Star Trek: Discovery 2x10, la recensione: angeli e demoni

La recensione di Star Trek: Discovery 2x10, che torna alla cattive abitudini di scrittura.

Star Trek Discovery Stagione 2 The Red Angel 2
Star Trek Discovery: Wilson Cruz, Anthony Rapp nell'episodio The Red Angel

Prima di iniziare questa recensione di Star Trek: Discovery 2x10, una premessa: la scorsa settimana avevamo parlato di come la serie fosse in grado di risollevare occasionalmente le proprie sorti, regalandoci una storia davvero coinvolgente e ben scritta dopo diversi capitoli in cui ogni approfondimento tematico si ritrovava sacrificato in nome di progressivi indizi sull'avanzamento della trama orizzontale legata all'Angelo Rosso e la misteriosa minaccia futura che questo individuo venuto da un'altra epoca vuole scongiurare. Era quasi prevedibile che a sette giorni dalla dipartita di Airiam lo show tornasse alle vecchie abitudini, guarda caso con un episodio intitolato The Red Angel. E così, a un mese dalla conclusione del secondo ciclo (di cui conosciamo già in parte il contenuto poiché è stato annunciato che Christopher Pike non farà più parte dell'equipaggio nella prossima stagione, già confermata), si ritorna alla struttura tipica: tante idee buttate lì un po' a caso, per una miscela che ha il solo scopo di portare avanti la storyline a lungo termine senza soffermarsi sulla trama autoconclusiva.

'È una trappola!'

The Red Angel inizia con il funerale di Airiam, di per sé un'idea gradevole anche per questioni di continuità ma penalizzata dal fatto che si tratta di un personaggio la cui presenza era quasi limitata all'episodio precedente, il che rende il profluvio di parole spese su di lei abbastanza gratuito. Archiviato il lutto, si passa alla trama della settimana, a un ritmo a dir poco accelerato: dopo due episodi in cui l'equipaggio della Discovery era ufficialmente ricercato, la questione è risolta in questa sede con grande rapidità, rimuovendo quell'elemento di suspense in più che poteva rimanere fino al finale di stagione. Questo per potersi concentrare pienamente su Michael Burnham, la cui centralità è duplice in questo episodio: da un lato, informazioni lasciate da Airiam suggeriscono che l'Angelo Rosso sia in realtà una versione futura di Burnham, il che è all'origine del "brillante" piano per catturarlo (mettere in pericolo Michael nel presente); dall'altro, la morte dei genitori di lei è legata alla tecnologia usata dal misterioso visitatore dal futuro, poiché questa fu inventata dalla Sezione 31 nel tentativo di contrastare invenzioni simili da parte dei Klingon.

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Star Trek Discovery Stagione 2 Project Daedalus 1
Star Trek: Discover, Michelle Yeoh in una scena dell'episodio Project Daedalus

Ebbene sì, la backstory dei personaggi aggiunge un nuovo tassello alla mitologia complessiva di Star Trek, fondendo tre elementi - i viaggi nel tempo, la Sezione 31 e l'impero Klingon - in un calderone nostalgico all'insegna del fan service, forse anche per rendere più interessanti i classici nemici della Federazione quando torneranno in scena (inevitabilmente). Come ciliegina sulla torta viene tirato in ballo anche il Mirror Universe, di cui Philippa Georgiou sente la mancanza per motivi carnali. Il tutto abbinato all'evoluzione personale di Michael Burnham, che proprio in questo episodio di Star Trek Discovery 2 dimostra di essere degna del rango di protagonista di show, tramite la performance di Sonequa Martin e una scrittura che tiene conto della sua esistenza in quanto personaggio e non come semplice espediente narrativo (vedi il suo rapporto con Spock, che dopo i primi segnali nella puntata precedente continua a migliorare sul piano drammaturgico). O meglio, non solo come espediente narrativo, dato che viene comunque usata come esca per attirare in una trappola il suo presunto io futuro.

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La famiglia prima di tutto

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Star Trek Discovery: Michelle Yeoh e Sonequa Martin-Green nell'episodio The Red Angel

L'idea che l'Angelo Rosso potesse essere Michael Burnham venuta dal futuro è, come dice Spock, abbastanza logica (è appurato da tempo che, in caso di necessità, lei sia disposta ad agire per conto proprio), ed era, sulla carta, una soluzione più interessante di un qualche pezzo supplementare di fan service come per esempio Jean-Luc Picard (il quale tornerà prossimamente in una nuova serie). E per quanto lo show sia pronto ad andare in una direzione più fresca, il colpo di scena finale sull'identità dell'Angelo contribuisce lo stesso a rendere questo universo più piccolo, oltre che ad aumentare le domande sui possibili paradossi temporali: adesso abbiamo a che fare con ben due persone che, nella timeline originale, dovrebbero essere morti, ossia Michael e sua madre (anche se quest'ultima potrebbe aver simulato il proprio decesso). Questa stagione ha confermato in due occasioni che la linea temporale di Star Trek: Discovery è quella classica, prima del reboot cinematografico del 2009, ma il leggero sospetto che qualche stravolgimento sia dietro l'angolo per ovvie necessità narrative comincia a farsi più consistente...

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3.0/5