Il sorriso timido con cui ci accoglie potrebbe depistarci, ma la t-shirt di One Cut of the Dead sfoggiata con orgoglio ci conferma che siamo nel posto giusto e quello che ci troviamo davanti è Rick Baker, il truccatore più famoso della storia di Hollywood. Autore dei make-up di Un lupo mannaro americano a Londra, Ed Wood, L'ululato e Men in Black, ma anche del celebre video di Thriller di Michael Jackson, vincitore di sette Oscar, Baker si è ritirato dall'attività nel 2015, a 65 anni, e non ha nessuna intenzione di tornare al lavoro anche se si sente ancora un ragazzino. "Odio quella foto. Chi è quel vecchio?" scherza indicando la copertina del Pardo, la rivista del Locarno Film Festival, che lo ritrae.
Il festival svizzero gli ha tributato il Vision Award alla carriera per il suo lavoro imprescindibile che Baker, originario dello Stato di New York, ha svolto con passione e dedizione. "Il segreto del mio successo? Ero un fan!" ci confessa. "I film che ho visto mi hanno formato, e poi avevo una forte etica del lavoro. A 10 anni ho deciso che cosa avrei fatto da grande. Non facevo parte dell'industria, ma ero convinto che se avessi lavorato duramente qualcuno mi avrebbe notato. Per fortuna è andata così. A scuola sono stato un pessimo studente perché passavo il tempo a fare maschere e parti di corpi".
"I mostri non mi fanno paura, mi affascinano"
Rick Baker è diventato un truccatore non per spaventare le persone con i suoi incredibili make-up, ma per affascinarle come era stato affascinato lui, da ragazzino, dai film di mostri. "La qualità degli artisti? Sono in grado di vedere ciò che gli altri non vedono" chiarisce. "Quando viaggio con mia moglie fotografo tutto ciò che attira la mia attenzione e poi lo utilizzo per il mio lavoro".
Dall'incontro fortuito con Dick Smith, il "Padrino del make-up" autore del trucco de L'esorcista, Taxi Driver, Amadeus e del ghigno immortale di Marlon Brando ne Il padrino, ai primi passi mossi nell'ambiente realizzando (nella sua cameretta) il mostruoso bebè assassino del B-movie di Larry Cohen Baby Killer, Rick Baker può annoverare tanti mentori, ma il legame con John Landis, con cui a collaborato a cinque film oltre al seminale video di Thriller, è davvero speciale.
"John lavorava alla 20th Century Fox come fattorino e aveva scritto questo film intitolato Slok. Era iperattivo e urlava sempre tanto da spaventare lo studio. Un giorno mi ha chiamato e si è presentato a casa dei miei genitori" ricorda divertito Baker. "La mia stanza era il mio posto speciale, avevo le mie maschere, le foto e lui era sovraeccitato. Avevo vent'anni e pensavo che non sarei mai stato pagato per il mio lavoro, ma John ha cambiato tutto. Voleva mostrare una trasformazione da uomo a creatura in movimento, voleva mostrare la sofferenza del processo, ma come potevamo farlo? Per fortuna il film in questione, Un lupo mannaro americano, è arrivato dieci anni dopo quando avevamo i mezzi e le competenze".
Come Thriller ha fatto la storia dei video musicali
Oggi che le nuove generazioni tornano a impazzire per Michael Jackson dopo l'uscita del biopic a lui dedicato, Rick Baker torna a parlare dell'esperienza folle sul set. "Cosa ricordo di quei giorni? Il panico" esclama. "Ho avuto pochissimo tempo perché i ballerini sono stati scelti solo pochi giorni prima delle riprese e io dovevo creare una maschera per ognuno di loro. Ho fatto le maschere sul mio team e poi le ho adattate concentrandomi sulla zona intorno agli occhi dei ballerini. Ho dovuto farmi aiutare da venti truccatori sconosciuti, correvo da una parte all'altra a correggerli e dargli indicazioni. Ho truccato al volo Quincy Jones che si è affacciato al mio trailer, ma quando il ballo è iniziato il panico si è dissolto e sono rimasto incantato. Nessuno si immaginava che avrebbe avuto un tale successo".
Thriller ha lasciato un segno tale da spingere intere generazioni a dedicarsi al make-up. "Tante persone mi hanno detto che hanno scelto questo mestiere dopo aver visto il video e ciò mi rende davvero orgoglioso".
Dallo scontro con Carlo Rambaldi alla magia di Ed Wood
Se i lupi mannari hanno regalato ben due Oscar a Rick Baker, anche le scimmie gli hanno dato parecchie soddisfazioni, ma ce n'è uno, di scimmioni, che qualche problema sul set gliel'ha creato. Si tratta di King Kong del 1976, diretto da John Guillermin e prodotto da Dino De Laurentiis, che ha visto Rick Baker collaborare con Carlo Rambaldi.
Collaborazione non troppo felice, a dirla tutta. "Carlo è stato chiamato a progettare la creatura animatronica alta dodici metri, ma ha progettato anche un costume improponibile e quando sono stato chiamato a indossarlo ho minacciato di licenziarmi" confessa Baker. "Rambaldi era più anziano e non parlava una parola d'inglese. Io avevo 25 anni e capisco che avermi intorno lo innervosiva. Eravamo due galli nel pollaio. Così De Laurentiis mi ha convocato nel suo ufficio per convincermi a restare. Poi ci hanno messo di nuovo l'uno contro l'altro invitandoci a realizzare la testa del gorilla e hanno scelto la mia".
E a proposito di scimmie, ben più felice si è rivelata la collaborazione con Tim Burton, con cui Rick Baker ha realizzato Ed Wood, per poi tornare sette anni dopo per Il pianeta delle scimmie, per l'appunto. "Mi vergogno a dirlo, ma sono un fan di Ed Wood e quando ho sentito che Tim stava preparando un film su di lui l'ho chiamato offrendomi di farlo anche gratis. E lui mi ha preso in parola" scherza.
"Tim ha accetto che collaborassi con lui anche se all'epoca non potevo seguire il trucco quotidianamente sul set. Ma sono contento di essere intervenuto a correggere il volto squadrato di Martin Landau, così diverso da quello tondeggiante di Bela Lugosi. Dopo aver letto lo script, sentivo disperatamente il bisogno di rendere vera quella storia e gli Oscar mi hanno dato ragione".