Che Sabrina Impacciatore fosse un'attrice versatile e capace lo avevamo capito da tempo: la sua naturale capacità di cambiare registro, adattandosi a ruoli e toni differenti, le è valsa sempre grande apprezzamento. Non ci siamo stupiti più di tanto, quindi, quando nel 2022 l'America l'ha scoperta grazie al ruolo della rigida manager Valentina nella seconda stagione di The White Lotus; un lavoro che l'ha consacrata come attrice internazionale e che le è valso la nomination agli Emmy Awards come Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica.
A dimostrare l'apprezzamento ricevuto nel paese a stelle e strisce ora c'è la serie The Paper, spin-off del cult seriale The Office, nella quale Sabrina Impacciatore interpreta un personaggio che è già icona: Esmeralda Grand. Direttrice editoriale del Toledo Truth Teller, Esmeralda è una donna sopra le righe che, come vi avevamo già raccontato nella nostra recensione, incarna la profonda crisi di contenuti e intenti che colpisce il mondo editoriale, diventando così figura cardine e rappresentativa dell'intera serie.
L'arte dell'improvvisazione secondo Sabrina Impacciatore
Della centralità del suo ruolo e del fatto che, volente o nolente, la sua Esmeralda abbia caratteristiche da "capo" spaventosamente riconoscibili, ne abbiamo parlato proprio con l'attrice, per capire come ha scelto di prepararsi a un ruolo così folle eppure riuscito: "Il personaggio è costantemente un work in progress, un'esplorazione continua giorno per giorno, perché questo è un progetto che non è mai definito. A volte il copione arriva addirittura durante il trucco, la mattina stessa in cui devi girare. Le cose cambiano di continuo e, in più, io ho lavorato tantissimo di improvvisazione: c'è tanta improvvisazione nella serie".
In Esmeralda Grand c'è quindi molto dell'estro creativo di Sabrina Impacciatore: "Per l'audizione mi hanno mandato 11 pagine di copione e mi sono sentita molto ispirata. Ho pensato: 'Questo è il materiale di commedia più bello che abbia mai letto nella mia vita'. Mi sono venute talmente tante idee che le ho immediatamente proposte e loro le hanno accolte tutte. Durante tutto il set - abbiamo girato per quattro mesi e mezzo - mi incoraggiavano a essere in sintonia con la mia ispirazione. Non sai quante volte mi hanno chiesto di andare in sala autori, dove ci sono 14-15 sceneggiatori, per interpretare il ruolo davanti a loro, improvvisando e raccontando quella che secondo me era Esmeralda".
The Paper: Humor italiano vs Humor americano
Popoli e culture diverse hanno anche un diverso approccio alla comicità; abbiamo quindi chiesto all'attrice se fosse necessario "ricalibrare" lo humor per adattarlo a un pubblico differente: "Questa è stata la sfida più alta, e io sono stata sempre nel dubbio che il mio senso della commedia italiano potesse non essere compreso in America. Quello che mi ha sorpreso, invece, è che sono stata scelta proprio per questo: alla fine dell'audizione mi hanno detto 'ci hai fatto ridere ad alta voce'. Loro erano tutti in muto perché ho fatto il primo provino su Zoom. Da lì in poi sono andata sempre d'istinto: mi sono regolata sulla reazione della troupe. È successo quasi ogni giorno che l'operatore di macchina si sganasciasse dietro la cinepresa: era lui il mio metro di giudizio".
L'eredità di Steve Carell
Entrare nell'universo di una serie come The Office è stata più una sfida o una responsabilità? "Entrambe le cose. Il senso di responsabilità ha vinto su tutto perché la pressione era altissima. Sapevo che c'era un'attesa molto severa su questa serie, con aspettative alle stelle. Poi Steve Carell è uno dei geni della recitazione mondiale e questa è una pressione che sento ancora. Adesso che stiamo per iniziare la seconda stagione io sono terrorizzata all'idea di non saper più fare Esmeralda. Però diciamo che, fino a oggi, l'aver sostenuto questa sfida e l'averla vinta mi dà un senso di felicità molto profonda".