Renfield, la recensione del film con Nicolas Cage nei panni di un Dracula narcisista

Basata su di un soggetto originale di Robert Kirkman, la nuova commedia horror diretta da Chris McKay vede Nicholas Hoult in fuga da una relazione tossica e distruttiva, tra sangue, dolori e sacrifici. Ne parliamo nella nostra recensione.

Renfield, la recensione del film con Nicolas Cage nei panni di un Dracula narcisista

Personaggio interessante, Renfield. Quando Bram Stoker lo inserì nel suo Dracula non venne nemmeno capito, inizialmente. Nel romanzo gotico epistolare dell'autore britannico, l'uomo è un paziente sulla soglia dei 60 anni con un disturbo zoofago. Ama in sostanza catturare e nutrirsi di animali, soprattutto di insetti, ed è ricoverato nel manicomio di John Seward. Rispetto alle molteplici e successive trasposizione cinematografiche dell'opera, Renfield non ha mai conosciuto né incontrato il Conte Dracula fino al suo arrivo a Londra, anche se è proprio l'approdo del Signore in Inghilterra che lo fa peggiorare. A una prima lettura sembrava mancare il nesso di causalità, che in analisi più approfondita è però rintracciabile nel desiderio quasi atavico di nutrirsi della vita altrui per prolungare la propria esistenza.

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Renfield: Nicholas Hoult in un frame

Renfield lo fa con gli insetti, gli uccelli, i gatti, ma al di sopra di lui c'è un anello più mostruoso nella catena alimentare, qualcuno che si nutre del sangue e dell'energia degli uomini. Mangiare animali vivi, inoltre, trasforma chi lo fa in animale a sua volta, ma Dracula al contrario trasforma le sue stesse prede in pericolosi predatori notturni, motivo che spinge il primo a venerare e servire il secondo, almeno fino alla redenzione finale. Già così è dunque ben tracciata una linea gerarchica e di sudditanza a cui uno dei pazienti psichiatrici più famosi di sempre risponde tra letteratura e cinema da quasi 130 anni, ma è nell'ultimo Renfield di Chris McKay (The LEGO Batman, La guerra di domani) che le cose prendono una piega molto più concettuale e irriverente, riscrivendo le regole del gioco.

Vittime e carnefici

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Renfield: Nicolas Cage in un primo piano

L'idea originale è del papà di The Walking Dead, Robert Kirkman, che di horror e manipolazione di genere se ne intende. Figurando come produttore attraverso la sua Skybound Entertainment (già dietro al successo di Invincibile) e affidando la stesura della sceneggiatura a Ryan Ridley, l'autore aveva scelto nel 2019 Dexter Fletcher (Eddie the Eagle, Rocketman) come regista, costretto poi a cambiare scelta e puntare tutto su Chris McKay per problematiche legate al Covid-19. Renfield si presenta come una commedia d'azione condita di leggera salsa gore e alcune note d'orrore vecchio stampo. Protagonista della storia diventa proprio il personaggio titolare interpretato da Nicholas Hoult, che sembra ricalcare in parte alcune sensibilità attoriali già sperimentate in Warm Bodies, sia espressive che fisiche.

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Renfield: Nicolas Cage, Nicholas Hoult in una scena del film

La scelta è consapevole perché il suo Renfield è vittima e sconfitto ormai da un secolo, dal giorno in cui decise di seguire il Conte Dracula, interpretato per l'occasione da un esuberante Nicolas Cage. Da quel momento ha dedicato anima e corpo al suo signore, ricevendo in cambio il dono dell'immortalità e parte dei poteri di Dracula, attivabili - per così dire - nutrendosi di insetti. Intrigante la scelta di rendere il film una sorta di sequel non convenzionale del classico Universal con Bela Lugosi, motivo che ha spinto Kirkman e McKay a ingaggiare proprio Cage per il ruolo del Conte, per un evidente physique-du-role e una cifra interpretativa curiosa che tenta di muoversi tra imitazione ed esagerazione.

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Renfield: Awkwafina in una scena del film

Ormai arrivati ai giorni nostri e approdati in America, Renfield sente di non riuscire più a sopportare il peso di una relazione tanto tossica e abusiva, dove la sua vita è interamente rimessa al servizio di Dracula, i suoi interessi ignorati, le sue esigenze negate, il suo ego distrutto e represso. Lo sente ma non riesce ad agire, almeno finché non entra in un gruppo di supporto per rapporti con persone narcisiste e incontra l'agente Rebecca Quincy (Awkafina), a sua volta vittima di un sistema patriarcale dove non viene considerata come dovrebbe. Mentre il primo tenterà di prendere le distanze dal padrone, la seconda proverà ad avere giustizia contro il gangster Teddy Lobo (Ben Schwartz) e la sua famiglia, incrociando infine i loro destini in una grande battaglia contro il male, sia esso mostruoso o criminale, emotivo o sociale.

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Un concetto in cerca di un film

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Renfield: Nicolas Cage in una scena

Togliamoci subito il canino: Cage come Dracula funziona perché declinato perfettamente all'interno del contesto filmico. Un conte narcisista e a tratti terrificante (nella sua versione malandata) a immagine di Lugosi, un po' eccessivo e manierato. Finora era forse sfuggito, ma la creatura stokeriana in sé è la perfetta metafora del narcisista patologico, essendo un elemento che usa i suoi poteri per succhiare letteralmente il sangue agli altri per compiacere se stesso e la sua fame, esattamente come un narcisista normale si nutre di emozioni ed energia vitale di chi sfrutta per restare vivo, essere ammirato e servito. Hoult è un Renfield sconfitto che vuole spezzare il pattern di protezione e aiuto del Conte, riprendendo in mano la sua vita e rompere quel legame di co-dipendenza creatosi e rafforzatosi negativamente nel tempo. Come dice lui stesso in una performance discreta senza eccellenza, "I'm gonna grow to full power", vuole cioè raggiungere il suo massimo potenziale e riappropriarsi della sua dignità e della sua forza per uscire da questo infinito ciclo venefico.

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Renfield: Nicolas Cage, Nicholas Hoult in una scena

All'interno di questo concetto ben descritto e realizzato, comunque, è come se scomparisse per intero il film, che non sa bene come muoversi e dove andare, cosa essere e perché. La commedia che sorregge il concept è leggera e poco incisiva, anche se alcune trovate che ammodernano l'età gotica per adattarsi all'idea di fondo funzionano e divertono (pensiamo a un manuale contro i narcisisti per "scacciare il male" come fosse una bibbia, per altro editato da una società chiamata Lifespring Church). Le spruzzate di gore intrattengono e generano sorrisi - come le braccia nunchaku o un particolare massacro -, ma il resto è un concentrato attivo d'indecisione e mediocrità, in primis la regia poco ispirata di McKay, che nel passaggio dall'animazione al live-action sembra aver perso stile e virtuosismo. In particolare l'azione appare anonima e senza grinta, edificata molto più intorno alla commedia e al gore che alla coreografia in sé, risultando in concreto più esilarante (comunque in modo contenuto) che avvincente, di trasporto.

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Renfield: Nicolas Cage, Nicholas Hoult in un momento del film

Dove il film supera quasi se stesso, comunque, è in una riflessione psicologica sulla società civile odierna posta in essere dal Dracula di Cage, descritta come vittima e non narcisista, come bisognosa di adattarsi sempre a qualcosa o qualcuno, guscio vuoto di personalità ma grondante pretese. Ed è così che scoperchia anche qui la reale essenza della stessa ricacciandola nella sua natura ancenstrale e animalesca, dove non contano più bene o male ma esistono solo seguaci e cibo. Quello che vuole dirci è che se la società stessa è pensata per i Renfield, succhiando tempo, passione e vita, allora sono i Renfield di tutto il mondo a doversi ribellare per non essere più seguaci (sottintesa anche la sudditanza ai social come follower) o cibo, ma persone ed esseri umani da rispettare. In questo senso diventa quasi un film di rivolta in una lettura che usa il genere per dire qualcosa di appassionato pur non sfruttando al meglio le possibilità dell'horror e del cinema. Essendo comunque un titolo sui personaggi e per i personaggi può dirsi mediamente riuscito.

Conclusioni

Forte di un concept originale ispirato che dà peso e sostanza alla struttura narrativa, tirando le somme della nostra recensione Renfield si dimostra una buona action-comedy capace di riflettere attraverso il genere sulla tossicità delle relazioni abusive e delle personalità narcisistiche, ragionando anche sulla mostruosità del male in senso emotivo e criminale. Non riesce purtroppo a calibrare a dovere la misura formale, anonimo nella regia e nell'azione, indeciso nel resto. Un Cage in stile Lugosi sopra le righe è comunque da vedere.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.2/5

Perché ci piace

  • Il Dracula di Nicolas Cage.
  • Nicholas Hoult gestisce molto bene i tempi del dramma e della commedia.
  • L'intelaiatura concettuale è davvero brillante.
  • Alcune divertenti parti gore.

Cosa non va

  • La firma non pervenuta di Chris McKay.
  • I "cattivi" non funzionano.
  • Il concept si mangia tutto il film.