Ci vuol coraggio, o forse basta solo un pizzico di consapevolezza per aprirsi e raccontarsi, rivelando una storia intima che, nemmeno a dirlo, si aggancia ai sentimenti universali. Del resto, dentro l'esordio alla regia di Marco Bonini possiamo forse ritrovare colori e sensazioni che ben conosciamo. Rancori e silenzi, rabbia e paura, ma anche perdono e rinascita.
Tratto dall'omonimo romanzo del regista, Se ami qualcuno dillo è un film leggero nel senso più stretto del termine: se certe goffaggini strutturali sfiorano la tenerezza, la dolcezza prende poi il sopravvento, così come non passa inosservata l'attenzione di Bonini ai personaggi (che ovviamente conosce bene), trattati a dovere. Se non può esserci quella solita banalizzazione che, spesso, avvelena certe storie - almeno questa volta meno male, diremmo - il regista, scena dopo scena, s'affida a loro - dunque si affida alla sua famiglia - per un atto di condivisione che merita rispetto.
Se ami qualcuno dillo: storia di un padre incapace di amare
Se ami qualcuno dillo, scritto insieme a Francesco Bruni, racconta dell'anaffettivo Sergio (Edoardo Leo) che, abituato a vivere in linea retta, e chiuso dietro una personalità fortemente egoista, finisce in coma dopo un attacco di cuore. Dopo giorni, si risveglia con gravi deficit cognitivi. Non ricorda nulla (o quasi), e deve in qualche modo tornare a capire come si vive.
Ad accompagnarlo in questa rinascita, la sua famiglia allargata: l'ex moglie (Giovanna Mezzogiorno), il figlio (Biagio Venditti) e la nuova compagna (Claudia Gerini). Tutti e tre, tra passato e presente, si ritrovano a fare i conti con quell'uomo scostante e gretto tornato ad essere un bambino capace, dopotutto, di amare.
Un film che punta al cuore (nonostante tutto)
Quello di Bonini, che speriamo continui anche nella regia, è un film portato che porta avanti emozioni e sentimenti, senza paura di sembrare ridondante. Certo, c'è una certa chiave retorica che s'incastra con la difficoltà, da parte di Leo, di affrontare un ruolo tutt'altro che facile, e c'è pure un'andamento a volte reiterato e ripetitivo che allunga il montaggio (dieci minuti i meno avrebbero giovato), ma va anche considerata la mole emotiva che l'autore si porta dietro. In questo senso, non c'è mai (per fortuna) un tratto pietoso, né c'è una costante ricerca del dramma: per questo parlavamo di leggerezza, con un umore generale che, come in certi dramedy americani, ricalca la più coerente delle normalità. Ed è un merito, soprattutto oggi: il nostro cinema deve tornare a parlare di persone vere, normali, riconoscibili.
In fondo, il romano Bonini, che inquadra al meglio la sua (e la nostra) Roma - quella popolare e verace -, dal Mandrione a Casal Bertone, sa gestire l'umore e sa gestire una storia che parla essenzialmente di trasformazione. O meglio, di evoluzione: come il ghiaccio che diventa acqua, spezzando attraverso un enorme punto di rottura quella mascolinità latentemente tossica che, puntualmente, si riversa sui figli (maschi). Ecco, sotto sotto, Se ami qualcuno dillo parla di carezze sepolte e poi riscoperte, e parla di quanto ogni sentimento non andrebbe mai precluso né tantomeno ritardato. Qualcuno la chiama educazione emotiva, o forse è solo questione di comprensione e rispetto. Perché per cambiare si fa sempre in tempo. Il cuore basta e avanza. Al cinema come nella vita.
Conclusioni
Non c'è dubbio che Se ami qualcuno dillo di Marco Bonini sia mosso da un certo calore e da una certa emozione capace di parlare lucidamente di paternità e di relazioni. Una storia intima, privata, ma anche universale, di facile lettura, mischiando umori e sensazioni. Nonostante una certa ripetitività, e una lunghezza sproporzionata, il bravo Bonini concepisce un cinema popolare e umano, che non ha paura di risultare a volte goffo e a volte dolce, nonché legato da una chiara tenerezza. Nel cast gli "amici" di sempre, a cominciare da Edoardo Leo (in un ruolo non facile).
Perché ci piace
- Il sentimento che ci mette Bonini.
- Personaggi reali, popolari, riconoscibili.
- Alcune sfumature malinconiche.
Cosa non va
- Certe dinamiche sembrano fin troppo ripetitive.