Spin Time, che fatica la democrazia!, recensione: uno stabile occupato ci aiuta a (ri)scoprire la comunità

La recensione di Spin Time, che fatica la democrazia!, nuovo documentario di Sabina Guzzanti dedicato a Spin Time, stabile occupato nel centro di Roma.

RECENSIONE di 16/09/2021
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Spin Time, che fatica la democrazia!: una sequenza

Dopo aver raccontato in più occasioni la politica italiana, Sabina Guzzanti distoglie momentaneamente lo sguardo dal suo tema prediletto per rivolgerlo su una realtà completamente diversa. Come sottolinea la recensione di Spin Time, che fatica la democrazia!, il nuovo oggetto dell'interesse dell'attrice e regista è un mastodontico palazzo occupato nel centro di Roma con la variegata umanità che vive al suo interno. Spin Time è, infatti, l'ex sede Inpdap occupata in via Santa Croce in Gerusalemme, abitata da circa 450 persone di 25 nazionalità diverse. Esperimento sociale di portata unica, viste le numerose attività culturali e formative che trovano spazio ai piani inferiori, la realtà di Spin Time è stata portata all'attenzione dei media in varie occasioni legate ai problemi legali dell'edificio.

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Spin Time, che fatica la democrazia!: una sequenza del film

La stessa Sabina Guzzanti ha ammesso di aver maturato l'idea di realizzare il documentario dopo aver letto la notizia dell'intervento dell'elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, che nel maggio 2019 violò le disposizioni di legge entrando a Spin Time per riattaccare la corrente tagliata per insolvenza. Seguendo il coraggioso gesto del cardinale, anche Sabina Guzzanti e la sua telecamera sono entrate dentro Spin Time documentandone vita quotidiana, attività, organizzazione e problematiche.

Gli antichi greci la sapevano lunga

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Spin Time, che fatica la democrazia!: un'immagine

Se le nuove generazioni rappresentano il futuro, l'apertura e la chiusura di Spin Time, che fatica la democrazia! danno spazio ai piccoli abitanti del palazzo occupato, mostrati nei loro giochi collettivi e intervistati per conoscere le loro opinioni sulla permanenza a Spin Time. Sono in molti a ribadire che, di fronte alla possibilità di vivere in una casa tutta per loro, preferiscono restare insieme alle altre famiglie per non lasciare gli amici e la dimensione comunitaria. Probabilmente molti degli adulti che vivono a Spin Time la pensano diversamente. Buona parte del documentario di Sabina Guzzanti è dedicato a mostrare le problematiche di una convivenza forzata e le difficoltà nel mettere d'accordo personalità, culture e stili di vita diversi.

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Spin Time, che fatica la democrazia!: una scena

Grazie alla visione comprendiamo il duplice significato contenuto nel titolo del film, Che fatica la democrazia!, che riguarda proprio le difficoltà di creare e far rispettare regole uguali per tutti, ma al tempo stesso ammicca all'accezione originaria del termine (dèmos = popolo), visto che quello che vive all'interno di Spin Time è un popolo decisamente variegato che si autogoverna attraverso organi rappresentativi. Facciamo così la conoscenza del comitato, gruppo di condomini eletti periodicamente attraverso regolari votazioni che si occupano di far rispettare le regole, convocando i trasgressori ed elargendo punizioni di varia natura, talvolta con esiti comici.

Sabina Guzzanti e Lucia Azzolina, botta e risposta: "La ministra mi imita", "Tu sei inimitabile"

Il potere dell'arte, del cinema... e del teatro

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Spin Time, che fatica la democrazia!: un momento del film

L'Antica Grecia viene evocata spesso e volentieri in Spin Time, che fatica la democrazia!, suggerita dal bassorilievo che si trova in fondo alle scale alle cui figure viene data voce attraverso l'animazione per tirare la fila della morale di ciò che stiamo vedendo, e poi c'è il teatro, leit motiv con cui si ribadisce il molteplice potere dell'arte: salvifico, di aggregazione, di educazione e di presa di coscienza collettiva. In alternanza alle vivaci riunioni del comitato e dell'assemblea dei condomini vi sono le riunioni ristrette, a cui partecipano gli ideatori dell'occupazione di Spin Time che si autofinanziano attraverso una fitta rete di corsi di formazione e attività teatrali e musicali aperte a chiunque (oltre a una discoteca che ha sollevato più di una critica finendo anche nel mirino della legge), ma gratuite per gli abitanti del palazzo. Abitanti che disertano tutti i corsi tranne uno, quello di teatro guidato dall'attrice greca Cristina Zoniou. Con la sua sensibilità, Cristina è riuscita a sollecitare la coscienza degli abitanti di Spin Time grazie all'utilizzo delle tecniche del Teatro dell'Oppresso, esercizi teatrali in cui viene coinvolta, con suo grande divertimento, la stessa Sabina Guzzanti.

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Spin Time, che fatica la democrazia!: una scena del film

L'accusa che gli abitanti di Spin Time si scambiano più spesso l'un l'altro è il disinteresse nei confronti delle faccende collettive, che vanno dalla pulizia degli spazi comuni alle manifestazioni per chiedere condizioni di vita più dignitose ed evitare lo sgombero. Ed è proprio qui che il film di Sabina Guzzanti crea la sua piccola epifania. Il Teatro dell'Oppresso, con le sue finte scaramucce che strappano perfino qualche risata, è lo strumento più efficace per aiutare coloro che vivono in condizioni di disagio a sviluppare una coscienza collettiva, a trasformarsi in comunità. E se l'unione fa la forza, la democrazia può funzionare solo se va a braccetto col concetto di collettività, seppur nel pieno rispetto delle differenze reciproche. Che lezione di civiltà quella di Spin Time!

Conclusioni

Come sottolinea la recensione di Spin Time, che fatica la democrazia!, Sabina Guzzanti ci guida alla scoperta di una realtà unica nel cuore di Roma, la comunità di Spin Time, palazzo occupato che non solo dà alloggio a 450 persone, ma che si è trasformato in polo culturale e punto di riferimento per la Capitale. Tra autogestione e difficoltà di conciliare visioni diverse, il film aiuta a riscoprire il valore del senso di comunità.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Documentario vivace, che fa parlare le immagini e i protagonisti.
  • Sabina Guzzanti sceglie di apparire molto poco, evitando così di offuscare il vero oggetto del film.
  • Tanti siparietti, alcuni anche divertenti, ci danno il polso di una realtà unica, nota a pochi.

Cosa non va

  • Alcuni scambi di battute, per fortuna rari, portano con sé un senso di artificio.
  • Dopo aver dedicato tanto tempo ai personaggi ritratti, la "morale" del film viene liquidata un po' troppo frettolosamente.