La famiglia, l'arte e l'amore si intrecciano in quel gioco di specchi che è Sentimental Value, opera più "bergmaniana" di Joachim Trier. E la figura di Gustav Borg, regista alle prese con un ultimo film dopo 15 anni di silenzio, interpretato da un eccelso Stellan Skarsgård, non può non farci pensare al Bergman più autobiografico. Infedele, incostante, egocentrico, ossessionato dallo spettro del suicidio della madre, il cineasta fonde grandezza e tormento. Lo stesso tormento che ha trasmesso alla figlia Nora (Renate Reinsve), anche lei attrice, al centro della potentissima scena iniziale.
Vediamo Nora dietro le quinte di un teatro strapieno, pronta a salire sul palco per l'ennesima replica de Il Gabbiano di Anton Čechov. Ma Nora è in preda a un attacco di panico che le mozza il fiato e la spinge a cercare la via di fuga imboccando la via dei camerini o proponendo una sveltina all'altro attore. Inutile dirlo, una volta salita sul palco Nora si rivelerà grandiosa. Ma tutto Sentimental Value è così, una matrioska di eventi e dialoghi il cui fine ultimo è sublimare i traumi della psiche attraverso l'arte.
L'influenza di Freud sul cinema norvegese
Ed è proprio quello che cerca di fare Gustav Borg, lottando disperatamente per realizzare il film della sua vita in cui vuole raccontare il suicidio della madre convincendo la figlia, che lotta altrettanto duramente per la sua stessa sopravvivenza, a interpretare la nonna. Il tutto girato nella casa di famiglia ormai vuota da tempo. Quest'"impotenza psichica", per dirla con Freud, che ha impedito a Gustav di essere fedele alla moglie (che, con una scelta tutt'altro che casuale, era una psicoterapeuta) o di essere presente per le figlie, viene raccontata con estrema finezza e profondità da Joachim Trier, trasformando il film in una lezione di cinema in cui passato e presente si intrecciano costantemente attraverso il racconto, il ricordo, ricostruito con l'aiuto di una misteriosa voce narrante femminile esterna ai fatti, e la finzione diegetica - il film nel film.
Un cinema di volti, lacrime, corpi e pensieri
Con una strizzata d'occhio al presente, a finanziare il film autobiografico (anche se lui continua a negarlo) di Gustav sarà Netflix grazie alla presenza di una giovane star americana di nome Rachel Kemp, interpretata da una toccante Elle Fanning, che prova disperatamente a seguire le indicazioni del regista nel tentativo di trasformarsi (inutilmente) in Nora. L'incontro tra i due artisti al Festival di Deauville, le interviste promozionali per il lancio del progetto, il casting e le prove ci offrono uno sguardo sul cinema nella sua dimensione umana e artigianale, ben lontano dai vaneggiamenti sull'AI e sugli attori sintetici che occupano spazio sui media oggi.
Quello di Trier è un cinema di sguardi, di parole, di corpi che si toccano e di scambi profodamente emozionanti che valorizzano il talento dei suoi interpreti, con una gara di bravura tra Renate Reinsve ed Elle Fanning, rispettivamente figlia vera e "putativa" di Stellan Skarsgård. D'obbligo citare anche Inga Ibsdotter Lilleaas che interpreta con altrettanto trasporto Agnes, la sorella minore di Nora.
Sentimental Value: un grande film
Pur aprendosi e chiudendosi nella casa materna di Nora e Agnes, Sentimental Value non è mai claustrofobico. Dramma intimo, il film valorizza gli esterni luminosi e verdeggianti di Oslo in cui Nora si rifugia nella sua solitudine e nelle sue peregrinazioni. La fotografia vivida di Kasper Tuxen trova sponda in pochi, ma azzeccati brani di musica leggera che producono un piacevole contrasto in un film che brilla per equilibrio, eleganza e profondità. Tante sono le scene prodotte dalla penna di Joachim Trier e di Eskil Vogt che rimarranno impresse per sincerità, profondità e per la capacità di emozionare a preparazione di un sorprendente finale conciliatorio. La chiosa perfetta per un'opera di questo livello.
Conclusioni
Finezza, profondità ed emozione sono i tratti del cinema di Joachim Trier che trovano sublimazione nella sua ultima fatica, come spieghiamo nella recensione di Sentimental Value. Performance superbe e commoventi in una storia familiare di stampo bergmianiano che intreccia una potente riflessione sul cinema e sulla vita alla storia di un padre e di una figlia.
Perché ci piace
- Le performance dei protagonisti sono straordinarie.
- Il film brilla per eleganza, emozione ed equilibrio.
- Tante scene toccanti, con un incipit folgorante e un finale perfetto.
Cosa non va
- Impossibile dire cosa non vada in un film come questo, praticamente perfetto.