"Something went wrong". A dieci minuti dall'inizio della fine, Netflix è andata in crash. Le lancette di Downdetector sono schizzate in alto, spinte da oltre 14mila segnalazioni. Stacca e riattacca, connetti e riconnetti. Niente da fare, la piattaforma - nonostante avesse aumentato la banda - è andata in fallout all'alba di Stranger Things - Stagione 5. Del resto, era prevedibile: la febbre era altissima, incandescente, fuori controllo. La paura (a volte esagerata) per gli spoiler, la voglia di tornare a credere, identificandosi in un gruppo di personaggi divenuti fenomeno generazionale.
Stranger Things: dietro le quinte del finale
Pochi giorni prima dell'epilogo,Millie Bobby Brown e David Harbour hanno incontrato la stampa per riflettere sulla chiusura di un decennio che ha trasformato le loro vite e ridefinito il concetto di televisione. Come? Partendo dall'ancestrale battaglia tra Bene e Male, remixata secondo un approccio pop e citazionista che, come dimostrato in queste puntate finali, riesce ad agganciarsi anche ad un'iconografia classica.
Basti pensare alla piccola Holly Wheeler, a metà tra Alice nel Paese delle Meraviglie e Cappuccetto Rosso. Una grande casa, il bosco e poi quel lupo affamato, allegoria di una paura radicata e ineluttabile. Epica e intimità, dunque, come spiega David Harbour "In Stranger Thing c'è l'epico e l'intimo. Io preferisco di gran lunga l'intimo. Lotto sempre per quelle scene ricche, da 3-4 pagine, con due persone che vanno dritte al cuore di ciò che sta succedendo".
Siamo tutti outsider: l'incontro con Millie Bobby Brown
Stranger Things, una storia di outsider e di resistenza al terrore. Il senso della comunità, dell'amicizia, della famiglia. Qualunque essa sia. "Siamo tutti degli emarginati", dice Millie Bobby Brown, "Se incontrate uno di noi capirete quanto siamo strani ciascuno a modo proprio". E aggiunge: "Ed è questo che funziona così bene nell'ensemble. Penso che sia ciò che rende la serie così grande: il pubblico può sentirsi connesso a quel personaggio imperfetto. Significa che puoi essere completamente vulnerabile. Perché lo siamo tutti".
Parlando di come Undici l'abbia influenzata, Brown torna alla bambina che era quando tutto è iniziato: "Sono sempre stata abbastanza schietta e coraggiosa a modo mio. Come attrice sono molto istintiva, basandomi su ciò che sento nel momento. Ma penso che in questa stagione ci abbia messo molta più riflessione. Perché era l'ultima". L'attrice racconta l'evoluzione del suo approccio: "Ti ritrovi a mettere in discussione tutto ciò che hai fatto con il tuo personaggio. È l'ultima occasione, sto interpretando una supereroina. Ho tirato fuori la mia "orsa alfa" interiore. Su questo set mi sono sempre sentita accolta e incoraggiata. È come un parco giochi dove puoi provare cose nuove e vedere cosa funziona".
Un evento globale capace di sorprendere
Se Netflix è implosa al day one di rilascio di Stranger Things 5 (gli episodi conclusivi arriveranno il 26 dicembre e 1 gennaio), il motivo è da ritrovare anche nella voglia da parte dei fan di sentirsi al centro di un vero e proprio evento globale. Il ritorno ad Hawkins diventa lo spazio sicuro e suggestivo in cui poter dare sfogo all'immaginazione e al sogno. Una visione necessariamente immediata, che deve essere preservata così da poter mantenere la sorpresa e quindi l'inganno narrativo.
A tal proposito, se c'è qualcosa che Harbour non affronta con calma, sono le prime pagine dei copioni: "È stressante e terribile. Non ho controllo". E ammette di inviare note ai Fratelli Duffer ogni anno: "Alla fine di ogni stagione mando sempre una mail ai Duffer dicendo cosa ho imparato sul personaggio e cosa mi piacerebbe vedere nella stagione successiva. È strano interpretare un personaggio per tanto tempo ma avere un controllo così limitato sul suo destino. Però alla fine i Duffer riescono sempre a far quadrare tutto e a sorprendermi".