American Crime Story

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L’assassinio di Gianni Versace: il genio e il serial killer nel nuovo American Crime Story

La seconda stagione della pluripremiata serie antologica della FX ricostruisce uno dei più importanti casi di cronaca degli anni Novanta, l'omicidio dello stilista Gianni Versace. Ecco la nostra recensione de L'uomo da copertina, il primo episodio di American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace.

American Crime Story: Edgar Ramirez nel ruolo di Gianni Versace

L'incipit della seconda stagione di American Crime Story rappresenta una perfetta declinazione del melodramma applicato alla televisione. L'eleganza ieratica dei movimenti di macchina, aperti da un primo piano di Gianni Versace nella sua sontuosa residenza di Miami; i piani sequenza fra i corridoi e le stanze di quella villa arredata come una reggia d'altri tempi; la solennità dell'Adagio in Sol minore di Remo Giazotto che, nell'assenza quasi totale di dialoghi, si fa veicolo narrativo privilegiato; il montaggio alternato, con le esistenze della vittima e del suo assassino in procinto di convergere in quei colpi di pistola sparati la mattina del 15 luglio 1997, un attimo prima della comparsa del cartello del titolo.

I sette minuti del prologo de L'assassinio di Gianni Verace, con la climax raggiunta al momento dell'omicidio, costituiscono un saggio esemplare dell'idea di estetica e di poetica della produzione di Ryan Murphy, co-produttore della serie e regista di questo primo episodio, L'uomo da copertina: il gusto per l'enfasi, per un racconto in grado di farsi spettacolo in ogni scena e in ogni inquadratura. Se Il caso O.J. Simpson, prima stagione della premiatissima serie targata FX, adottava fin da subito i codici del docudrama, per poi trasformarsi in un superbo giallo processuale dal taglio polifonico, L'assassinio di Gianni Verace si apre invece nel segno del melodramma.

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Dialogo della Moda e della Morte

American Crime Story: una scena della premiere

A un anno di distanza dal trionfo de Il caso O.J. Simpson, in assoluto fra i migliori prodotti della serialità americana degli ultimi anni, la FX ha inaugurato dunque la seconda stagione di American Crime Story, con una première in programma per il pubblico italiano venerdì sera su FoxCrime. Sviluppato e sceneggiato da un nuovo showrunner, il romanziere inglese Tom Rob Smith (già autore in patria dell'affascinante serie thriller London Spy), a partire dal libro Vulgar Favors di Maureen Orth, L'assassinio di Gianni Verace rievoca uno dei più famosi e discussi casi di cronaca nera di fine millennio, sviluppandosi su due differenti piani temporali: uno ambientato nel 1997, con l'uccisione dello stilista cinquantenne, nato in Calabria e fondatore di un autentico impero della moda che lo aveva reso un'icona internazionale; e un'analessi che parte dal 1990, ovvero dal primo incontro fra Versace e il ragazzo che, sette anni più tardi, sarebbe diventato il suo assassino.

American Crime Story: una foto di Darren Criss

Lui, il ventisettenne Andrew Cunanan, californiano con radici filippine e italiane, si profila infatti come il vero protagonista di American Crime Story, e sullo schermo ha il volto di uno dei 'pupilli' di Ryan Murphy: il trentenne Darren Criss, lanciato nel 2010 dalla serie musicale Glee. E se l'attore non può contare troppo sulla somiglianza fisica al personaggio (Cunanan aveva tratti tipicamente asiatici), la sua performance, pur con qualche traccia di affettazione, resta comunque il cuore pulsante di questo primo episodio. Dalla selvaggia esplosione di follia dell'incipit alla carismatica esuberanza sfoderata nelle sequenze in flashback, ogni qual volta abbia bisogno di catturare l'attenzione, agli sguardi silenziosi e inquietanti laddove può finalmente deporre la maschera, l'Andrew Cunanan dipinto nella serie è l'equivalente del Tom Ripley di Patricia Highsmith: un ambizioso sociopatico pronto a mentire in maniera spudorata pur di assumere le sembianze più gradite all'interlocutore di turno.

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Ritratto del serial killer da giovane

American Crime Story: una scena della premiere con Darren Criss

Dunque L'uomo da copertina (in originale The Man Who Would Be Vogue), dopo aver 'assassinato' il personaggio del titolo, si focalizza prevalentemente sul giovane serial killer, che nell'estate del 1997 sarebbe balzato in cima alla lista degli uomini più ricercati dall'FBI dopo aver commesso nei giorni precedenti altri quattro omicidi. E le scene in analessi ci illustrano appunto il background di Andrew Cunanan: il suo bisogno patologico di inventare false storie, la radicata invidia sociale e il desiderio di essere accolto fra "quelli che contano", l'omosessualità spesso celata e infine l'ossessione crescente per Gianni Versace, interpretato dall'attore venezuelano Edgar Ramírez: il modello di successo da ammirare, prima ancora che l'idolo da abbattere con sadica e implacabile furia.

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The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story, Darren Criss in una scena della serie
American Crime Story: la premiere della seconda stagione

Il "ritorno al presente", nella seconda metà dell'episodio, allarga invece lo sguardo alle immediate conseguenze del delitto Versace: il vasto clamore suscitato, le indagini di polizia ed FBI sulle tracce di Cunanan, il lutto del compagno dello stilista, Antonio D'Amico (la popstar Ricky Martin, al ritorno sulla scena in qualità di attore), e di Donatella Versace (Penélope Cruz), determinata a preservare la reputazione della famiglia nell'atto di ereditare il 'trono' dell'amato fratello. Difficile ritrovare in questa sezione la stessa complessità e la ricchezza di sfumature che caratterizzavano Il caso O.J. Simpson: stando alla prima puntata, L'assassinio di Gianni Versace già mostra un taglio abbastanza diverso, non tanto interessato (almeno per ora) a un affresco socio-culturale più ampio, quanto all'analisi introspettiva di un terzetto di comprimari - il partner, la sorella, l'assassino - le cui vite erano strettamente legate a quella di Gianni Versace... e sui quali si sarebbero puntate le luci dei riflettori mediatici subito dopo la sua morte.

L’assassinio di Gianni Versace: il genio e il...
Stefano Lo Verme
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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