The Last of Us: Part 1, la recensione del remake: Una storia struggente, visivamente ancora più sfolgorante

La recensione del remake di The Last of Us: Part 1, che arriva anche su PC dal 28 marzo, e si conferma una storia splendida e struggente anche nella sfolgorante veste grafica aggiornata alle tecnologie attuali.

The Last of Us: Part 1, la recensione del remake: Una storia struggente, visivamente ancora più sfolgorante

The Last of Us: Part 1, come è necessario chiamarlo dopo l'uscita del secondo capitolo, è sempre stato un gioco stupendo, uno di quelli che ci ha da colpiti maggiormente sin dall'uscita, considerando l'attenzione che abbiamo tradizionalmente dedicato agli aspetti più narrativi e cinematografici nel mondo dei videogiochi. Quindi è inevitabile avvicinarci a questa recensione del remake con una certa trepidazione, lasciando da parte i dubbi, le domande e le perplessità sull'utilità o meno di realizzare un rifacimento del gioco a meno di dieci anni dalla sua uscita: ce lo siamo chiesti quando la nuova versione è stata annunciata, quando la versione per PS5 è uscita la scorsa estate, ma ci concentriamo sul gioco in sé ora che arriva la versione PC, disponibile dal 28 marzo 2023.

Una doverosa premessa

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The Last of Us: Part 1, Joel e la figlia in un'immagine del remake del videogioco

Una doverosa premessa è però necessaria prima di addentarci nel gioco vero e proprio: The Last of Us: Part 1 inteso per quello che era all'uscita su PS3, nel rifacimento per PS4 e in questo remake, è quello - ovvero un gioco memorabile e straordinario - che ha segnato tutto il panorama videoludico degli anni a venire. Ma quello resta e quindi è inevitabile che sia un gioco da ri-giocare, piuttosto che godersi per la prima volta. Questo inevitabilmente può influenzare l'esperienza di chi ha già vissuto il capolavoro Naughty Dog, un po' come ha influenzato anche le sensazioni di chi scrive sulla serie TV che l'ha portato in televisione. Questo non ne inficia il valore o lo rende meno interessante, ma è del tutto soggettivo sapere se si ha voglia o meno di rivivere l'esperienza ancora una volta, seppur con i mezzi e le tecnologie aggiornate ai tempi che corrono, che amplificano ma non stravolgono l'esperienza complessiva.

"È solo merce"

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The Last of Us: Part 1, Ellie in un'immagine del remake del videogioco

Fatta questa premessa, concentriamoci sulla trama di The Last of Us: Part 1, sulla quale spendiamo due parole ma consapevoli che quasi tutti quelli che stanno leggendo sapranno benissimo di che stiamo parlando: il gioco di Neil Druckmann ci immerge in un mondo devastato da un agente patogeno, il fungo Cordyceps mutato per l'esattezza, che ha decimato l'umanità e l'ha costretta a vivere in comunità fortificate per difendersi dalla minaccia rappresentata dagli infetti. Se questo è il contesto narrativo, la storia che il gioco racconta è quella di un viaggio, un percorso fisico da un luogo all'altro dell'America, da Boston a Salt Lake City, per consegnare quella che per il protagonista Joel è inizialmente "solo merce", ma che poco per volta diventa un forte legame emotivo. Joel deve infatti scortare Ellie, una ragazzina che può rappresentare una speranza per l'umanità, e per l'uomo è un incarico accettato per obbligo e senso del dovere, che col passare del tempo diventa qualcosa di diverso, di più profondo ed emotivo.

Perché The Last of Us è più di un videogioco, ma una storia che ci ha contagiato il cuore

Un road movie dell'animo umano

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The Last of Us: Part 1, un'immagine del remake del videogioco

Quello che inizia come viaggio fisico diventa così un percorso emotivo ed emozionante nell'animo dei due protagonisti, per un rapporto interpersonale che muta con l'incedere delle stagioni che si alternano nel corso dell'anno che intercorre dalla partenza alla destinazione. La diffidenza, e quasi fastidio, iniziale diventa poco a poco qualcosa di diverso e l'esplorazione dei luoghi che attraversano lungo il cammino va di pari passo con l'esplorazione del legame tra i due protagonisti, che il giocatore impara a conoscere, scoprire e amare. Il loro è un cammino sofferto, che conduce a un epilogo che ovviamente non vi spoileriamo, ma che ha scritto la storia del mezzo videoludico prima e televisivo oggi, con il riuscito adattamento targato HBO.

Cinema, pad alla mano

Quello che fa la grande differenza in The Last of Us, nella parte 1 oggetto del remake appena uscito su PC così come della successiva, è l'approccio profondamente cinematografico, che il salto tecnologico rende ancora più potente e travolgente, perché permette un lavoro sulle scenografie e, ancor di più, sulle animazioni che completa quanto impostato dieci anni fa. Tutto è studiato e riuscito nel gioco di Neil Druckmann dal punto di vista narrativo, a partire dalla scrittura puntuale, attenta ai dettagli e profonda nell'affrontare i personaggi, il loro sviluppo e le metafore che lo accompagnano, così come nella messa in scena: l'approccio Naughty Dog è probabilmente il più spinto da questo punto di vista, con scelte che enfatizzano la componente cinematografica del lavoro, che lo rendono un magnifico racconto per immagini.

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The Last of Us: Part 1, un'immagine del remake del videogioco

La scrittura di Druckmann sfrutta il genera del road movie per assecondare la sua idea di evoluzione dei protagonisti, li mette al centro, li rende cuore pulsante dell'opera e dei suoi significati, ma in parallelo è il racconto per immagini a fare la differenza, con la camera del gioco che non si limita ad accompagnare l'azione, ma la sostiene ed enfatizza. Al giocatore viene data poca libertà di scelta quando si tratta di determinare il punto di vista di quanto viene mostrato, laddove non è l'azione da gameplay a farla da padrona, perché nel gioco di Duckmann c'è un'idea di regia forte, autoriale, onnipresente. La differenza rispetto ad altri giochi altrettanto spinti sul piano narrativo: in The Last of Us il giocatore è parte di un racconto che va avanti al di là di lui, nonostante lui, ma questo lo fa sentire protagonista di uno splendido film.

Conclusioni

Per tirare le somme di questa nostra recensione del remake di The Last of Us: Part 1, non possiamo non confermare l’incredibile qualità del titolo Naughty Dog, ancora più evidente e compiuto nel suo approccio cinematografico con il sostengo della qualità visiva delle recenti generazioni di console e schede grafiche per PC. Resta la valutazione, del tutto personale e soggettiva, sull’opportunità di rigiocare o meno un titolo che molti possono aver già fruito in passato, ma il nostro consiglio è di tornare a viaggiare con Joel ed Ellie lungo le strade d’America. L’esperienza si conferma imprescindibile per qualunque amante dei giochi con un impianto narrativo molto marcato.

Movieplayer.it
4.5/5

Perché ci piace

  • La storia e la sua scrittura, perfetta oggi come lo era quasi dieci anni fa.
  • La regia e i movimenti di camera, che non si limitano ad accompagnare l’azione ma la enfatizzano.
  • La resa visiva del remake, dalle scenografie alle animazioni, che rende ancora più riuscito e compiuto l’approccio cinematografico dell’opera.

Cosa non va

  • Se avete già giocato a The Last of Us potreste scegliere di non tornare nel mondo emotivo di Joel ed Ellie.