Swagger, la recensione: Il basket ai tempi dei social su Apple Tv+

La recensione di Swagger: la nuova serie tv ambientata nel mondo del basket giovanile, ispirata all'esperienza di Kevin Durant, è disponibile in streaming su Apple Tv+ dal 29 ottobre; unisce epica sportiva al romanzo di formazione

RECENSIONE di 29/10/2021
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Swagger: una foto di scena della serie

Non aspetta neanche la metà di una puntata per mettere in scena uno dei topoi narrativi del cinema sportivo la serie di cui vi parliamo nella recensione di Swagger. La nuova serie tv ambientata nel mondo del basket giovanile, ispirata all'esperienza di Kevin Durant, è disponibile in streaming su Apple Tv+ dal 29 ottobre. La scena arriva già nel prologo del primo episodio, prima dei titoli di testa. È la classica sequenza dell'allenamento sfiancante, con la corsa alla Rocky. Stavolta non siamo su una scalinata, in pieno giorno, con un pubblico festante, ma lungo una strada in salita, al buio, da soli. Sono le cinque di mattina, e Jace dice di essere stanco. Ma la madre, che lo segue in macchina, gli dice che non può esserlo. E poco dopo lo vediamo in strada a fare flessioni. Swagger riesce a mettere sotto forma di serie tv il racconto di epica sportiva, un genere che in America ha fatto la storia, da Rocky e Ogni maledetta domenica. Ma già dal ricchissimo primo episodio si capisce che Swagger è molte cose: film sportivo, teen drama, romanzo di formazione, oltre che una storia sulle dinamiche familiari e uno spaccato sulla condizione degli afroamericani negli Stati Uniti di oggi. A ritmo di hip-hop. Scritta e girata molto bene, è una serie da vedere. Se amate il basket, ma non solo. La prima stagione, composta da dieci episodi, è disponibile dal 29 ottobre su Apple TV+ con i primi tre episodi, seguiti da un nuovo episodio settimanale ogni venerdì successivo, fino al 17 dicembre.

A canestro con il sogno dell'NBA

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Swagger: una foto di scena

Jace Carson (Isaiah Hill) è un fenomeno della pallacanestro, tra i migliori giocatori di basket giovanile del paese, e il suo sogno è giocare in NBA. A dare forza al suo sogno c'è Ike (O'Shea Jackson Jr.), una vecchia gloria che ora è un allenatore di basket giovanile, che prova costantemente a stimolarlo e a tenerlo con i piedi per terra, a difenderlo dall'esterno e farlo rendere al massimo. Come fa Jenna (Shinelle Azoroh), la madre di Jace che è determinata a tracciare la strada verso il successo in NBA per suo figlio. E poi c'è Crystal (Quvenzhané Wallis), una giovane giocatrice di basket di spicco, alle prese con problemi che non riguardano solo il campo di gioco. Swagger è creato da Reggie Rock Bythewood, che è autore, regista, showrunner e anche produttore esecutivo insieme a Kevin Durant e Brian Grazer.

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Quell'amore per il basket

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Swagger: un'immagine della serie

Il basket è uno sport amatissimo negli Stati Uniti e anche da noi, dove solo la passione sfrenata per il calcio tende a metterlo in secondo piano. Questo amore è diventato evidente a tutti con la serie tv The Last Dance, documentario in dieci puntate sulla storia di Michael Jordan e dei Chicago Bulls. Realizzato con un grande senso del racconto, aveva dalla sua l'appeal di un campione come Michael Jordan, e il grande spettacolo del basket NBA. Qui è ovviamente tutto meno immediato. Perché, anche se parliamo di un altro campione come Kevin Durant, alla cui storia è ispirata la serie, parliamo degli inizi, quando la fama ancora non c'era. E in scena non c'è un campione, ma un progetto di campione, un ragazzo con talento e mezzi ma che è ancora inesperto. E la NBA non è il teatro della storia, quanto il punto di arrivo. Sarà un percorso a ostacoli, come quel labirinto da risolvere con la penna che il papà, quando era bambino, gli ha disegnato su un foglio e gli ha lasciato. Ed è anche un cartello, a lettere grandi, che ha appeso nella sua camera. è un mantra che ricorre di continuo nei discorsi con la madre, e con il coach.

Tra Last Chance U: Basketball e Friday Night Lights

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Swagger: una scena della serie

Lasciando da parte The Last Dance, evidentemente un caso a parte, i riferimenti sono, da un lato Last Chance U: Basketball, la docuserie che racconta il mondo di una squadra di basket studentesco, e dall'altro Friday Night Lights (da noi conosciuto anche come High School Team) la serie di Peter Berg sul football studentesco. Swagger riesce a prendere alcune buone cose da entrambi i prodotti. Da Last Chance U: Basketball prende un certo modo di filmare, a livello del parquet e dei giocatori. Da Friday Night Lights prende la sua natura di prodotto di finzione, e una capacità di scrittura che riesce a creare empatia.

Riprese a livello dei giocatori

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Locandina di Swagger

Le riprese, dicevamo. Se per gran parte del racconto sono piuttosto convenzionali, e in questo senso sono funzionali alla storia, durante le scene delle partite sono molto vibranti. Le scene sono filmate con la macchina da presa al centro dell'azione, che si muove in mezzo ai giocatori, insieme a giocatori, seguendoli. Passateci l'accostamento, ma è come se fossero girate da Paul Greengrass, che nei suoi film ha sempre messo la mdp nell'occhio del ciclone, in mezzo all'azione. La regia di Swagger sembra fare lo stesso, la mdp è sempre al centro dell'azione. A tratti potrebbe sembrarvi una soggettiva di un giocatore. Ma è come se ci fosse un narratore in mezzo ai giocatori, che non partecipa al gioco ma è lì per raccontarcelo al meglio.

Coach Ike come coach Taylor

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Swagger: una scena

Quanto alla scrittura, Swagger si avvicina a Friday Night Lights, per la figura del coach, che, come in quella serie, è definita molto bene. Ike è umano, fallibile, empatico, a volte iracondo. A differenza della serie di Peter Berg, Swagger è incentrata soprattutto sulla figura del protagonista, Jace Carson, e gli altri ruotano intorno a lui, e sono funzionali al suo romanzo di formazione. Friday Night Lights era un racconto corale, e c'erano almeno una decina di personaggi sullo stesso piano a dividersi la scena. La scrittura alterna sapientemente sport e vita. E se per Jace c'è un rapporto con l'allenatore da costruire, e quello con una madre che è il suo porto sicuro, c'è anche un vuoto da colmare, quello lasciato dal padre qualche anno prima, quando Jace era ancora un bambino. E ancora, c'è la vita che in America oggi devono vivere i neri, che da un momento all'altro, anche nel momento in cui scendono a gettare la spazzatura, rischiano di essere arrestati e non sapere perché. Tutti questi aspetti contribuiscono a costruire un racconto teso, denso, che si ha voglia di continuare a guardare. L'empatia con i personaggi scatta già dai primi minuti del primo episodio.

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Ai tempi di Michael Jordan non c'erano i social

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The Last Dance: Michael Jordan in un'immagine dalla docuserie Netflix

Ma ai tempi di Friday Nitght Lights e del coach Taylor, e tantomeno a quelli di Michael Jordan, non c'erano i social media. Ora ci sono, e Swagger fa capire bene cosa vogliano dire oggi questi mezzi per le vite di ogni personaggio pubblico, e soprattutto per uno sportivo con un carattere in via di formazione. All'inizio di Swagger accade che il coach sfidi Jace a un uno contro uno a basket, per farlo restare umile, e che lo batta. E che la scena venga ripresa da un telefonino e diventi virale. Accompagnata da una delle parole che più leggiamo in questa era sui social: "overrated", sopravvalutato. E che poi un allenatore avversario usi questa parola per destabilizzarlo in una partita. E che centinaia di utenti, sui social media, comincino a commentare con giudizi, insulti. Le scritte sui social media appaiono continuamente in sovraimpressione sul girato. È una scelta che rende bene l'idea di come siano onnipresenti nelle nostre vite, e quanto certi commenti possano restare in testa. Michael Jordan avrebbe preso certi commenti e avrebbe detto "At that point it became personal to me", "in quel momento è diventato un fatto personale per me". E ne avrebbe tratto benzina per la sua prestazione. Ma per un atleta ancora in formazione la cosa può essere devastante.

Quvenzane Wallis, dalla nomination all'Oscar al basket

Beasts of the Southern Wild: la giovane Quvenzhané Wallis protagonista del film in una scena
Beasts of the Southern Wild: la giovane Quvenzhané Wallis protagonista del film in una scena

"A farcela non è chi ha talento. Ma chi ha talento e fa le scelte giuste" dice a Jace la madre Jenna, un personaggio quasi irreale per quanto è saggia, forte, bella. Se la bellezza e il portamento di Shinelle Azoroh la rendono una delle figure di spicco della serie, è bello ritrovare quella Quvenzane Wallis che aveva preso il cuore di tutti nel film Re della terra selvaggia, per il quale era stata candidata all'Oscar a nove anni. C'è anche lei in Swagger. E ci sono le periferie, l'hip-hop, l'epica sportiva. Swagger ha tutto, e merita la visione.

Conclusioni

Nella recensione di Swagger vi abbiamo parlato di una serie tv che è molte cose: film sportivo, teen drama, romanzo di formazione, oltre che una storia sulle dinamiche familiari e uno spaccato sulla condizione degli afroamericani negli Stati Uniti di oggi. A ritmo di hip-hop. Scritta e girata molto bene, è una serie da vedere. Se amate il basket, ma non solo.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

5.0/5

Perché ci piace

  • La scrittura, che si ispira all'esperienza di Kevin Durant, ma riesce a farne un racconto immediatamente empatico.
  • L'idea di raccontare anche cosa voglia dire crescere in America oggi.
  • Le riprese delle partite, girate al livello dei giocatori, con la mdp al centro dell'azione.

Cosa non va

  • Un racconto del basket giovanile, ai margini dei grandi eventi, potrebbe non interessare tutti.