi e cambi di attore sono solo alcuni degli eventi (già raccontati nel documentario Lost in La Mancha) che hanno funestato questi 29 anni di produzione; a cui si aggiungono le dispute legali delle ultime settimane che hanno coinvolto anche il festival di Cannes che ha scelto di presentare questo The Man Who Killed Don Quixote come evento di chiusura della 71esima edizione.

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Prima ancora di arrivare in sala, anzi prima ancora che venisse girato, il film è diventato un simbolo della caparbietà e della testardaggine del suo regista. Poteva mai uno come Gilliam perdere l'occasione per scherzarci su? Infatti The Man Who Killed Don Quixote inizia proprio con un ironico disclaimer che in fondo non è altro che un bel sospiro di sollievo del regista. Ma anche un modo per ricordare che quello che stiamo per vedere non è un film come tanti altri e che, forse, nemmeno può essere giudicato come tale.

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"L'ingratitudine è figlia della superbia"

The Man Who Killed Don Quixote: Adam Driver in una scena del film

Citiamo Cervantes non per capriccio, ma perché siamo certi che anche Gilliam in questi tanti anni deve aver pensato spesso a questa frase. E la stessa gratitudine che sicuramente deve provare lui per essere riuscito finalmente ad ultimare questo film tanto agognato, non possiamo che provarla anche noi nel guardarlo. Nel renderci conto che sì, il film maledetto esiste davvero! Ma è il grande film che in molti si aspettano? La risposta non può che essere negativa e per ovvi motivi: nessuna opera potrebbe uscire indenne da traversie di questo tipo. Dove un altro regista avrebbe rinunciato, più e più volte, Gilliam ha insistito, ha cambiato i suoi progetti, ha scelto di giocare con i molteplici problemi e girarci attorno. D'altronde aveva fatto lo stesso dieci anni fa anche con Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo in seguito alla morte di Heath Ledger.

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The Man Who Killed Don Quixote: Jonathan Pryce in una scena del film

Ciò non toglie che, nonostante i molteplici problemi e difetti, The Man Who Killed Don Quixote sia un film affascinante come pochi, un'opera che gioca costantemente con lo spettatore con sguardi in macchina o ammiccamenti vari (ad un certo punto il protagonista getta via dallo schermo i sottotitoli dicendo "non ci servono, noi ci capiamo benissimo senza"), finendo spesso con l'ammettere in alcuni punti la sua stessa sconclusionatezza ("ah ma c'è anche una trama?"). Ma è anche un film che ha un grande cuore, quello del suo regista.

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Il potere è l'immondizia della storia degli umani

The Man Who Killed Don Quixote: una scena del film

Al centro della trama infatti non ci sono i personaggi del romanzo di Cervantes ma un giovane regista di nome Toby (Adam Driver) che sta girando uno spot pubblicitario in Spagna, negli stessi posti dove da ragazzo aveva realizzato la sua prima opera sperimentale The Man Who Killed Don Quixote. Frustrato e tormentato dalla produzione, va alla ricerca dell'anziano calzolaio a cui aveva affidato dieci anni prima il ruolo di Don Chisciotte (Jonathan Pryce) e scopre che in realtà lui non è mai uscito dal personaggio. A quel punto comincia un'avventura sempre ai limiti tra fantasia e realtà e una meta-narrazione costituita da tanti livelli (il film nel film, una rappresentazione teatrale, scene oniriche) che spesso si confondono tra loro.

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The Man Who Killed Don Quixote: una foto del film

Che Terry Gilliam si riconosca in Don Chischiotte non è una sorpresa per nessuno, ma è proprio la presenza di un regista nella sua storia a far capire quanto sia personale quello che ci sta raccontando. È impossibile non ritrovare una critica ad Hollywood, alle grandi produzioni, ad un sistema che sembra favorire tutti tranne che gli autori. Che nel frattempo invecchiano, impazziscono se non addirittura muoiono in attesa della loro nuova missione, in attesa che ci si facciano avanti un nuovo Sancho Panza o una nuova Dulcinea.

Come poter quindi accanirsi contro le (tante) incongruenze del plot, le sequenze slegate, le occasioni mancate? Non abbiamo davanti il Don Quixote che Gilliam avrebbe voluto regalarci, ma abbiamo comunque un'opera autoriale che, per quanto sbilenca, riesce a regalarci momenti di cinema purissimo e visionario che sono una vera gioia per gli occhi. Ed una coppia d'attori inedita e altrettanto sconclusionata, la follia contagiosa di Jonathan Pryce e la fisicità e il carisma di Adam Driver, che da sola vale il prezzo del biglietto.

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Luca Liguori
Redattore
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Cinecittà World
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