Robin Hood - Il prezzo del sangue: Jodie Comer, Bill Skarsgård e Murray Bartlett e la fine del mito

Jodie Comer, Bill Skarsgård e Murray Bartlett sono tra i protagonisti di Robin Hood - Il prezzo del sangue, il film che racconta la vulnerabilità e la fine dell'eroe.

Un'immagine di Robin Hood - Il prezzo del sangue

Ancora oggi, a molti anni da quando abbiamo iniziato a seguire il cinema per lavoro, ci sono film che ci sorprendono, che ci spiazzano per come affrontano argomenti e personaggi che abbiamo visto trattare in tanti modi differenti. È successo con Robin Hood - Il prezzo del sangue, il film con cui Michael Sarnoski porta su schermo una sua visione originale, peculiare, crepuscolare del celebre eroe che "ruba ai ricchi per dare ai poveri". Per questo siamo stati contenti di poter approfondire il film, le sue tematiche e il modo in cui la storia viene affrontata con alcuni esponenti del ricco cast capitanato da un ottimo Hugh Jackman. Ecco cosa ci hanno raccontato Jodie Comer, Bill Skarsgård e Murray Bartlett.

Umani, vulnerabili e segnati dal passato: le grandi perdite dei protagonisti

Abbiamo visto tante volte il personaggio di Robin Hood al cinema, ma questa è forse la prima volta in cui la leggenda deve fare i conti con la realtà, con il peso del tempo, le cicatrici del passato. Pensando all'anima dei loro personaggi di questa versione della storia, qual è la perdita più dura che si trovano ad affrontare? "Il mio personaggio perde sua moglie davanti ai suoi occhi" ci ha detto Bill Skarsgård che dà vita a Little John, "questa credo sia una perdita enorme". Diverso invece quello che subisce The Leper interpretato da Murray Bartlett: "Il mio personaggio perde la sua capacità di essere fisicamente abile come è sempre stato per tutta la vita. E questo ha trasformato la sua esistenza in molti modi, sia internamente che esternamente."

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Jodie Comer in una scena di Robin Hood - Il prezzo del sangue

Jodie Comer, che interpreta Suor Brigid che sta accanto al protagonista ferito, ci spiega invece il suo approccio e quello che rappresenta per questa versione della storia: "Brigid ha un'idea molto particolare di cosa significhi prendersi cura di qualcuno e guarirlo. E alla fine si ritrova inevitabilmente ad assistere Robin nella sua morte, il che è di per sé un atto di cura, perché sembra ciò che lui desidera in quel momento, ma credo vada contro tutto ciò in cui lei crede, in un certo senso."

Il metodo Michael Sarnoski: trovare l'intimità nella violenza

In Robin Hood - Il prezzo del sangue lavorano al servizio di Michael Sarnoski, la cui regia è caratterizzata da un incredibile senso di intimità che si scontra con la durezza del mondo. È difficile proteggere e far emergere questa vulnerabilità? "Sento che i set creati da Michael incoraggiano e celebrano naturalmente quel tipo di intimità, e la sua energia si diffonde in tutta la troupe" ci ha confermato Jodie Comer, "ed è curioso, perché anche nelle scene più brutali e violente c'è un senso di meraviglia, bellezza e persino intimità. Come dicevi tu prima, Murray, parlando di quei momenti durante le scene di combattimento più fisiche: Hugh [Jackman] ad un certo punto ha semplicemente appoggiato la testa per un istante, stremato, e Michael ha trovato quel momento interessantissimo perché sembrava estremamente reale e tangibile. Ha sempre cercato di tirare fuori questo tipo di verità nella storia."

Un'accortezza che non si limita solo alla messa in scena, ma che parte dal lavoro preparatorio, sin dalla sceneggiatura. "Penso stia anche nella scrittura" ci ha detto infatti Murray Barlett, "siamo tutti grandi fan del lavoro di Michael, della sua scrittura, della regia e dei film che ha realizzato. Ciò che amo dei suoi film è questa incredibile umanità viscerale. Ti ritrovi a sforzarti di essere completamente onesto, aperto e vulnerabile, perché è lì che la scrittura ti spinge ed è quello il mondo che Michael sta creando: un mondo fatto di rivelazione e verità."

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Da "Un uomo in calzamaglia" alla de-mitizzazione: il rapporto con i Robin Hood del passato

Il prezzo del sangue decostruisce il mito di Robin Hood come lo conosciamo, ma che rapporto hanno con le versioni precedenti di questa icona che va al di là del cinema? Hanno un Robin Hood preferito? "Beh, tu sei l'unico ad avere una risposta concreta!" Risponde Jodie Comer incoraggiando Skarsgård a dire la sua, che infatti risponde ridendo: "Va bene, allora dico Cary Elwes in Robin Hood - Un uomo in calzamaglia!" Un riferimento ironico che ha senso, perché la versione di Sarnoski non porta a confronti con il passato.

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Hugh Jackman in una scena del film di Michael Sarnoski

"È stato bello perché non ho sentito quel tipo di pressione: essendo un'esplorazione così diversa, è stato stimolante abbracciare direttamente questa nuova versione di questi personaggi" ha infatti detto Jodie Comer, trovando d'accordo anche il collega Murray Bartlett: "Conoscevo il mito dell'eroe che ruba ai ricchi per dare ai poveri. L'idea che ne avevo era quella del classico eroe leggendario, quindi per me è stato fantastico scoprire: 'Come sarebbe guardare all'uomo reale, con tutta la sua umanità, piuttosto che alla sua versione eroica?'"

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