Ci sono serie che non hanno nulla di miracoloso, nulla di sorprendente o di innovativo, ma che riescono a mettere ogni cosa al posto giusto per tirar fuori un'esperienza gradevole, fruibile, capace di intrattenere. È il caso di Senza giudizio, serie spagnola che infatti ha subito conquistato la vetta della top10 Netflix.
Non sorprende anche perché le produzioni di origine spagnola hanno sempre un riscontro più o meno evidente nella versione italiana della piattaforma, sulla scia di veri e propri fenomeni come sono stati La casa di carta o La ragazza di neve.
La storia della serie, tra caduta e rinascita di Amanda Torres
Protagonista di Senza giudizio è Amanda Torres, interpreta da Elena Rivera che tratteggia una protagonista problematica quanto brillante, che deve reinventarsi dopo una battuta d'arresto. La conosciamo che è un avvocata di primo piano, stimata e rispettata in aula, finché la sua situazione precipita a causa di una crisi legata al disturbo ossessivo-compulsivo di cui soffre, che la espone al cospetto di colleghi, giudice e giornalisti presenti. È la fine della carriera brillante che aveva costruito, che la fa allontanare dallo studio legale per cui lavorava e la costringe a ricominciare dalle basi. Come se non bastasse, la sorella Daniela viene accusata dell'omicidio di Jaime, un uomo legato al passato di Amanda, che spinge l'avvocata a caricarsi il caso sulle spalle insieme al collega Gabriel Ochoa.
Tra legal drama e approfondimento psicologico
Se il caso di Jaime, il cui collegamento con la protagonista viene svelato poco a poco, funge da filo conduttore e trama orizzontale dell'intera stagione di Senza giudizio composta da 8 episodi, di volta in volta i casi verticali vengono sviluppati nell'ambito della singola puntata. Si tratta di un buon equilibrio tra struttura da procedurale classico ed esigenze da nuova serialità che incoraggia il binge watching.
Sullo sfondo del racconto legale, la serie spagnola di Netflix non rinuncia a ricamare il background psicologico della protagonista e circondarla di figure che si ritagliano il loro spazio completando il racconto. In particolare è efficace il lavoro di Elena Rivera nei panni di Amanda, che si carica sulle spalle le fragilità di un personaggio con delle problematiche, ma anche la solidità professionale che dimostra in aula.
Leggerezza e ritmo per Senza giudizio
Se la protagonista e le figure che le gravitano attorno si possono considerare tra le note positive della serie, ugualmente efficace è il ritmo del racconto, sostenuto da una messa in scena e un montaggio dinamico, da una leggerezza che rende piacevole la visione e intrattiene lo spettatore, al netto di qualche disomogeneità stilistica che si percepisce nell'arco della stagione.
Senza giudizio è infatti il tipo di serie che al pubblico piace guardare e ha dalla sua anche la capacità di lasciare anche qualche blando spunto di riflessione su come alcune problematiche come i disturbi ossessivi-compulsivi (DOC) impattino sulla quotidianità personale e professionale dei singoli. Aspetti di cui è bene parlare, che vanno messi in scena per aumentare la consapevolezza del pubblico, a cui Netflix ha il merito di dare spazio.
Conclusioni
Senza giudizio non ha la pretesa di rivoluzionare il panorama dei legal thriller, ma dimostra l'abilità dell'industria seriale spagnola nel confezionare prodotti d'intrattenimento solidi e accessibili. Grazie al carisma di Elena Rivera e a un ritmo che non concede pause, la serie Netflix si rivela una visione piacevole e scorrevole, ideale per gli amanti delle storie processuali venate di mistero. Non lascerà un segno indelebile nella storia della piattaforma, ma mantiene esattamente ciò che promette: otto episodi di puro intrattenimento che sanno come catturare l'attenzione del pubblico.
Perché ci piace
- La protagonista Elena Rivera riesce a rendere Amanda Torres un personaggio tridimensionale, bilanciando fragilità personale e carisma professionale.
- L'equilibrio tra la trama orizzontale e i casi procedurali verticali favorisce un binge watching scorrevole e mai pesante.
- Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo non è usato come semplice espediente comico o macchietta, ma come reale motore psicologico e narrativo.
Cosa non va
- La serie si muove su binari estremamente classici del legal drama, senza guizzi originali che la distinguano nel genere.
- Il tono oscilla talvolta in modo brusco tra la drammaticità del thriller/mistero e la leggerezza quasi da commedia investigativa.