The Last Dance, la recensione: Signore e signori, Michael Jordan e gli dei del basket

La recensione di The Last Dance, la docu-serie in 10 puntate (2 alla settimana) in streaming su Netflix racconta la Leggenda di Michael Jordan e dei Chicago Bulls: da non perdere, per appassionati e non...

RECENSIONE di 27/04/2020
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The Last Dance: Scottie Pippen e Michael Jordan in un'immagine dalla docuserie Netflix

Michael Jordan, Scottie Pippen, Dennis Rodman, Phil Jackson. La recensione di The Last Dance, la serie in 10 episodi in streaming su Netflix dal 20 aprile (due episodi alla settimana: dal 27 sono disponibili il 3 e il 4) non può che partire da questi nomi. Il giocatore di basket più forte di tutti i tempi, i due campioni che hanno fatto insieme a lui la storia dei Chicago Bulls negli anni Novanta, e il coach che ha reso tutto questo possibile. Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, anche se non seguivi il basket NBA, non potevi non conoscere questi nomi. E con loro, quelli di Larry Bird, Magic Johnson, Isiah Thomas, stelle dei Boston Celtics, dei Los Angeles Lakers, dei Detroit Pistons, squadre leggendarie di quegli anni. The Last Dance è la storia dei Chicago Bulls, e dell'uomo che era in grado di volare, di sfidare la forza di gravità, tanto da venire chiamato "Air", aria, tanto da diventare un brand, Air Jordan, come la marca di sportswear per cui ha firmato una linea. The Last Dance, docu-serie in 10 episodi diretta da Jason Hehir (The Fab Five, Chicago Bears 1985, Andre the Giant) è un racconto della realtà, ma segue le regole del classico film sportivo, ha tensione, profondità, una trama avvincente. Può piacere sia a chi è appassionato di basket, ma anche a chi non conosce la storia, e può guardarla come un film di cui non conosce il finale.

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The Last Dance: Michael Jordan e Horace Grant in un'immagine dalla docuserie Netflix

La trama: Quell'ultimo ballo del 1997-98

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The Last Dance: David Stern, Michael Jordan e Phil Jackson in un'immagine dalla docuserie Netflix

Nell'autunno del 1997, Michael Jordan, il proprietario dei Bulls Jerry Reinsdorf e il coach Phil Jackson accettarono che una troupe cinematografica della NBA Entertainment seguisse la squadra per l'intera stagione sportiva. È una stagione molto particolare. I Chicago Bulls, la cui squadra era all'apice, pensano di fare una rivoluzione, e di sostituire il coach Phil Jackson. E a questo punto potrebbe lasciare il grande campione, Michael Jordan. Jackson dice che è l'ultimo ballo. La squadra arriva da tante vittorie, ma ripetersi non è facile.

Sua maestà Michel Jordan

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The Last Dance: Michael Jordan in un'immagine dalla docuserie Netflix

Abbiamo visto i primi quattro episodi della serie. Già dall'episodio 1 capiamo che cosa vuol dire seguire The Last Dance. È la storia appassionante di quella stagione, ma anche un viaggio nel tempo per scoprire la storia dei Bulls e quella dei suoi campioni. Non si può che partire da Sua Maestà Michael Jordan, che andiamo a conoscere nel campionato universitario del 1982, dove decide una finale con un tiro a pochi secondi dal termine. Lo seguiamo ai "draft" del 1984, dove i Chicago Bulls lo scelgono come n.3. Di lui si dice che è alto "solo 1,98" e non potrà guidare un team NBA. Ma Michael Jordan ha qualcosa di unico, quella capacità di "lievitare" e di rimanere sospeso nell'aria. E - guardate attentamente le sue azioni al ralenti, se ancora non le conoscete - di accarezzare, manipolare quella palla in modo unico, fino a farla arrivare a canestro.

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Scottie Pippen, lo scudiero

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The Last Dance: Scottie Pippen e Michael Jordan nella docuserie Netflix

Accanto al racconto di quella stagione del 1997-98, The Last Dance si prende il tempo anche di raccontare, come in una serie antologica, i singoli protagonisti di quei Chicago Bulls. L'episodio 2 è dedicato a Scottie Pippen, probabilmente il giocatore più forte dei Bulls dopo Jordan. Ma, in quegli anni, probabilmente sottostimato dai suoi stessi dirigenti: è solamente sesto come ingaggio nella squadra, e al numero 122 tra i giocatori NBA. È per questo motivo che, in quell'anno, non si affretta a curare un infortunio, e perde mezza stagione. Scottie Pippen è il Robin della situazione, se Michael Jordan è Batman. La timeline ci porta indietro fino alla sua infanzia, e ai drafts, dove viene preso dai Seattle Sonics per poi essere scambiato con i Chicago Bulls.

Dennis Rodman, il pazzo

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The Last Dance: Isiah Thomas, Joe Dumars e Bill Laimbeer in un'immagine dalla docuserie Netflix

L'episodio 3 è dedicato a Dennis Rodman, il cattivo, il pazzo, l'esagerato. Quello con i piercing, con capelli e le unghie colorate. Ma anche quello che fa il lavoro sporco, e uno dei migliori rimbalzisti della storia dell'NBA. Il "miglior difensore degli ultimi 30 anni" in campo è una forza della natura. Ma è anche uno che ha bisogno di forti motivazioni, altrimenti rischia di spegnersi. Nella storia di The Last Dance si palerà anche della sua relazione con Madonna, della sua scomparsa per una notte, alla fine della quale fu trovato in macchina con un fucile, e della sua "vacanza" a Las Vegas con Carmen Electra, per porre fine alla quale furono Phil Jackson e Michael Jordan in persona che lo andarono a prendere a letto in un hotel. Per gran parte della storia, quella che guarda al passato, vedremo Rodman nella parte del nemico, con la casacca dei Detroit Pistons, i grandi avversari dei Bulls tra gli Ottanta e i Novanta.

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Phil Jackson, il santone

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The Last Dance: David Stern, Michael Jordan e Phil Jackson in un'immagine dalla docuserie Netflix

L'episodio 4 si sofferma su Phil Jackson, il coach. Ex (ottimo) giocatore di basket, ex hippie e persona fuori dagli schemi, Jackson era un esperto della storia dei nativi americani, di cui spesso usava alcuni principi come insegnamento. The Last Dance ci racconta il Phil bambino, quando a cowboy e indiani faceva sempre l'indiano, fino al Phil coach, quello che, dal 1990, impostò il gioco dei Bulls non più solo su Jordan, ma sulla squadra. L'episodio più clamoroso, in questo senso, sarà la finale NBA del 1991, Bulls contro Los Angeles Lakers, in cui, in gara 5, dirà a Jordan, marcatissimo, di passare la palla ai giocatori liberi: uno di loro, Paxson, deciderà la gara. È grazie a Phil Jackson che Michael Jordan, fino ad allora considerato un grande giocatore ma non uno in grado di far vincere la sua squadra, entrerà nell'Olimpo di giocatori decisivi, come Larry Bird e Magic Johnson.

The Last Dance, un racconto epico

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The Last Dance: dietro le quinte della docuserie Netflix

The Last Dance è un documentarioeh lo so quell, ma si gusta come uno dei migliori film sportivi. Nella sua narrazione c'è tutto. A partire dai ruoli codificati come l'eroe, lo scudiero, il cattivo che cambia fazione e diventa il miglior alleato, il mentore. Per continuare con l'epica, la tensione, la suspense, unita al racconto di formazione dei protagonisti, una backstory che prende vita attraverso i flashback. The Last Dance unisce le immagini esclusive girate in quella stagione del 1997-98, a immagini di repertorio, alle classiche interviste fatte ex post, anni dopo. E la colonna sonora non scherza: dalla Partyman di Prince (da Batman) che recita "the new king in town" a Sirius degli Alan Parsons Project, canzone epica per eccellenza (era il brano utilizzato per l'ingresso in campo della squadra negli anni Novanta) a LL Cool J, Eric B & Rakim, Beastie Boys. Da seguire sia se siete patiti di basket, e sapete a memoria le stagioni che il documentario racconta, sia se non le conoscete, e allora guarderete il racconto senza sapere come andrà a finire. Come se guardaste un film sportivo, come la prima volta che avete visto Rocky. Con la consapevolezza che un film sui Bulls e su Michael Jordan può essere solo un documentario. Nessun attore, anzi nessun essere umano, potrebbe fare in scena quello che è stato capace di fare Michael "Air" Jordan.

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Conclusioni

Nella recensione di The Last Dance, docu-serie in 10 episodi in streaming su Netfilx vi abbiamo parlato di un prodotto che è un racconto della realtà, ma segue le regole del classico film sportivo: ha tensione, profondità, una trama avvincente. Può piacere sia a chi è appassionato di basket, ma anche a chi non conosce la storia, e può guardarla come un film di cui non conosce il finale.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

2.8/5

Perché ci piace

  • La serie racconta una storia bellissima: quella di Michael Jordan e dei Chicago Bulls negli anni Novanta.
  • Il racconto ha un tono epico, e ha ritmo, tensione, suspense.
  • I protagonisti vengono raccontati secondo ruoli codificati: l'eroe, lo scudiero e così via.

Cosa non va

  • Solo chi non ama il basket, e lo sport in generale, può rimanere freddo di fronte a questo racconto.