Star Trek: Discovery 3x01, recensione: un futuro “bruciato”

Recensione di di Star Trek: Discovery 3x01: That Hope Is You è il primo episodio della terza stagione disponibile su Netflix che porta la serie in nuove direzioni.

RECENSIONE di 16/10/2020
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Star Trek: Discovery - una foto di scena della stagione 3

A più di un anno dal drammatico finale della seconda stagione, la recensione di Star Trek: Discovery 3x01 ci segnala che siamo nuovamente a stretto contatto con la serie che, nel 2017, ha segnato il ritorno sul piccolo schermo (CBS All Access negli Stati Uniti, Netflix nel resto del mondo) del franchise ideato da Gene Roddenberry. Un ritorno inizialmente faticoso, a causa della componente prequel che già in precedenza aveva indebolito il versante catodico dell'universo trekkiano, senza dimenticare la presunta incompatibilità della premessa con quanto già sapevamo (la protagonista Michael Burnham è la sorellastra di Spock, dettaglio mai menzionato per cinque decenni). Un problema che lo showrunner Alex Kurtzman ha deciso di risolvere in modo drastico, mandando Burnham e l'astronave Discovery in un futuro remoto, mentre le alte sfere della Flotta Stellare decretavano che l'intero equipaggio sarebbe stato rimosso dagli archivi, come se non fosse mai esistito. Una scelta interessante, perché oltre ad aprire la serie a nuovi scenari non per forza legati al canone classico consente anche all'intero franchise di esplorare una nuova ultima frontiera, in un contesto cronologico che va oltre quanto visto finora, anche nel recente ritorno in scena di Jean-Luc Picard.

Niente più Federazione

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Star Trek: Discovery - Una foto tratta dalla terza stagione

Star Trek: Discovery torna, dunque, con That Hope Is You, una premiere (o meglio, la prima metà di essa) che introduce il nuovo status quo dell'universo creato da Gene Roddenberry. Siamo nell'anno 3188 (per rendere l'idea, ricordiamo che la prima stagione di Star Trek: Picard, ambientata nel "presente" del franchise, si svolge nel 2399), e Michael emerge dal viaggio nel tempo completamente disorientata. Non più in grado di contattare la Discovery e i suoi amici, decide di capire esattamente dove si trova, ed è in tale occasione che si imbatte in un uomo che si fa chiamare Book, e da lui scopre la tremenda verità: la Federazione e la Flotta Stellare non esistono più, a causa di un evento cataclismico che ha distrutto quasi tutte le riserve della materia prima necessaria per i viaggi interstellari, rendendo i vari Settori delle regioni autonome, senza veri contatti tra di loro. Questo rende ancora più fondamentale ritrovare la Discovery, che ha ancora la tecnologia richiesta per effettuare quegli spostamenti che ora non sono più possibili, e potrebbe eventualmente risollevare le sorti di una galassia molto diversa da quella che conoscevamo.

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Nuove frontiere

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Star Trek: Discovery - una suggestiva immagine del primo episodio

È una vera e propria reinvenzione, quella messa in atto da Alex Kurtzman e dai suoi collaboratori, come si può anche intuire dall'elenco del cast nei titoli di testa: solo quattro degli interpreti originali, con l'aggiunta della new entry David Ajala nei panni di Book. E in questa sede, a parte lui, appare solo Sonequa Martin, per guidarci in quello che è a tutti gli effetti un mondo nuovo di zecca nel contesto di un franchise che finora è sempre stato riconoscibile: anche Star Trek - Deep Space Nine, che all'epoca diede l'impressione di violare le regole optando per una location statica e un tono più cupo del solito, si muoveva comunque in un ambiente riconoscibile a base di elementi consolidati come appunto la Federazione, la Flotta Stellare (con occasionali crossover con le altre serie) e razze aliene ben note e definite. Qui, salvo qualche volto parzialmente familiare come gli andoriani, siamo in una landa inedita, sterminata e (a tratti letteralmente) desolata da esplorare, ed è forse la svolta più innovativa nella storia recente di Star Trek, nato come visione ottimista di un futuro dove la coesistenza pacifica è possibile ma poi rimasto bloccato in uno schema nostalgico e ripetitivo (basti pensare alla nuova serie di Picard, dove il fan service ha avuto la meglio sulle idee nuove).

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Star Trek: Discovery - una scena della terza stagione

Certo, è quasi scontato che prima o poi la mancanza di tecnologia non sarà più un problema così grosso, ma nell'attesa di arrivarci è una ventata di aria fresca assistere a una vera evoluzione all'interno dei mondi immaginati da Roddenberry. Un'evoluzione che guarda al passato, ma non in senso nostalgico, proponendoci paesaggi aridi e desertici ma senza la certezza di un raggio teletrasportatore per trarre in salvo i malcapitati di turno. Un mondo senza Federazione, e quindi senza le leggi che più di una volta creavano problemi ai personaggi, ma che hanno anche tenuto in piedi equilibri delicati tra alcuni popoli (sarà molto interessante, in tale ottica, scoprire la situazione attuale dei Klingon e dei Romulani). E nonostante l'apparenza di un "tradimento" di tutto ciò che siamo soliti associare all'universo di Star Trek, questa nuova stagione si annuncia in realtà molto fedele alla filosofia di base di Roddenberry. Da quel punto di vista c'è un che di ironico nel fatto che questa serie non inizi con quel celebre monologo che parlava dell'Enterprise ma è poi diventato il motto del franchise tout court: siamo diretti là dove nessun altro è mai andato prima.

Conclusioni

Arriviamo alla fine della recensione di Star Trek: Discovery 3x01, episodio che è un nuovo punto di partenza. Slegato da praticamente tutto quello che ha definito il franchise per cinque decenni, il mondo di Michael Burnham non è più lo stesso, e scoprire esattamente cosa sia cambiato si annuncia come uno dei piaceri maggiori delle settimane a venire.

Movieplayer.it

4.0/5

Voto medio

1.8/5

Perché ci piace

  • David Ajala si integra perfettamente nel mondo di Star Trek.
  • La premessa della terza stagione è affascinante.
  • Sonequa Martin-Green fa vedere tutte le sfaccettature della sua performance.

Cosa non va

  • Chi ama lo Star Trek classico potrebbe storcere il naso per la scelta dell'ambientazione.