The Big Leap, la recensione: impara l’arte e mettila nelle seconde occasioni

La recensione di The Big Leap, dal 1 dicembre su Disney+ nella sezione Star con appuntamento settimanale, la musical dramedy che mescola perfettamente dramma commedia e meta televisione in una storia di seconde occasioni.

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The Big Leap: un'immagine di Simone Recasner

Una musical dramedy su un reality fittizio di un gruppo di ballerini disadattati in cerca di una seconda occasione che vogliono sfondare. Cosa ci poteva essere di più anacronistico e fuori tempo massimo nel 2021? Eppure come spiegheremo in questa recensione di The Big Leap, dal 1 dicembre su Disney+ nella sezione Star con appuntamento settimanale, Liz Heldens e gli autori hanno fatto una magia che si addice solamente all'arte, specialmente a quella seriale, ispirandosi alla docu-serie reality inglese Big Ballet.

Seconde occasioni

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The Big Leap: una foto di scena

La tematica principale è per stessa ammissione dei creatori dello show-nello-show (in reality al centro della storia a cui partecipano i protagonisti) quella delle seconde occasioni. Il titolo del reality è lo stesso del serial, che significa "il grande salto", quello che bisogna avere coraggio da vendere per farlo, perché potrebbe ribaltare completamente la tua vita nel bene come nel male. Ed è proprio quello che succede ai protagonisti di The Big Leap, un Glee per adulti (tanto che le reaction dei dirigenti FOX sono state altrettanto entusiastiche quando videro il pilot della serie di Ryan Murphy, a quanto si vocifera), uno Smash più sbarazzino e meno tragico, in cui è tutto così deliziosamente già visto e allo stesso tempo tutto così magicamente rimescolato insieme per dar vita a una ricetta dal sapore tutto nuovo. C'è il dramma del passato dei protagonisti, che ritorna in alcuni flashback di lostiana memoria, c'è la comedy del sarcasmo dello show-nello-show e del punto di vista dei produttori esecutivi - un trio perfetto composto dal cinico Scott Foley, l'algida Mallory Jansen già vista in quel gioiellino di Galavant e il mediatore Kevin Daniels - che ricorda quello di UNreal, c'è la commedia romantica delle coppie e dei triangoli che si potrebbero formare davanti e dietro le quinte del fake reality a cui stiamo assistendo.

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E non si può non immedesimarsi in qualcuno dei personaggi, emozionarsi un pochino in questo show nello show costruito così bene da sembrare reale. Personaggi che mostrano una varietà di corpi, di culture e di generi della danza, perché se la storia, così come i protagonisti, punta allo spettacolo finale di balletto del Canto del Cigno, è altrettanto importante nell'economia narrativa tutto quello che accade nel mezzo. Un mix equilibrato e perfetto di generi e toni, grazie anche al montaggio serrato quasi da videoclip e al ritmo spedito messo in piedi dagli sceneggiatori.

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Dimensioni emotive

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The Big Leap: un'immagine della serie

Ci sono svariate e variopinte dimensioni in The Big Leap - Un'altra opportunità. C'è quella meta-televisiva che strizza l'occhio ai palati seriali più esigenti, c'è quella romantica che punta sui sentimenti dei protagonisti e di chi li guarda al di là di uno schermo. Quest'ultima viene però bilanciata dal sarcasmo già citato, e infine c'è quella legata a temi attuali come la dipendenza da social media, il terrore dell'invecchiamento e il rapporto col proprio corpo. Del resto parliamo di ballerini in erba ma non più giovanissimi. Nello svelare al microscopio le tecniche del dietro le quinte, allo stesso tempo The Big Leap rende il pubblico partecipe della magia a cui sta assistendo, del suo formarsi e del suo sorprendere ed emozionare, come se fosse la prima volta, nonostante gli archetipi dei personaggi siano già conosciuti e addirittura qualche svolta nella trama possa essere prevista.

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The Big Leap: una scena della serie

Dalla giovane madre single in sovrappeso (Simone Recasner), al commesso del bowling talento della street dance (Raymond Cham Jr.), entrambi star al liceo ma che hanno poi abbandonato quella carriera, la madre e moglie ex ballerina che deve affrontare una crisi nel proprio matrimonio (Teri Polo), l'operaio che vuole riconquistare la sua ex andando in tv (Jon Rudnitsky), i gemelli insperabili (Anna Grace Barlow e Adam Kaplan), l'ex dirigente di una grande azienda che ha sconfitto il cancro (Piper Perabo che tutti avevamo già apprezzato in Le ragazze del Coyote Ugly), lo sportivo caduto in disgrazia (Ser'Darius Blain). Le coreografie messe in piedi dal team della serie sono perfettamente in linea con la varietà di generi e toni e sfruttano bene l'ambiente circostante per rendere tutto più "realistico" ma sempre magico. Insomma in The Big Leap contro ogni aspettativa tutto è inserito così al posto giusto da non dare fastidio, anzi da permetterci di sognare, ogni settimana, ancora una volta: che sia davvero possibile per tutti una seconda occasione?

Conclusioni

Ci sono tutti gli elementi perfettamente mescolati a chiusura della nostra recensione di The Big Leap: un cast affiatato da svelare pian piano, una scrittura che gioca su cliché e stereotipi del genere ribaltandoli, grazie anche all’elemento meta-televisivo del reality show qui usato come strumento di racconto, e protagonisti da subito caratterizzati in modo efficace e con cui è facile immedesimarsi per voler sapere come andrà a finire la loro seconda occasione.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La scrittura che mescola vari elementi e generi in modo riuscito, partendo dalla tematica delle seconde occasioni.
  • Il montaggio serrato quasi da videoclip musicale e le coreografie perfettamente costruite per non risultare troppo finte ma spontanee.
  • L’utilizzo dell’elemento meta-televisivo a vantaggio della storia che si sta raccontando...

Cosa non va

  • ...che però potrebbe non piacere ai non aficionados del genere.
  • Dato il messaggio inclusivo, anche se realistico dello show, forse una maggior rappresentazione di corpi sarebbe stata utile ai fini della trama.
  • I cliché e gli archetipi dei personaggi, anche se ribaltati, potrebbero dare fastidio a chi si aspettava una serie più originale e “nuova”.