"In modo quasi paradossale, considero questo film un'opera sulla "disabilità" sentimentale di padre". Che Riccardo Scamarcio tenga molto al film, per cui ha vinto come miglior attore nella sezione Orizzonti di Venezia 83, lo capiamo da come parla, da come si pone e, in qualche modo, da come "protegge" Tommaso Landucci, regista de I Figli della Scimmia. Landucci, giovane e promettente esordiente, ha infatti regalato a Scamarcio il ruolo della vita.
"Questo film mi ha cambiato intimamente", ha spiegato l'attore, che abbiamo incontrato al Lido, "vedere sul set Andrea (Aggio ndr.), un ragazzino di dodici anni con una situazione motoria molto complessa ma dotato di una forza cognitiva e di una gioia travolgenti, mi ha portato a relativizzare le preoccupazioni di tutti i giorni".
I figli della scimmia: intervista a Riccardo Scamarcio
Ne I figli della scimmia Scamarcio interpreta infatti un papà con un figlio disabile. Lo ama alla follia, tuttavia si legherà (forse un po' troppo) con il nipote, un ragazzo "normale" che può fare cose "normali". Per l'interprete, anche produttore, l'esperienza lo ha spinto "a riflettere anche sul mio ruolo di padre e sulla mia storia personale. Ho avuto la fortuna di avere genitori che fin da piccolo mi hanno considerato come un individuo distinto da loro, lasciandomi libero di costruire la mia identità". E confida: "oggi, nel rapporto con mia figlia, mi interrogo continuamente su che tipo di genitore io sia, consapevole di essere estremamente coinvolto e guidato da un profondo affetto".
Recitando in costante sottrazione, Riccardo Scamarcio è riuscito a "sparire" dalla scena. "Lo spettatore non deve vedere l'attore, ma solo il personaggio", dice. "Con il regista Tommaso c'è stata subito sintonia su questo approccio. Anche la scelta di tagliarmi i capelli a spazzola è stata una forma di "militanza" attoriale, un gesto per spogliarmi della vanità e concentrarmi essenzialmente sul ruolo".
La forza de I figli della scimmia, del resto, è proprio nel modo in cui viene tratteggiata una certa dimensione umana, riconoscibile e accessibile. "Ho apprezzo molto come la sceneggiatura di Landucci e Damiano Femfert abbia saputo raccontare la quotidianità della media borghesia di provincia con leggerezza e senza uno sguardo giudicante. Ci sono cose che conosciamo tutti", prosegue Scamarcio, che poi si sofferma sul lavoro insieme a Andrea Aggio, "lavorare con Andrea è stato stimolante: ha affrontato il set con grande senso di responsabilità e un'energia contagiosa. Si è messo in gioco con la consapevolezza della responsabilità. Aveva capito che non è un gioco ma un gioco serio".
La regia può aspettare
In chiusura, dopo mezz'ora di incontro, Scamarcio vuole allontanare un possibile debutto alla regia. "Non penso che il problema in Italia siano i registi. Per questo faccio anche il produttore, almeno soddisfo le mie ambizioni editoriali o autoriali. Ho grande rispetto per il lavoro del regista ma non ho una tale costanza. Anche se, diciamo, ho fatto così tanti film, che potrei fare il regista meglio di tanti altri...".