Che anno splendidi, i Duemila. La moda, la musica, il cinema, la televisione. Un periodo ispirato e perspicace, nonostante l'ombra dell'11 Settembre. Un'epoca che, vista la ciclicità della moda, sta tornando in auge, suggerendo - di nuovo - certe inflessioni che hanno segnato l'immaginario pop dei Millennials. Non tutto ciò che veniva sfornato, però, era effettivamente apprezzato.
Tante erano le serie nate con il destino segnato, figlie di intuizioni geniali ma rilasciate nel momento (o nel posto) sbagliato. Un esempio piuttosto lampante? The Tick. Andata in onda originariamente su Fox a cavallo tra il 2001 e il 2002, è l'emblema perfetto dello show incompreso dai network ma idolatrato dal pubblico. Appena nove episodi (di cui solo otto trasmessi all'epoca), bastati per essere ricordati per la comicità surreale, e a volte sboccata. Protagonista assoluto, il mascellone granitico e inconfondibile di Patrick Warburton.
The Tick: un "Seinfeld" in calzamaglia
Ben prima della saturazione cinefumettistica (e della decostruzione cinica alla The Boys), il creatore del fumetto originale Ben Edlund, supportato alla regia da Barry Sonnenfeld, tentò un esperimento: portare in live-action il suo supereroe blu, sottraendo però l'epica classica dei comics. A proposito, Sonnenfeld, il regista di Men in Black ha dichiarato che "il pilot di The Tick è stata la cosa migliore che abbia mai diretto". Del resto, l'obiettivo, suggerito dal produttore esecutivo Larry Charles, era quello di creare una sorta di "Seinfeld dei supereroi". L'azione doveva fare un passo indietro per lasciare spazio alla goffaggine, all'impreparazione.
A dominare la scena non erano i superpoteri o i villain (già ridotti all'osso rispetto alla fortunata serie animata degli anni '90), ma le nevrosi dei personaggi, le loro interazioni e l'umorismo decisamente più adulto, spregiudicato e sessualmente ammiccante. Anche perché la storia editoriale è emblematica: nato nel 1986 come mascotte della newsletter della catena di fumetterie New England Comics (area di Boston) The Tick era ideato come una parodia degli stessi supereroi. Non doveva salvare il mondo ma sopravvivere alla quotidianità - spesso snervante - in una città che non aveva chiesto di essere protetta.
Faccia di gomma e antenne telecomandate
A rendere iconica questa breve parentesi televisiva, oggi rispolverata da Netflix, che l'ha appena aggiunta al catalogo, fu una precisa scelta che aveva a che fare con l'estetica del personaggio. Pur dovendo aggirare noiosi ostacoli legali legati ai diritti (la Disney deteneva alcuni marchi, costringendo la produzione a inventarsi ex novo comprimari geniali come Batmanuel e Captain Liberty), il reparto costumi ebbe una folgorante intuizione: invece di coprire gli occhi del protagonista come nel fumetto, la maschera di The Tick lasciò il volto di Warburton completamente scoperto.
Il risultato? Una mimica facciale capace di restituire un eroe tridimensionale ed esilarante, supportato da un paio di antenne mosse a distanza da un burattinaio per accentuarne, con tempi comici perfetti, ogni reazione emotiva.
Cronaca di una morte annunciata (dalla Fox)
Ma allora, perché un prodotto così brillante ha chiuso i battenti dopo una manciata di episodi? La risposta è nel solito cortocircuito dei palinsesti generalisti. Nonostante le rassicurazioni iniziali e una tiepida promozione durante le World Series di baseball, la Fox non credette mai fino in fondo nel progetto. Peccato, diremmo oggi.
Inserita in una fascia oraria decisamente suicida (il giovedì sera, contro corazzate del calibro di Survivor e le comedy della NBC), strangolata da un budget risicato e da ritmi di ripresa massacranti per ridurre i costi, The Tick fu mandata in malora. Come ricorderà spesso lo stesso Warburton, senza peli sulla lingua: la Fox non possedeva l'IP della serie e non aveva la minima idea di come gestirla, decidendo di staccare la spina alla prima difficoltà.
Eppure, il mito non si è mai spento. Prima con un florido mercato home-video nei primi anni 2000, poi creando connessioni che hanno portato parte del team a lavorare su cult come The Venture Bros, fino ad arrivare al 2016, quando Amazon Prime Video ha tentato la carta del reboot affidando il ruolo a Peter Serafinowicz senza tuttavia riuscire a imporsi (appena due stagioni prodotte). Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia. Oggi, poter riscoprire l'originale The Tick del 2001, con il suo umorismo, l'approccio home-made e il suo eroe blu e spaesato, è un regalo che i veri millennials (magari anche un po' nerd) non possono lasciarsi sfuggire.