Rhianna Pratchett è stata premiata con il Romics d'oro in occasione della 36esima edizione dell'evento che si è svolto dal 9 al 12 aprile 2026, celebrando così una carriera che l'ha portata a scrivere in molti settori dell'intrattenimento.
Dai videogiochi ai fumetti, senza dimenticare anche progetti per cinema e televisione e apprezzati romanzi, serie radiofoniche e podcast.
L'artista, nel corso degli anni, ha contribuito a titoli come Heavenly Sword, Overlord, Life Below e Tomb Raider, scrivendo pagine importanti della storia di Lara Croft.
Una carriera all'insegna del coinvolgimento in media diversi
L'impegno di Rhianna Pratchett l'ha portata anche a occuparsi, tramite la sua società di produzione multimediale Narrativia delle opere di suo padre, Sir Terry Pratchett, e a firmare alcune opere ambientate nell'universo del Mondo Disco, creato proprio dal defunto scrittore amato da tante generazioni di lettori.
Nella nostra intervista, rilasciata in occasione della sua partecipazione al Romics, abbiamo potuto affrontare tematiche come il futuro degli adattamenti dei videogiochi, il ritorno di Tomb Raider sugli schermi, il lavoro compiuto su Good Omens e in quale saga vorrebbe essere coinvolta.
Cosa ha rappresentato essere premiata al Romics?
È stato un grandissimo onore ricevere questo premio. Sono stata in Italia diverse volte. Il mio compagno è italiano. La mia bambina è per metà italiana. Quindi l'Italia è diventata un po' come una casa spirituale per me. Ed è stato meraviglioso ricevere questo premio proprio qui in Italia.
La mia è una lunga carriera: sono passati più di 25 anni. Ho lavorato nel mondo dei videogiochi, ma anche nei fumetti, in televisione, graphic novel e in alcuni libri. Quindi una carriera proprio come l'ho sempre voluta: non ho mai voluto scrivere solo per un mezzo. Volevo allargare i miei orizzonti narrativi e lavorare per diversi media. Ma i videogiochi sono il mio punto di partenza, e sono davvero il mio primo amore. E oggi mi hanno detto che sono la prima donna a ricevere il premio Romics d'oro per il lavoro nel settore dei videogiochi. Quindi anche questo è un grande onore.
Alle volte si parla poco dell'importanza delle donne nel mondo dei videogame...
Ma le donne sono sempre state coinvolte nei videogiochi in qualche forma. Semplicemente non sono mai state in prima linea. Durante il periodo d'oro dei giochi d'avventura negli anni '80 e nei primi anni '90, c'erano molte donne che lavoravano in quei settori. Poi, quando i giochi d'avventura hanno perso un po' di importanza e un po' di popolarità, e gli sparatutto in prima persona sono diventati più popolari, alcune delle donne più in vista o si sono messe ai margini del settore o lo hanno abbandonato del tutto.
Ora la situazione è cambiata?
Non sono poi così tante le donne che lavorano nel settore da tanto tempo quanto me, eppure siamo sempre state presenti in qualche forma. E quando ho iniziato, c'erano pochissime donne, e persone, che facevano quello che facevo io perché ovviamente la scrittura nei videogiochi veniva affidata a chiunque nel team avesse il tempo o la voglia di farlo.
Per quale motivo?
Era un ambito dei videogiochi che non veniva gestito regolarmente da un professionista del settore. Ci è voluto parecchio tempo perché gli sceneggiatori si affermassero nel mondo dei videogiochi, ottenessero un certo potere e rispetto e fossero in grado di raccontare la propria storia. Ed è stato meraviglioso poter assistere a questo processo: è come essere sulla cresta di un'onda. Lo stesso è accaduto quando ho iniziato come giornalista, non ho mai incontrato autori di videogiochi. Ma ora ci sono, ci sono premi per la scrittura nei videogiochi. Ci sono conferenze per sceneggiatori di videogiochi a cui partecipano autori da tutto il mondo, ed è davvero fantastico.
La popolarità delle storie tratte dai videogiochi in tv
Negli ultimi anni si è assistito all'arrivo di molti nuovi adattamenti di videogiochi per il piccolo schermo, come The Last of Us, Arcane e Fallout, accolti in modo molto positivo. Pensi sia cambiato qualcosa rispetto al passato?
I videogiochi non sempre sono stati accettati come mezzi di intrattenimento validi e importanti, anche se lo sono, e sono creativi quanto film e TV. Nei media in generale, sono stati spesso visti come qualcosa per bambini, qualcosa che non ha un particolare valore artistico. Tuttavia i videogiochi sono tra i prodotti di intrattenimento più venduti e in rapida crescita.
Penso quindi che ci sia molto interesse nel capire cosa rende i giochi così emozionanti, cosa li rende così attraenti. Per questo motivo stiamo vedendo cose come la serie TV di Fallout, come Arcane, la serie Baldur's Gate appena annunciata con lo stesso creatore di Chernobyl e The Last of Us, e questi giochi vengono presi più seriamente.
Penso che i giocatori sappiano quanto i giochi possano essere fantastici e potenti, ma sì, abbiamo spesso faticato per ottenere riconoscimento e rispetto nei media più ampi. Credo davvero che questo stia arrivando ora grazie alla stessa lotta compiuta per dare agli sceneggiatori maggiore importanza all'interno dei videogiochi, perché, come ho detto, la scrittura in passato veniva fatta da chiunque avesse tempo e voglia di farlo.
Quindi ora sceneggiatori come me stanno diventando figure affermate nel settore e nei team. Oggi, i team di sviluppo dei videogiochi hanno regolarmente almeno uno sceneggiatore, se non un intero team, oltre a storyboard designer, storyboard artist e narrative director, figure che non esistevano quando ho iniziato a lavorare nel settore. Questo dimostra quanto la narrazione venga presa sul serio dall'industria e anche dai giocatori.
Il ritorno di Tomb Raider in tv
Che aspettative hai nei confronti del ritorno di Lara Croft sugli schermi?
È fantastico. Sono solo una delle tante persone che hanno lavorato a Lara nel corso degli anni. Ho lavorato al primo e al secondo gioco della trilogia reboot di Tomb Raider. Era una Lara molto diversa da quella classica che abbiamo visto. Era molto più giovane.
Era alla sua prima avventura. Non aveva armi, gadget, era giovane e inesperta. E quindi, dal punto di vista della scrittura, è un punto di partenza molto stimolante per un personaggio. E stai in un certo senso facendo evolvere quel personaggio nella versione di Tomb Raider che la gente conosce più comunemente, ovvero la classica Lara Croft, forse la Lara di Angelina Jolie.
Quindi, in un certo senso, il mio ruolo era quello di costruirla, di svilupparla e di mostrare i tratti che ci aspetteremmo di vedere in Lara Croft, come coraggio, tenacia, indipendenza e forte personalità, tutti questi tratti stanno emergendo in superficie, messi alla prova per la prima volta nella Lara su cui ho lavorato. Ma sì, è fantastico vederla tornare. E, sapete, mi sono divertita molto a lavorare sui giochi, e ho scritto molti fumetti, anche per la Dark Horse, e poter parlare ancora di Lara Croft, circa 10 anni dopo aver lavorato ai giochi, è meraviglioso.
L'impegno nell'occuparsi dell'eredità del padre, Terry Pratchett
Tra i tuoi tanti impegni e progetti ci sono anche quelli legati a Mondo Disco, l'universo creato da tuo padre. Quali sono le difficoltà affrontate nell'occuparti di queste opere con cui hai un legame così personale?
Alle volte è difficile essere alla guida di questi progetti, perché penso che a volte sia davvero più complesso per chi assume l'incarico di 'custodi', rispetto a quando sono i creatori originali a occuparsene, perché si tende sempre ad anticipare ciò che avrebbero voluto e ciò che non avrebbero voluto allo stesso modo.
Abbiamo avuto alcuni progetti, come Il prodigioso Maurice, tipo Good Omens... Di alcuni siamo stati soddisfatti, di altri forse meno, ma non siamo ancora riusciti a realizzare qualcosa di importante, come una serie di film o una serie TV sul Mondo Disco. E ci abbiamo provato, ma è, è piuttosto, è piuttosto difficile.
Per quale motivo?
Questo progetto ha un tono molto specifico ed è molto, molto incentrato sul linguaggio. Mi piacerebbe tanto giocare proprio con il linguaggio, e molte delle battute sono molto presenti nel testo e non sempre si traducono bene in un mezzo visivo. Per questo è un mondo difficile da adattare. Ma d'altra parte, ne deteniamo ancora i diritti, quindi non l'abbiamo ceduto a uno streamer che poi lo ha cancellato dopo una sola stagione, cosa che è successa così spesso con altri progetti. Non abbiamo ancora trovato il partner giusto per farlo, ma abbiamo fatto altre cose.
Quali altri progetti possono attendersi i fan?
Stiamo lavorando alla creazione di un solido universo di graphic novel per Mondo disco. Ho adattato The Wee Free Men , che è il primo libro della serie di 58 libri di mio padre su una giovane strega. E spero di farne altri, perché in passato ho lavorato parecchio nel mondo dei fumetti con il mio team. Niente a che vedere con questo mondo, ma ho lavorato con Marvel, con DC, con Dark Horse, quindi poter adattare le opere in formato graphic novel è stato positivo, e ho anche lavorato all'adattamento per il cinema e la televisione. Ma la sfida è sempre trovare il partner giusto, le persone perfette con cui lavorare. E non ci siamo ancora riusciti, ma siamo fiduciosi.
Il successo di Good Omens
La serie di Good Omens è stata accolta con grande entusiasmo, anche grazie all'interpretazione di Michael Sheen e David Tennant. Potrebbero esserci altri progetti in futuro con protagonista quella versione dei personaggi, magari in forma di graphic novel?
È stato fantastico vedere la bromance prendere vita. E come dici tu,Michael Sheen e David Tennant sono stati meravigliosi. Penso che mio padre avrebbe davvero apprezzato vedere soprattutto David Tennant, che era il suo Doctor Who preferito, nei panni di Crowley. E penso che ne sarebbe stato felicissimo. Abbiamo avuto molte difficoltà con la serie nell'ultimo anno circa, quindi è bello che siamo riusciti a rimandarla un po' e realizzare un'ultima stagione.
Sono meno coinvolta in Good Omens, quindi gestisco il patrimonio di Pratchett con Rob Wilkins, che è stato l'assistente di mio padre per oltre 20 anni e ne ha scritto la biografia. Lui è molto più coinvolto nella serie di quanto lo sia stata io. E ho lavorato, in un certo senso, ad altre cose dietro le quinte che non sono ancora uscite.
Mio padre ha scritto la maggior parte di Good Omens, ed ero felicissima di veder prendere vita quel mondo, e soprattutto felicissima di vedere quegli attori interpretare i ruoli, perché in realtà è stato lui il responsabile del fatto che ci fossero due personaggi. In origine, quando era un racconto molto breve, credo che Crowley fosse l'unico personaggio e mio padre lo ha diviso in due.
Una nuova saga da portare sugli schermi
Ti descrivi come una grande fan delle saghe degli anni '80, c'è qualche franchise a cui vorresti lavorare?
Penso che quello che mi interessa un po' al momento, ed è più un franchise moderno, sia la serie Dungeon Crawler Carl, una serie di Matt Dinnerman, nota come LitRPG, un genere che fonde i giochi di ruolo con la letteratura. So che forse ne stanno realizzando una serie TV, quindi sarebbe davvero divertente lavorarci. Ma in generale, adoro tutto ciò che riguarda Alien. In particolare, amo il classico Alien, probabilmente il secondo di più, perché l'ho visto prima del primo e ha avuto un grande impatto su di me.
Saghe come quella di Alien stanno tornando molto popolari...
È anche bello vedere il ritorno di serie come Masters of the Universe. E mi piacerebbe vedere i Thundercats, in realtà. Mi piacerebbe vedere cosa si potrebbe fare con quel cartone animato che ho amato da bambina... E hanno provato a riportare in auge Conan su cui vorrebbero fare una serie TV. Potrebbe essere davvero divertente, visto che Conan sta ancora andando molto bene nei fumetti, ma so che c'è anche un progetto su Red Sonja, forse un film o una serie TV... Sì, penso che ci sia ottimo materiale nei film degli anni '80 per la TV, per realizzare un sequel o un remake.. Tutto di quell'epoca mi piace!