I fuochi d'artificio in Giappone sono un'istituzione, una forma d'arte tramandata per generazioni con la quale, specialmente in estate, si creano spettacoli che nell'immaginario collettivo vengono abbinati ai Matsuri, le feste di paese. Il significato di questi "fiori di fuoco" (hanabi) è però molto più profondo e dietro a un risultato così spettacolare si celano uno studio e una preparazione meticolosi. Anche di questo racconta A New Dawn, lungometraggio animato presentato prima al Festival di Berlino e poi a quello di Annecy (dove ha vinto il Premio della Giuria nella sezione Contrechamp), che ora finalmente arriva nelle nostre sale per un'uscita evento dal 23 al 29 luglio 2026.
Il film segna il debutto alla regia e alla sceneggiatura di Yoshitoshi Shinomiya, noto pittore e illustratore giapponese, famoso tra gli appassionati di anime per aver curato gli splendidi sfondi e i background artistici di opere come Your Name. e Il giardino delle parole di Makoto Shinkai. E tutta la tecnica e il suo estro creativo sono ben visibili in questo film che ammalia, meraviglia e offre più di qualche spunto di riflessione.
Un ultimo spettacolo contro l'avanzata del tempo
La storia ruota attorno alla Obinata Fireworks, una piccola bottega di fuochi d'artificio a conduzione familiare. Con l'avanzare della città e della gentrificazione, però, non sembra esserci più spazio per questa piccola realtà artigianale: il comune ne chiede la chiusura e rivendica i terreni.
Gli unici a opporsi a tutto questo saranno tre amici d'infanzia, Keitarō, Kaoru e Sentarō che, dopo essersi rincontrati a distanza di quattro anni, decidono di portare a termine un ultimo grande spettacolo pirotecnico, lo Shuhari, nella speranza che le autorità e i cittadini possano cambiare idea. Ad isolarsi dal resto del mondo per completare l'impresa è in particolar modo Keitarō, che sente forte la connessione con la sua famiglia e con tradizioni che risalgono fino all'epoca dei pirati.
Una narrazione stratificata tra critica sociale e intimità
Quello che inizialmente A New Dawn sembra raccontare è un'artigianalità persa tra le macerie del progresso: la fabbrica Obinata è ormai un lontano ricordo fin dall'inizio e per tutto il film aleggia tra i protagonisti come un fantasma. Eppure è proprio attraverso questo fantasma che i tre iniziano quel processo fondamentale e dolorosissimo che è l'elaborazione del lutto. Il film, infatti, si presenta come un'opera stratificata che parte dalla tematica sociale della gentrificazione per poi scendere in profondità nell'animo dei personaggi, riflettendo sul concetto di famiglia e radici.
Anche se con qualche inciampo nella gestione dei tempi narrativi, il lungometraggio riesce a trattare ogni tematica con la giusta profondità e poesia, scegliendo la via della delicatezza anche per portare su schermo quel malessere esistenziale che nasce dal rendersi conto di stare per perdere qualcosa di estremamente caro e insostituibile.
Il quadro in movimento di Yoshitoshi Shinomiya
Dal punto di vista visivo, poi, A New Dawn è uno spettacolo vero e proprio: colorato, dinamico ed esplosivo proprio come un fuoco d'artificio. L'incredibile creatività di Yoshitoshi Shinomiya qui si libera all'ennesima potenza per fondere la classica animazione 2D a mano con la stop-motion, la clay animation (l'animazione con la plastilina) e gli acquerelli; tutte tecniche analogiche in grado di conferire a ogni fotogramma la forza e lo stupore della pittura in movimento. Una follia visiva che ribadisce come quest'opera giochi con armonie e dicotomie per stupire e accompagnerare il racconto alla perfezione.
Se poi a tutto questo uniamo le musiche curate dal musicista sperimentale Shuta Hasunuma, ecco che otteniamo qualcosa di veramente unico: un esordio impressionante che dimostra come la sensibilità artistica e narrativa di Shinomiya sia maturata ulteriormente nel corso degli anni, rendendolo un regista estremamente promettente nel complesso mondo dell'animazione giapponese.
Conclusioni
A New Dawn segna il folgorante debutto alla regia dell'illustratore Yoshitoshi Shinomiya, che firma un’opera intima e matura sull'elaborazione del lutto e la perdita delle proprie radici. Pur con qualche lieve incertezza nel ritmo narrativo, il film si rivela una straordinaria sinfonia sensoriale: un vero e proprio "quadro in movimento" che fonde animazione 2D, acquerello e stop-motion, splendidamente supportato dalle musiche sperimentali di Shuta Hasunuma.
Perché ci piace
- Le immagini meravigliose e suggestive.
- Le diverse tecniche di animazione.
- Le tematiche narrate con profondità e delicatezza.
- Le musiche di Shuta Hasunuma.
Cosa non va
- Qualche incertezza nel ritmo narrativo.