Peterloo

2018, Drammatico

Recensione Peterloo: Mike Leigh racconta la lotta per la democrazia

La recensione di Peterloo: il grande Mike Leigh torna in concorso a Venezia 2018 ricostruendo una delle pagine più buie della storia inglese dell'Ottocento.

Peterloo Scena2

A settantacinque anni d'età, un veterano quale Mike Leigh dimostra il coraggio di cimentarsi con un progetto che, per molti versi, rappresenta un unicum nella carriera del pluripremiato regista e sceneggiatore inglese: girare un vero e proprio dramma storico. Se infatti nella sua filmografia non mancano altri film in costume, come Topsy-Turvy, Il segreto di Vera Drake e il precedente Turner, in Peterloo Leigh non si focalizza su vicende private né tantomeno su un singolo protagonista, ma elabora un affresco della società britannica nel periodo immediatamente successivo alle guerre napoleoniche.

Peterloo è infatti il nome che, sfruttando l'assonanza con il successo militare di Waterloo, indica uno degli episodi più famigerati della storia dell'Inghilterra: la violenta repressione scatenata, per ordine delle autorità governative, contro una folla pacifica di manifestanti riuniti a Manchester, a St Peter's Field, il 16 agosto 1819. Un avvenimento che, nel pieno di un acceso braccio di ferro politico, sarebbe risultato in un totale di quindici vittime fra i civili e di diverse centinaia di feriti.

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Peterloo, l'affresco storico e la politica

Peterloo David Bamber Al Weaver

Pur muovendosi dunque in un territorio, per certi versi, lontano da quello battuto con maggior frequenza nei propri film, Mike Leigh si mantiene comunque fedele al suo approccio più consueto: lo scrupoloso realismo nell'indagine delle relazioni umane e dei rapporti sociali. Pertanto non c'è da stupirsi che in Peterloo, presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2018 (quel Festival che vide Leigh trionfare nel 2004 con Il segreto di Vera Drake), non sia certo il carattere 'spettacolare' dell'eccidio di St Peter's Field l'obiettivo di un regista, ancora una volta, lontano da qualunque tendenza all'epica o all'enfasi. Peterloo, al contrario, è un film storico quanto più possibile minimalista, concentrato nella ricerca dei dettagli e delle sfumature e contraddistinto da un profondo senso di rigore.

Peterloo Scena4

Quel rigore a cui Leigh contravviene solo in pochissimi casi, come ad esempio nelle apparizioni di Re Giorgio III di Hannover, connotato da tratti al limite del grottesco. Un grottesco che funge da implicita condanna morale nei confronti di un sistema politico sempre più distante dalla realtà della vita del popolo britannico e sempre più disumanizzato nei suoi spietati meccanismi: emblematica, a tal proposito, l'iniziale sfilata di giudici, impegnati a pronunciare sentenze di serafica crudeltà. Il distacco sempre più ampio fra la 'testa' del Regno e le necessità dei suoi abitanti è del resto il tema al cuore del film stesso: la richiesta di una riforma elettorale che garantisse appieno il principio di rappresentanza nell'elezione dei membri del Parlamento, e quindi un'effettiva realizzazione dell'ideale di democrazia.

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Le nuove sfide di Mike Leigh

Peterloo Maxine Peake

Peterloo, pur mantenendo una struttura corale, nel rievocare la campagna per la rivendicazione del diritto alla rappresentanza si focalizza nello specifico su una figura: Henry Hunt (interpretato da Rory Kinnear), leader e portavoce di questo movimento radicale che avrebbe anticipato il Cartismo. Dalla fazione capeggiata da Hunt a quella più conservatrice, il film si sviluppa soprattutto attraverso lunghe scene di dialoghi, girate da Mike Leigh con compostezza ieratica: campi e controcampi, inquadrature perlopiù fisse e pochissimi movimenti di macchina. Quello stile asciutto (a qualcuno potrebbe apparire freddo) volto a riflettere, sul piano cinematografico, la lucidità dello sguardo e della riflessione su quanto mostrato, evitando il didascalismo della "lezione di storia".

Peterloo Scena3

E proprio in merito al linguaggio filmico, Peterloo rivela ulteriori motivi d'interesse: per la cura maniacale riservata da Leigh alla costruzione e alla composizione di ogni singola sequenza; per l'apporto stupefacente della fotografia di Dick Pope (che torna a collaborare con Leigh dopo Turner), giocata spesso sul contrasto fra la penombra degli interni e le luci soffuse delle candele; e, nella mezz'ora conclusiva, per la perfetta orchestrazione delle scene di massa nelle piazze e nelle strade di Manchester. Peterloo non sarà annoverato probabilmente fra le opere migliori di Mike Leigh, ma ha appunto il merito di rivelarci un lato inedito del regista inglese e di ampliare ulteriormente i confini e le ambizioni del suo cinema inconfondibile.

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Stefano Lo Verme
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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