Quasi a fine anno - e in leggero ritardo rispetto agli Stati Uniti - arriva uno di quei titoli che rischia di passare inosservato ma che non andrebbe perso. Stiamo parlando di The Lowdown la serie che vede tornare in tv Ethan Hawke dopo The Good Lord Bird e Moon Knight.
I generi sono quelli del western e quello del noir che però vengono aggiornati ad una versione moderna che omaggia il passato, e filtrati attraverso una commedia estremamente autoironica - ma mai demenziale - e una satira sociale che si porta dietro una denuncia di fondo. Insomma, in una parola, almeno secondo noi: imperdibile.
The Lowdown: se il neo-western incontra il neo-noir
La serie Disney+ ha come protagonista il giornalista partecipativo Lee Raybon, autoproclamatosi "veristorico" di Tulsa: è alla ricerca della verità ad ogni costo, tra occhi neri o qualche costola fratturata. Non è un idealista o un moralista, anzi, ma è più che mai determinato a smascherare la corruzione della propria città, portando alla luce il marciume nascosto in giro. Anche a costo della propria vita.
La storia inizia dalla sua ultima inchiesta, a quanto pare la più pericolosa. Ma pericolosa per chi? Per lui o per la reputazione della famiglia Washberg, una delle più potenti e storiche del luogo? Il suicidio improvviso di Dale, la "pecora nera" della famiglia, sembra confermare i suoi sospetti: sotto a ciò che ha scoperto, c'è molto altro.
Alcune tracce lasciate dal defunto lo spingeranno ad indagare più a fondo sulle circostanze della sua morte oltre che sulla reale attività della famiglia, che sembra avere le mani in pasta un po' dappertutto. Come se non bastasse, la vedova sembra più vicina al cognato che al marito defunto.
Un cast guidato da un protagonista carismatico
Ethan Hawke è formidabile in questa serie. Al cinema ha fatto un percorso unico, passando dietro la macchina da presa per poi tornare a recitare. In tv non ha sempre scelto accuratamente - pensiamo alla Marvel con Moon Knight anche se forse era la cosa migliore della serie - ma ora sembra proprio aver fatto centro.
Il suo Lee Raybon è ottimamente caratterizzato, prima nella scrittura e poi nella sua performance: a metà strada tra un detective privato dei noir di Raymond Chandler e degli hard boiled di Dashiell Hammett, e uno sceriffo che vuole far rispettare la legge di un western. Tutto rimanda al passato ma con un occhio moderno: dai suoi abiti ai suoi metodi investigativi, al rapporto con la figlia e l'ex moglie, fino a quello col suo capo al giornale e coi suoi "collaboratori" improvvisati.
Una sorta de I tre giorni del Condor che incontra Gli spietati. Quella in cui si immerge Lee è una vera e propria cospirazione che alzerà un polverone e soprattutto una serie incredibile di segreti sepolti su cui è costruita l'intera comunità.
Una regia che omaggia i generi
Fin dalle prime inquadrature e dalla presentazione del personaggio, appare chiaro come lo sceneggiatore e regista Sterlin Harjo abbia voluto omaggiare i cult del passato ma modernizzando il racconto. Lo showrunner è lo stesso di Reservation Dogs, e quindi non a caso ritorna il tema dei nativi americani, del loro legame con la terra e la natura, del loro folklore e dei loro diritti. Le musiche del compositore JD McPherson e la fotografia di un tris composto da Adam Stone, Mark Schwartzbard e Christopher Norr sono la ciliegina sulla torta per far risaltare l'estetica di The Lowdown.
Harjo e Hawke fanno (auto)ironia sugli archetipi di genere (l'investigatore, lo sceriffo, e così via) presentando un protagonista che non si prende molto sul serio, nonostante conosca il proprio valore, ma per questo risulta irresistibile. Raybon non è mai nonsense o demenziale, anzi rimane ben ancorato alla realtà come la figura realmente esistita a cui è lontanamente ispirato: lo storico Lee Roy Chapman.
La satira sociale che questo cortocircuito innesca sbugiarda i poteri forti, una sorta di lotta in stile Davide contro Golia che riecheggia in altre serie degli ultimi anni, ma che qui si pregia di un'estetica suggestiva e conturbante, che sa esattamente dove vuole andare. E noi siamo pronti a seguire Lee in questo viaggio alla ricerca della verità.
Conclusioni
The Lowdown è una serie neo-western e neo-noir che mescola abilmente dramma e commedia per mostrare un protagonista che vuole denunciare ad ogni costo le verità scomode sepolte alle fondamenta dell’entroterra statunitense. Proprio la terra dei nativi e il loro rapporto storico turbolento con gli statunitensi sono il contesto di una storia à là Davide contro Golia. Un grande Ethan Hawke, davvero a proprio agio in questo ruolo, è coadiuvato da un buon cast di contorno ma soprattutto da una cospirazione avvincente e da una messa in scena che omaggia in modo genuino i classici di genere del passato.
Perché ci piace
- Western, noir e modernità che si fondono.
- Un protagonista irresistibile e molto autoironico anche sugli archetipi di genere.
- La satira e denuncia sociale come chiave di lettura del racconto.
- L'estetica della serie.
Cosa non va
- Proprio questo ribaltare i generi potrebbe infastidire i puristi.
- I personaggi intorno a Hawke rischiano di passare a volte in secondo piano.