"Spesso realizzi la prima stagione di una serie senza sapere davvero cosa succederà, ma questa volta era diverso", spiega un gentilissimo Shawn Hatosy - Emmy per il ruolo del dottor Jack Abbott -, tornato nel pronto soccorso del Pittsburgh Trauma Medical Center di The Pitt, ideata da R. Scott Gemmill. La serie arriva su HBO Max con una seconda stagione, confermando l'estrema qualità.
Accanto all'attore, in occasione della nostra intervista video organizzata per il lancio, anche Sepideh Moafi che nella serie interpreta la dottoressa Al-Hashimi, un nuovo personaggio. Sarà lei che dovrà prendere - momentaneamente - il posto del dottor Robby, interpretato da Noah Wyle (fresco di Golden Globe).
The Pitt - Stagione 2: intervista a Sepideh Moafi e Shawn Hatosy
"Con John Wells, Scott Gemmill e Noah, già leggendo il primo episodio ho capito che c'era qualcosa di speciale", spiega Shawn Hatosy. "C'era un elemento che, secondo me, il pubblico desiderava davvero: l'immediatezza. E anche un modo diverso di raccontare la storia, qualcosa di familiare ma allo stesso tempo nuovo. La seconda stagione? C'è stata la voglia di fare bene. La pressione non è necessariamente negativa. È proprio lì che l'arte e la bellezza possono nascere. Senza pressione non c'è abbastanza energia, né concentrazione".
Dall'altra parte, la new entry Sepideh Moafi dice: "Non ho partecipato alla prima stagione, quindi l'ho scoperta insieme al resto del mondo. Non so se dovrei confessarlo, ma non sono un grande fan delle serie mediche e non mi sono mai davvero perso in uno di questi show!" Tuttavia "The Pitt è diverso. È unico. Credo dipenda molto dal suo punto di vista: mette in luce importanti temi sociali e lo fa attraverso la vicinanza che si crea con i personaggi".
Del resto, secondo l'attrice, questo "È un momento in cui abbiamo bisogno di eroi. Stiamo annaspando come mondo e vedere persone che fanno del bene non per gloria, ma per amore dell'umanità, è incredibilmente stimolante. Sono combattenti. È un periodo difficile per il nostro e osservare ciò che affrontano ogni giorno, e come lo affrontano, è davvero coinvolgente".
Alla ricerca dell'empatia
La narrazione della seconda stagione di The Pitt, così come la prima, tende a esaltare il valore dell'empatia, sempre più rara. Per Sepideh Moafi - marcatamente diversa rispetto al dottor Robby - l'empatia è qualcosa a cui "tutti abbiamo accesso, ma spesso perdiamo il contatto con il nostro cuore e con la capacità di relazionarci agli altri", e prosegue, "Credo sia per questo che, fin dall'inizio dei tempi, abbiamo avuto bisogno delle storie: per perderci in mondi immaginari che ci aiutano a comprendere la nostra realtà. Anche le tragedie greche servivano a questo. Oggi l'empatia è diventata un po' più inaccessibile, e The Pitt ha il grande merito di aiutare le persone a riscoprirla, insieme alla sua umanità".
La stessa empatia che manca ai leader, secondo Shawn Hatosy "Chi ricopre ruoli di leadership dovrebbe attingere molto di più all'empatia. Sembra che stiamo vivendo un periodo in cui quasi si cerchi di non essere empatici, perché spesso non aumenta i profitti", continua l'attore. "Forse oggi il vero "superpotere" è proprio il profitto, e questo riflette una generale mancanza di comprensione di ciò che sta accadendo nel mondo".