L'estate sta volgendo al termine ma, mentre la maggior parte di noi si ritrova a fare i conti con il rientro in ufficio o a scuola, Prime Video decide di prolungare le summer vibes con The Last Sunrise - L'estate delle prime volte. Il lungometraggio adatta l'omonimo libro di Anna Todd (autrice già conosciuta per la fortunata saga di After) e racconta la storia di un amore estivo contrastato e sofferto, oltre che della scoperta di se stessi di fronte alla malattia e a qualcosa che sfugge a ogni desiderio di controllo. Il tutto, ovviamente, è condito da scenari idilliaci e tanti buoni sentimenti, per rispettare a pieno i dettami del titolo estivo di largo consumo. Purtroppo, però, in questo film non tutto funziona a dovere.
Tra amore estivo, segreti e malattia
Oriah (Maia Reficco) è una giovane donna texana che si sta facendo strada nel mondo della danza. I suoi sogni vengono però oscurati da una debilitante condizione di salute: la protagonista soffre infatti di Sclerosi Tuberosa, una patologia che le provoca tremende crisi epilettiche e per la quale deve assumere costantemente farmaci che la intorpidiscono. L'alternativa a questa terapia sarebbe un intervento chirurgico in grado di migliorare significativamente i sintomi, ma con il rischio di pregiudicare gravemente i suoi ricordi.
Confusa e tormentata da questa scelta, segue la madre (Eva Longoria) a Maiorca, dove la donna è nata e sta investendo in alcuni resort di lusso. Durante una mattinata in spiaggia, Oriah conosce Julián (Fernando Lindez), un attraente ragazzo del posto che sembra nutrire un forte risentimento verso i turisti. Tra i due scatta subito un travolgente feeling, anche se i problemi personali di entrambi rischiano continuamente di allontanarli.
Personaggi piatti e risoluzioni affrettate
The Last Sunrise. L'estate delle prime volte si inserisce in un filone cinematografico ben definito, in cui storie dalla forte carica romantica e nostalgica vengono costruite su misura per un pubblico desideroso di commuoversi. Il film punta a essere un racconto struggente ma anche una "coccola" da concedersi nelle serate più malinconiche, proprio ora che ci stiamo lasciando alle spalle le avventure estive. Nel cercare di compiacere il suo target a tutti i costi, tuttavia, il lungometraggio diretto da Carlson Young e sceneggiato da Anna Klassen, perde più volte di vista la storia, privilegiando le classiche dinamiche di genere a scapito dell'originalità.
Che sia accaduto in fase di scrittura o di montaggio poco importa: alcune linee narrative vengono risolte in modo decisamente frettoloso. La storyline principale scorre senza arricchirsi di reali sfumature, anzi mettendo da parte qualsiasi complessità che avrebbe reso la vicenda meno leggera, ma senz'altro più profonda e corposa. I personaggi sono i primi a risentire di questa superficialità: Oriah è costantemente al centro della scena, ma della sua malattia e della sua personalità sappiamo davvero il minimo indispensabile. Stessa sorte tocca a Julián, incastrato nello stereotipo del ragazzo bello e problematico: di lui non si scopre quasi nulla, se non che all'inizio è invischiato in qualche modo con un gruppo di malavitosi locali.
Anche questo scontro viene liquidato in quattro e quattr'otto senza reali conseguenze, incapace di fungere da vero nodo drammatico e destinato a perdersi nella corrente degli eventi. La situazione peggiora ulteriormente con i personaggi secondari: a poco serve avere nel cast un volto noto come Eva Longoria se non le si dà l'opportunità di approfondire la figura di una madre e donna d'affari spinta da motivazioni più intime, qui banalizzate per non appesantire la visione.
Regia "da cartolina" e contenuti usa e getta
Anche dal punto di vista visivo e registico il film non spicca, offrendo un risultato che si potrebbe definire "scolastico". Inquadrature da cartolina e movimenti di macchina sono funzionali al racconto, ma mai sorprendenti o ispirati: si prodigano nel catturare espressioni malinconiche e corpi scolpiti dal sole, evitando però di cercare una chiave di lettura più profonda del semplice racconto per immagini.
The Last Sunrise dimostra così di essere un film che deliberatamente non rischia: cerca il successo facile guardando più all'impatto emotivo immediato sullo spettatore che alla solidità della trama, andando a nutrire le fila di quelle produzioni "usa e getta" che puntano più alla viralità che al contenuto.
Conclusioni
The Last Sunrise. L'estate delle prime volte si presenta come il classico romance estivo pensato per compiacere gli amanti del genere, ma fallisce nel costruire un'opera dotata di reale sostanza. Privilegiando i cliché del dramma romantico a discapito della profondità, il film soffre di una scrittura frettolosa che penalizzza la caratterizzazione dei personaggi, lasciati in superficie e incapaci di valorizzare persino i volti più noti del cast. Con una regia scolastica che si limita a inquadrature da cartolina senza mai rischiare, la pellicola si rivela un prodotto "usa e getta", orientato più alla facile viralità e al consumo immediato che alla qualità della storia.
Perché ci piace
- L’atmosfera estiva e rassicurante.
- La Presenza di volti noti come Eva Longoria, Maia Reficco e Fernando Lindez.
Cosa non va
- La scrittura frettolosa e superficiale.
- I personaggi stereotipati.
- Una regia “scolastica” e poco ispirata.