Report, che pasticcio Rai: i tre errori nella comunicazione dei nuovi conduttori

Dalla mancata comunicazione a Ranucci e redazione alla scelta di chiudere i commenti social, fino al comunicato sui nuovi conduttori: tre errori che hanno trasformato la decisione aziendale in un disastro comunicativo

Report esiste dal 1994, quando era stato ideato e condotto da Milena Gabanelli

In qualunque racconto esiste sempre, anche soltanto nella mente dell'autore, una premessa necessaria: il contesto.
E dunque, prima ancora di entrare nel merito della decisione della Rai di sollevare Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report, è necessario ricordare che il giornalista resta la parte lesa in questa vicenda. Almeno fino a quando le indagini sull'attentato di cui è stato vittima non dovessero portare a una svolta clamorosa.

Un elemento che non può essere espunto dalla narrazione di quel pasticciaccio brutto che l'azeinda del servizio pubblico sta facendo con uno dei suoi programmi più scomodi ma anche di maggior successo, tanto più mentre infuria un durissimo scontro politico e mediatico. Non è dunque una normale sostituzione alla guida di una trasmissione.

Report è diventato negli anni un marchio editoriale, costruito attorno a un'idea precisa di giornalismo d'inchiesta e a una redazione che ne rappresenta una parte essenziale. Rimuoverne il conduttore storico, in questo particolare momento, significa intervenire su un equilibrio già sottoposto a una pressione straordinaria.

Pur volendo prescindere dal merito della decisione aziendale, la Rai avrebbe avuto bisogno di una gestione comunicativa impeccabile. Ha fatto invece esattamente il contrario.

La Rai sostituisce Sigfrido Ranucci: Report ha due nuovi conduttori, ma gli inviati insorgono La Rai sostituisce Sigfrido Ranucci: Report ha due nuovi conduttori, ma gli inviati insorgono

Il primo errore riguarda il modo in cui la decisione è stata comunicata ai professionisti direttamente coinvolti. Sigfrido Ranucci ha raccontato di aver appreso dall'Ansa della propria sostituzione. La stessa sorte è toccata alla redazione storica di Report, che ha conosciuto dalle agenzie di stampa il destino del programma nel quale lavora da oltre 10 anni.

Una decisione può essere assunta unilateralmente (cosa che la RAI ha deciso di fare), ma trasformare gli interessati negli ultimi destinatari della comunicazione significa rinunciare al controllo della narrazione. Da quel momento in poi, infatti, la Rai non ha più avuto soltanto da comunicare una scelta: ha dovuto inseguire le reazioni alla stessa.

La Rai decide, nessuno può commentare

Screenshot 2026 08 30 105547
Il post con cui la RAI ha ufficializzato sui social la decisione

Il secondo errore è forse il più difficilmente giustificabile dal punto di vista della comunicazione pubblica: la Rai ha annunciato sui propri canali la decisione su Ranucci, ma ha contestualmente disattivato la possibilità di commentare il post.

Una scelta marginale? Niente affatto. L'azienda stava dando notizia di una decisione destinata inevitabilmente a suscitare reazioni, e nello stesso momento sceglieva di chiudere lo spazio nel quale quelle reazioni avrebbero potuto manifestarsi direttamente.

Non è questione di stabilire se la Rai abbia o meno il diritto di moderare i propri canali social, la questione è l'opportunità di farlo proprio davanti a una decisione che riguarda uno dei programmi più identificativi del servizio pubblico e che coinvolge una figura con un seguito vastissimo. La conseguenza è un cortocircuito evidente per un'azienda che, in quanto pubblica e non solo, dovrebbe avere nel rapporto con i propri spettatori uno dei suoi principali mandati e obiettivi.

Il modo peggiore per presentare i nuovi conduttori

Report Giulia Presutti Chi E
Giulia Presutti

Il terzo errore è nel comunicato con cui la Rai ha annunciato Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi come i nuovi conduttori. I due giornalisti hanno percorsi professionali che avrebbero consentito all'azienda di costruire una presentazione più solida. Presutti, 36 anni, è da anni inviata di Report e si è occupata di giornalismo investigativo, Piervincenzi, 45 anni, ha alle spalle una lunga esperienza nel giornalismo televisivo d'inchiesta e di approfondimento.

Ma il comunicato insiste sul concorso. Cinque volte in poche righe: "vincitori della selezione Rai", "selezionati e vincitori del concorso Rai", Presutti prima classificata nella selezione, Piervincenzi vincitore del concorso e, in chiusura, ancora "entrambi vincitori del concorso Rai". Cinque richiami allo stesso elemento in una nota che avrebbe dovuto soprattutto rispondere a una domanda molto diversa: perché proprio loro alla guida di Report?

Il concorso certifica il superamento di una selezione, non costituisce, di per sé, una motivazione editoriale. E presentarli anzitutto come vincitori di un concorso, mettendoli alla guida di Report al posto di un professionista di grande esperienza come Ranucci, produce inevitabilmente un effetto di ridimensionamento della loro stessa professionalità.

Nuovi Conduttori Report Daniele Piervircenti
Daniele Piervincenzi

Non perché Presutti e Piervincenzi non abbiano le qualità necessarie (questo, se nulla cambierà, lo valuteremo il prossimo 8 novembre, data di partenza della nuova stagione), era proprio la loro esperienza che la Rai avrebbe dovuto utilizzare per rendere credibile la propria scelta. Chi non conosce i loro percorsi può finire per crederli due giovani vincitori di una selezione interna, rappresentazione che non corrisponde ai loro curricula, un paradosso che la comunicazione Rai ha reso possibile.

E le conseguenze sono già visibili: lo zoccolo duro della redazione ha manifestato la propria frustrazione, mentre una parte del pubblico più affezionato a Report ha iniziato a contestare la decisione, fino a evocare il boicottaggio di quel "Report 2.0".

Il vero disastro è aver perso il controllo del racconto

Il problema, dunque, non è soltanto ciò che la Rai ha deciso, ma il modo in cui ha scelto di raccontarlo. Perché una nuova fase di Report avrebbe richiesto innanzitutto una narrazione capace di spiegare quale fosse il progetto editoriale.È invece rimasto in primo piano tutto ciò che precede e circonda la scelta.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, inoltre, una parte degli inviati storici aveva avanzato una propria proposta per la conduzione della "nuova fase". Bernardo Iovene e Giulio Valesini avevano dato disponibilità a proseguire il lavoro come coautori (e infatti di questo si trova traccia in una seconda nota stampa della RAI datata 28 agosto), salvo poi rifiutare l'incarico dopo l'annuncio ufficiale (cosa che la RAI non ha rettificato).

Anche questo episodio, indipendentemente dalle ragioni e dalle responsabilità delle diverse parti, finisce per inserirsi nella stessa narrazione: quella di una redazione che non si riconosce nelle modalità con cui l'azienda sta costruendo il dopo-Ranucci. È una circostanza che conferisce inevitabilmente maggiore forza alla lettura proposta dallo stesso ex conduttore nel suo messaggio di reazione, quando parla della mortificazione delle professionalità "che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico". Non perché quella frase (contestata e contestabile) debba essere assunta come un giudizio sui due nuovi conduttori (o almeno non necessariamente) ma perché la gestione della vicenda ha lasciato proprio quel terreno scoperto.

Screenshot 2026 08 30 105320
Il post con cui Sigfrido Ranucci ha commentato la notizia del suo allontanamento da Report

E questo è forse il punto più significativo dell'intera storia: la Rai non ha costruito una narrazione alternativa a quella di Ranucci e della redazione. Ha semplicemente deciso di imporne un'altra. Ma una comunicazione efficace avrebbe dovuto fare esattamente il contrario.

Il pubblico si trova così davanti a un nuovo Report ancora prima di averne visto una puntata, ma conosce già le circostanze, drammatiche e torbide, della sua nascita. È questa la misura del fallimento comunicativo: la notizia che avrebbe dovuto essere "nasce il nuovo Report" è diventata "finisce il Report che amavate". Quando un'azienda interviene su un marchio editoriale così riconoscibile, il modo in cui presenta la discontinuità è parte della decisione stessa. Se non riesce a darle un significato, quel significato verrà inevitabilmente costruito da altri.

Al di là del merito della scelta su Ranucci e delle valutazioni politiche che la accompagnano, la Rai ha trasformato una decisione aziendale in una crisi narrativa che oggi appare molto più grande della decisione stessa. Questo è il vero "pasticciaccio": aver cambiato Report, ma non aver saputo spiegare perché lo si stesse facendo. Poi dice che a uno viene da pensar male.

Aggiungici come fonte preferita su Google