Pupi Avati Guest Director di Torino 36: dopo la TV, torno al cinema!

Da Guest Director del 36esimo Torino Film Festival, Pupi Avati parte dalla sua rassegna di 5 film tra cinema e musica dal titolo Unforgettables per raccontare le sue passioni.

Pupi Avati

Il cinema non è l'unica passione di Pupi Avati, l'altro grande elemento trainante nella sua vita è sempre stata la musica. Il direttore artistico del 36esimo Torino Film Festival, Emanuela Martini lo sapeva molto bene e con queste due passioni ben a mente ha invitato il regista a diventare il guest director dell'edizione 2018 dandogli la possibilità di selezionare dei titoli per una rassegna, che sintetizzassero, per citare lo stesso Avati "quello straordinario insieme" che sono musica e cinema per lui.

Con gioia e titubanza e con la musica classica che si fonde al jazz nelle orecchie, Pupi Avati ha creato Unforgettables, una rassegna di quattro titoli a cui Emanuela Martini ne ha aggiunto uno del regista: Bix - Un'ipotesi leggendaria del 1991.
I quattro film scelti da Avati sono La storia di Glenn Miller di Anthony Mann, Il re del jazz di Valentine Davies, Bird di Clint Eastwood e Trentadue piccoli film su Glenn Gould di François Girard.

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Pupi Avati1

Déjà-Vu

Pupi Avati2

Ogni sera al Torino Film Festival Pupi Avati presenta al pubblico i film che ha scelto ed è per questo che una volta arrivato nel Museo della Radio e della Televisione della Rai di Torino decide di abbandonarsi alla sincerità, in pieno dialogo con i cinefili che condividono le sue stesse passioni e ammette una sensazione di familiarità: "Considerando il fatto che mi auguro che questo incontro sia all'ordine della sincerità, devo dire una cosa che mi è successa adesso, ho provato una sensazione nettissima di déjà vu, non capisco come mai visto che io qua non ci sono mai stato, tra queste vetrinette che contengono la storia della radio. Questa cosa mi è piaciuta molto, mi ha lasciato una sorta di riverbero".

Cosa vorrei fare da grande

Pupi Avati a Quello che (non) ho

Con un entusiasmo da vendere, Avati riflette sulle ragioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta del TFF e ricordando il genere che agli inizi gli hanno attribuito, "il gotico rurale", si definisce una persona curiosa: "Sì è vero, le passioni della mia vita sono tante, non sono soltanto la musica e il gotico pagano o rurale, perché son rimasto sempre una persona profondamente curiosa e credo che questa curiosità derivi dal fatto che in realtà non ho mai risolto totalmente e definitivamente quella domanda a cui uno dovrebbe rispondere molto presto nella vita su cosa vorrebbe fare da grande. A 80 anni ancora non lo so ma non vorrei chiudermi in un genere, in un mondo".
E su quel mondo rurale che tanto ha caratterizzato il suo inizio nel cinema e rischiava di ghettizzarlo Avati aggiunge: "Le prime definizioni sui miei film mi paragonavano ad un Polanski bolognese e furono fortemente limitative per me perché pensai che potevano portarmi a chiudermi in una prigione dove poi si è andato a chiedere il mio caro amico Dario Argento. Io da giocatore d'azzardo, ne ho provate tante ed è evidente che la favola contadina mi ha profondamente influenzato".

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La paura e la morte

Lino Capolicchio in una scena de La casa dalle finestre che ridono

"La morte e la paura sono il fondamento del mio cinema degli inizi e forse della fine del mio cinema. Non posso pensare, ad 80 anni, di avere ancora avanti a me tanti anni per fare questo mestiere." Avati riconosce il valore di morte e paura nel suo cinema e nella sua vita, come i due catalizzatori di ogni sua grande conquista in questi anni. Con la morte il regista di La casa dalle finestre che ridono dichiara di avere un rapporto particolare: "Vi apparirò inquietante, ma io i cimiteri di campagna di notte li vado a visitare. Da quando è morta mia madre, ho una mia parete in casa che chiamo la via degli angeli con le foto di tutti i miei cari, ci saranno 150 fotografie e sono praticamente le persone che io la sera vado a salutare. È questa la mia preghiera e cosi le tengo vive ricordandole e sento che a loro piace e che mi proteggono".

Il ricordo di Bernardo Bertolucci

Cinque mondi: Bernardo Bertolucci in un'immagine del documentario

Qualche anno di differenza, carriere diverse ma la cosa che accomunava Pupi Avati a Bernardo Bertolucci era il possedere una mente attiva in un corpo che non sta al passo: "Ogni giorno fisicamente il mio corpo non obbedisce più. Ho pianto quando mi hanno detto che Bernardo non c'era più, il suo fisico non gli obbediva più ma la testa era la stessa. È molto complicato far convivere un fisico che non è più lo stesso con una mente di un 14enne. Io sono identico, nella mia coglioneria, a quando avevo 14 anni".

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Il ritorno al cinema

Un ragazzo d'oro: Riccardo Scamarcio e Sharon Stone nella prima immagine del film di Pupi Avati

E sarà per l'atmosfera di pura cinefilia che aleggia al Torino Film Festival ma per Pupi Avati è il momento di tornare al suo primo amore, il cinema, dopo molte pause e una lunga parentesi televisiva: "Me ne sono andato dal cinema per un grande insuccesso che ebbi per un film che si chiama Un ragazzo d'oro dove la mia colpa più grave fu quella di coinvolgere Sharon Stone. Per questo mi andai a nascondere in televisione". Inevitabile per il regista fare un paragone tra TV e cinema: "Con il cinema si ha la sensazione di far qualcosa di durevole" dichiara e prosegue: "So che le cose che ho fatto in TV non rimarranno più di tanto mentre ciò che ho fatto al cinema sì".

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