Gentile, sorridente, Stefania Spampinato è intervenuta all'Italian Global Series di Rimini e Riccione pronta a incontrare il suo pubblico e noi della stampa, felice di parlare ancora della sua Carina DeLuca, il ruolo che ha interpretato sia in Grey's Anatomy che nello spin-off Station 19 e che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Un ruolo che ancora oggi le dà soddisfazione e affetto da parte del pubblico.
Carina DeLuca e il fenomeno Grey's Anatomy: un successo irripetibile?
Partiamo proprio da lì nella nostra chiacchierata, da un personaggio che è diventata un'icona, un simbolo per tantissime persone. Lo porti ancora con sé? Le è rimasto nel cuore? "Assolutamente" ci ha detto Stefania Spampinato senza esitazione, "è un personaggio che mi ha cambiato la vita in tantissimi modi, sia a livello professionale, sia a livello umano, sia a livello di scoperta e curiosità nei confronti dell'essere donna. È un personaggio che era super all'avanguardia per quanto riguardava la sessualità femminile, lo studio del corpo, della sessualità e della sensualità, e quindi anche in quel senso ho imparato tanto da lei. È stato un personaggio che veramente mi ha fatto da scuola in mille modi e non lascerò mai andare completamente".
Inevitabile che sia così, anche perché faceva parte di una serie che è diventata un fenomeno globale, un successo che oggi è probabilmente irripetibile con l'affollamento di contenuti che stiamo vivendo. È forse un danno per tutto il settore audiovisivo? "Sì, lo è. Credo sia per il pubblico che per il talent. Per noi attori è tanto bello poter interpretare un personaggio che quasi diventa parte di noi, e noi diventiamo parte di loro. A parte il fatto di lavorare per un periodo sostenuto di tempo. E poi per l'audience... mi ricordo quando Station 19 è stato cancellato dopo 7 stagioni, il pubblico era devastato perché tutti i giovedì sera noi eravamo a casa loro, eravamo diventati loro amici, eravamo diventati delle persone che ispiravano idee, nuovi percorsi."
La cancellazione di Station 19 e la dittatura degli algoritmi streaming
Erano diventato famiglia, proviamo a suggerire e la Spampinato è d'accordo. "Diventava praticamente una famiglia. E quindi sì, il fatto che Grey's Anatomy sia alla ventitreesima stagione è un miracolo. Non so se possa succedere ancora." E la stessa Station 19 è arrivata a 7 stagioni. La percepiamo come una chiusura prematura, ma è più di quanto riescano a raggiungere serie contemporanee. "Sì, esatto. Leggevo adesso che Netflix controlla prima l'audience, gli algoritmi, prima di confermare una seconda stagione. Quindi a volte passano anche due anni prima che una seconda stagione venga fuori, il che ti fa perdere un sacco di audience. Quindi secondo me devono ancora calibrare quello che è il modo di decidere quale serie va avanti e quale no. Se ci si crede, se si pensa che la serie possa funzionare, investire un attimo nel tempo anziché dire: 'Ah no, non c'è audience il primo anno, cancelliamo, via'".
Da Euphoria alle attese di due anni: "Così si distrugge il legame con il pubblico"
È un altro punto delicato che pregiudica il successo di una produzione e l'affetto del pubblico: i tempi di attesa tra una stagione e l'altra, al contrario di quanto accadeva con le serie tradizionali da network che avevano una loro cadenza definita, e sicura per il pubblico. "Non so te, ma io dopo due anni mi sono già dimenticata un po' cosa è successo. Ci vuole continuità, così spezzi il ritmo, spezzi il momento, spezzi l'attesa. Poi la gente si stanca. Aspetti tre mesi, aspetti quattro, aspetti un anno... due anni anche no!" E qualcuna è andata anche oltre. Pensiamo a Euphoria, per esempio, o le serie che sono sono ufficialmente cancellate, come Mindhunters, ma ancora non tornano e forse non lo faranno mai. "Sono in un limbo". Le serie così come i loro spettatori che finiscono per disaffezionarsi al singolo titolo e un po' a tutta l'esperienza di visione seriale.
Stefania Spampinato spettatrice: il binge watching e il sogno nel cassetto chiamato Friends
Chiudiamo la chiacchierata con una curiosità più personale: il suo rapporto con le serie tv. Che spettatrice è Stefania Spampinato? Binge-Watching o visione più rilassata? "Un po' e un po', dipende dal tempo che ho a disposizione, dipende dalla serie. A volte mi frustra non poter continuare la visione, perché ovviamente i cliffhanger sono alla fine di tutti gli episodi e dici: 'No, lo devo sapere!'. A volte invece sono serie che magari non sono così estreme o che non hanno questi cliffhanger così avvincenti. L'ultima serie che ho visto è stata Hacks, che ho guardato adesso che era già finita, era tutta uscita, e quindi l'ho divorata. A volte ci sono solo un po' di episodi fuori e smetto, aspetto che escano tutti. Sì, quindi sono impaziente! Voglio che siano tutti fuori perché sennò 'una volta alla settimana'? No, no."
E ci sono invece mondi seriali di cui avrebbe voluto far parte? Serie in cui avrebbe voluto entrare? "Friends. Friends, l'icona. Ho imparato l'inglese guardando Friends e Sex and the City. Sono i due classici degli anni '90, fine anni '90. Mi piace proprio quella comicità, la recitazione, la velocità, quanto divertenti sono i personaggi. Quindi quelle due decisamente. E poi, magari più recente, più attuale. Beh, Grey's Anatomy!" Un traguardo importante, un sogno realizzato, ma non così scontato all'inizio: "quando mi ero appena trasferita a Los Angeles mi ricordo che guardavo Grey's Anatomy, McDreamy, tutti innamorati, Meredith... Non pensavo neanche di poterci mai arrivare, in realtà. Non era neanche una cosa che pensavo fosse possibile. Così come non pensavo a Friends o Sex and the City, Grey's Anatomy decisamente era una di quelle."
Stefania Spampinato continua a riflettere, a ragionare per trovare altri titoli. "E invece qualcosa di drammatico... fammi pensare a qualcosa di drammatico. Euphoria è pesante, non credo, non so! Un po' intensa! Lasciamo così, lasciamo le tre old school..." ci dice, poi ci ripensa: "E vabbè, Hacks! Hacks sarebbe stato molto figo poterlo fare, però volevo interpretare Jean Smart, non la giovincella!"