"Far ridere è l'unica forma d'amore che conosciamo, forse quella che ci viene meglio", spiegano sorridendo Pio e Amedeo, quando li incontriamo in occasione della nostra video intervista. Il duo comico torna al cinema con Oi vita mia, firmando anche la regia. "Il nostro obiettivo è sempre cercare di strappare una risata, ma è il pubblico che decide se ci siamo riusciti", affermano, sempre disponibili e gentili (e non è scontato).
"Se riesci a far ridere qualcuno a cui vuoi bene, gli stai volendo davvero bene, perché per quel momento gli togli di dosso tutti i problemi della vita", dicono, "È terapeutico, semplice e sincero". La storia? Pio si trasferisce insieme ai ragazzi della comunità di recupero nella casa di riposo dove lavora Amedeo. Tra gli irresistibili "vecchietti" anche Mario, interpretato da Lino Banfi. Insomma, un vero e proprio cortocircuito senza esclusione di risate (e di lacrime).
Oi vita mia: intervista a Pio e Amedeo
Dunque, al centro di Oi vita mia - scritto insieme ad Emanuele Licitra - due generazioni che si incontrano: da una parte i sogni dei ragazzi, dall'altra i ricordi degli anziani. Due elementi che, forse, hanno perso il loro significato. "Nel film c'è la telecamera, che Lino (Banfi ndr.) usa per catturare ricordi. Oggi, anche noi che non siamo giovanissimi, utilizziamo il telefono senza ricordare nulla, senza vivere il momento", dicono Pio e Amedeo. "Pensiamo solo a condividere e a dimostrare che eravamo lì. La follia dei concerti con i telefoni alzati produce video che probabilmente non rivedremo mai più. E intanto ci perdiamo l'attimo. Succede ai concerti, alle comunioni, ai matrimoni... è tutto così. Bisogna tornare a vivere il presente, imparando dai nostri genitori e dai nostri nonni".
Un altro tema forte della commedia è il senso di comunità, che sembra essersi perso. "C'è troppo individualismo", spiegano. "Anche quando ci si ritrova in gruppo, si pensa più al proprio beneficio che a quello degli altri. Nessuno più è samaritano. Prima esisteva un'assistenza reciproca spontanea: avevi un problema e bussavi alla vicina, parlavi con la signora del piano di sotto. Ora invece domina la paura: sentire qualcuno in difficoltà spesso non basta a far muovere un gesto di aiuto. Non è cambiato l'essere umano, ma le circostanze".
E ancora, "Prima c'era anche soddisfazione nel dare, un vero piacere nel compiere gesti di carità. Oggi si teme persino di fare del bene. Noi stessi, nella nostra carriera, abbiamo conosciuto il passaggio dall'avere al dare: l'abbiamo provato sulla pelle".
Il dialogo tra generazioni (in chiave comedy)
In Oi vita mia emerge in chiave comica e leggera (ma affatto banale) anche il contrasto tra generazioni: "Mettiamo in scena due mondi agli antipodi: gli anziani e i "drogati", per così dire. È un contrasto voluto, ma nasce dal pregiudizio: l'uomo di 42 anni che chiama "drogati" i giovani crea il contrasto, perfettamente in linea con il senso della storia".
Bisognerebbe allora ripartire dal dialogo: "Spesso si accusa chi c'era prima o chi c'è adesso, ma la verità è che bisognerebbe fidarsi dell'evoluzione. L'essere umano si è sempre evoluto e continuerà a farlo, e servirebbe più dialogo", aggiungono i comici. "Oggi i giovani si sono arroccati nel loro mondo, con una supponenza che a volte dà fastidio anche a noi che abbiamo 40 anni. Una volta i bambini frequentavano gli anziani e c'era uno scambio continuo. Oggi invece si pensa che i vecchi non abbiano più niente da insegnare".
Ma chiaramente "Non è del tutto colpa dei giovani: crescono in un contesto e in una moda che li spinge a comportarsi in un certo modo. Però, quando ti siedi a parlare davvero con loro, scopri che non sono così lontani dalla semplicità delle cose", dicono D'Antimi e Amedeo Grieco. "Il nostro pubblico è giovane e gli facciamo riscoprire la normalità: la semplicità delle battute, dei gesti quotidiani. È come lo spaghetto al pomodoro: piaceva cento anni fa e continuerà a piacere, anche se oggi c'è il sushi. Un po' di normalità nella vita dei giovani non fa mai male".
Conclusioni
Sentimento, emozioni e tanto cuore. La comicità di Pio e Amedeo riparte da Oi vita mia. Si ride e si sorride, senza rinunciare ad una nota commovente, capace di affrontare con semplicità temi importanti. Nota speciale: la presenza di Lino Banfi in un ruolo decisivo e particolarmente rappresentativo.
Perché ci piace
- Lino Banfi è perfetto.
- Il tono, funziona bene.
- L'evoluzione della storia.
- La comicità, mai sottolineata.
Cosa non va
- Dura troppo.
- A volte troppo... cartolina.