Una fiamma che si accende, acqua che bolle, un coltello che affetta verdure. L'immaginario di Spezie e bugie - La piccola cucina di Mehdi è chiara fin dalla primissima scena del film ed è ovviamente legato alla cucina. Non è però l'argomento principale del film d'esordio di Amine Adjina, perché la storia del protagonista Mehdi usa il food, l'argomento caldo degli ultimi anni al cinema, in tv e sui social, per parlare d'altro, per affrontare il tema dell'identità culturale. Senza rinunciare, però, a intrattenere con leggerezza e brio.
Tra il sedano, le zucchine e le carote
La vita del giovane chef Mehdi (Younès Boucif) è un delicato gioco di equilibri: con la madre Fatima (Malika Zerrouki) recita la parte del perfetto figlio di origine algerina, mentre al lavoro coltiva in segreto la passione per la cucina francese e vive una storia d'amore con Léa (Clara Bretheau). Quando Léa pretenderà di conoscere la famiglia di lui, Mehdi finirà incastrato nei suoi stessi segreti e ingaggerà una madre fittizia, l'esuberante Souhila (Hiam Abbass). La menzogna trasformerà il suo mondo in un'irresistibile commedia degli equivoci, costringendolo a fare i conti con la propria identità.
Il contrasto in Mehdi, tra cucina e cultura
Il protagonista di Spezie e bugie interpretato dal bravo Younès Boucif cerca di trovare, e soprattutto mantenere, un equilibrio: da una parte la sua matrice culturale e la necessità di portarla avanti per assecondare la volontà della madre e della famiglia, dall'altra la passione, culinaria e sentimentale, per qualcosa che fa parte della sua vita in quel di Lione, ovvero la cucina francese e quel che prova per Léa. Con questo contrasto, e la necessaria successiva sintesi, il regista porta avanti la metafora identitaria che fa da sfondo al suo film.
Ed è un parallelo che funziona, perché sfrutta uno degli elementi che fanno parte dell'eredità culturale di un popolo per rappresentare il difficile passaggio tra le proprie radici e l'accogliere le novità del luogo in cui ci si trasferisce. E valorizza anche la contaminazione, che non è tradimento e rinuncia, ma crescita e conquista. Personale e non solo.
Un riuscito esordio in equilibrio tra toni
E c'è una sorta di contaminazione anche di toni, perché è vero che Spezie e bugie sa essere leggero e vivace, che sa far sorridere il suo pubblico anche grazie alla prova di una Hiam Abbas che si mette in gioco in una veste esuberante e teatrale, ma è ugualmente vero che tutto il cast completa la ricetta di Amine Adjina aggiungendo il proprio sapere, dal burbero ma tenero Bernard, interpretato da Gustave Kervern, all'energia delle tre sorelle di Mehdi, che scardinano i cliché sulle donne maghrebine.
E non possiamo non segnalare anche la sottile e delicata nota malinconica di fondo che emerge sulla media distanza e aggiunge profondità ed emozione al racconto. Merito della scrittura leggera ma accorta, ma anche dell'origine teatrale del regista che fa sì che sappia gestire a dovere i tempi dei dialoghi e dei rapporti tra i personaggi, con una messa in scena che non azzarda molto e si mantiene funzionale al racconto e il messaggio che intende veicolare. E spesso non è necessario andare oltre.
Conclusioni
Spezie e bugie - La piccola cucina di Mehdi, l'esordio alla regia di Amine Adjina, è una commedia che scalda il cuore e stuzzica il palato. Dietro l'impianto della più classica commedia degli equivoci, si nasconde una riflessione sincera e mai banale sulla doppia identità culturale, sull'emancipazione e sull'importanza delle proprie radici. Se la messa in scena sceglie la via della sicurezza senza osare troppo, a far decollare la pellicola ci pensano una scrittura brillante e un cast in gran forma, guidato da una Hiam Abbass in una veste comica inedita e travolgente. Un comfort movie intelligente, che usa i sapori della cucina come ponte tra due mondi.
Perché ci piace
- Hiam Abbass in un ruolo comico ed esuberante è una sorpresa e un valore aggiunto per l'intero film.
- Il film usa il pretesto culinario per parlare di integrazione e radici in modo intelligente, senza scivolare nella retorica.
- La sceneggiatura bilancia molto bene le risate della commedia degli equivoci con una sottile e realistica malinconia di fondo.
- Younès Boucif e Clara Bretheau formano una coppia contemporanea e credibile sullo schermo.
Cosa non va
- La messa in scena, per quanto funzionale, tradisce l'origine teatrale del regista e non azzarda mai dal punto di vista puramente visivo.
- Per quanto ben scritta, la struttura della commedia degli equivoci segue binari piuttosto classici e il finale non riserva grandi sorprese narrative.