The Beauty, recensione: sexy, attuale, esplosiva. La serie di Ryan Murphy è materia che scotta

Un po' The Substance (anzi, meglio) e un po' It Follows, con una punta di X-Files: lo show targato FX funziona nella sua linea sexy e sinuosa, esaltata da un body horror che diventa distopico specchio della nostra società. Su Disney+ dal 22 gennaio.

Il banner di The Beauty

Nel corso della terza puntata, Anthony Ramos - che interpreta un assassino al soldo di un'azienda - spiega a Jeremy Pope - che invece interpreta Jeremy, un "ex-brutto" divenuto bellissimo - che la carriera musicale di Christopher Cross (fenomeno musicale di inizio anni Ottanta) è stata letteralmente spezzata perché era un tipo "normale", poco adatto all'estetica di MTV. In uno scambio di battute, solo apparentemente avulso dalla narrazione, c'è tutto il senso di The Beauty: undici episodi creati da Ryan Murphy e Matt Hodgson, nonché basati sull'omonimo fumetto di Jeremy Haun e Jason A. Hurley.

The Beauty Evan Peters Rebecca Hall First Look Scena Serie Tv Disney Plus
Evan Peters e Rebecca Hall in The Beauty

Parte da qui la serie, e parte dall'idea di quanto la ricerca (ossessiva) della bellezza preveda contropartite gigantesche. E non c'è che dire, lo show targato FX, tra body horror, thriller e sci-fi, è materiale che scotta: nella traccia contestualmente estremizzata da Murphy c'è la revisione di un mondo votato all'effimero, che brucia fino a esplodere.

The Beauty, se la bellezza diventa un virus

The Beauty Jeremy Pope Anthony Ramos
Jeremy Pope e Anthony Ramos

A proposito di esplosioni, The Beauty inizia con una top-model che esplode (letteralmente), dopo aver seminato il panico per le strade di Parigi. Un caso strano, che sembra ricollegarsi con altri episodi simili. A indagare gli agenti dell'FBI Cooper Madsen e Jordan Bennett (Evan Peters e Rebecca Hall), colleghi nonché amici di letto. Una traccia romance che sembra stridere rispetto al tono, rivelandosi poco a poco propedeutica e rivelatrice nell'evoluzione della narrazione. Per farla breve, dietro le inquietanti esplosioni (precedute da uno sbrocco omicida) sembra esserci un trattamento estetico estremo che, sfuggito di mano al miliardario Byron Forst (Ashton Kutcher), sta rapidamente infettando decine di persone.

Il trattamento (qualcosa di molto simile all'elisir di lunga vita), infatti, se non ben gestito, nasconde enormi effetti collaterali. Il medicinale prodotto da Forst, a cui lui stesso si è sottoposto, è stato trafugato dai laboratori, creando una sorta di catena infettiva che si trasmette sessualmente. Sangue, saliva e sperma. Un trittico mai così letale. Tutto qui? Certo che no, ma The Beauty è talmente densa - e inattesa - che sarebbe un peccato veniale rovinare le molte sorprese.

L'eredità di Nip/Tuck

Una cosa, però, possiamo dirla: The Beauty è un mix tra The Substance (anzi, è pure meglio), It Follows, Contagion e X-Files (le vibrazioni degli agenti Madsen e Bennett sono le stesse di Mulder e Scully). Interessante l'opposto narrativo che si scontra, finendo per attrarsi (esaltando la scrittura): una malattia sessuale capace, però, di rendere attraente chiunque la contagi.

The Beauty Asthon Kutcher
Ashton Kutcher in una scena della serie

Se l'attrazione sessuale è il fine ultimo dell'essere umano, sentenzia, il Cooper Madsen di un ottimo Evan Peters, la serie declina l'aspirazione alla bellezza come un virus (che muta, dilagando di rapporto in rapporto), estendendo - per ammissione dello stesso Murphy - i temi già esplorati in Nip/Tuck. Dettaglio non da poco: il fumetto originale è uscito nel 2015, ma solo oggi la fissazione sociale per la rapida trasformazione fisica è arrivata al suo zenit. Filler a buon mercato, chirurgia estetica, pillole dimagranti, medicine per gestire il peso. Veri e propri zombie 2.0, uno schiavismo dell'attenzione che confonde la gente, smaniante per "un filtro Instagram immediato".

Un mondo crudele che distrugge la normalità: una serie attuale

In questo senso, The Beauty diventa l'allegoria fuori scala di una società pronta a tutto pur di inseguire la perfezione, sfuggendo (solo apparentemente) a un mondo crudele che distrugge la normalità. Enigmatica e trascinante, inzuppata di sangue e sferzata da una feroce satira, la serie ricalca la poetica riconoscibile di Ryan Murphy - diverse auto-citazioni, da Ed Gein alla musica di Mac Quayle, che ricorda quella di American Horror Story - e, intanto, si struttura come testo originale capace di trovare parte della sua forza nell'andamento armonico del racconto.

Un racconto che si stende lungo diversi luoghi che si interscambiano, dando vivacità e profondità: da New York a Parigi, fino all'Italia con Roma e Venezia. In qualche modo le capitali della bellezza, per un affondo concettuale, metaforico e, in pieno stile Murphy, altamente scenografico, nonché sexy e sinuoso. Tuttavia, andando nel profondo, The Beauty mette in scena qualcosa di brutale: l'idea distopica di ciò che vorremmo diventare, senza accorgerci che il futuro anteriore è già diventato presente. Un presente omologato, che continua a plasmare inquietanti mostri di plastica.

Conclusioni

Ryan Murphy e l'ossessione moderna per la bellezza (e l'omologazione) rivista in una serie che funziona. Ottimo cast, ottima presa, nonostante le puntate siano forse troppe (ben 11), allungando eccessivamente il racconto. Sexy, a volte estrema, puntellata dal body horror e dal thriller sci-fi, The Beauty diventa lo specchio di un'epoca votata all'assolutismo, incrinata e plagiata dalla cultura dell'apparenza.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il cast funziona.
  • L'idea è forte.
  • Se amate Ryan Murphy è la serie per voi.
  • Le location, funzionali alla storia.

Cosa non va

  • 11 puntate sono forse troppe.