Paradise 2 e il senso della serie per Sterling K. Brown: "La comunità ci salverà"

"Cuore, ricostruzione e originalità. E sì, anche io ho un bunker a casa". ll protagonista della serie di Dan Fogelman ha incontrato via Zoom la stampa internazionale, anticipando il tema della seconda stagione. Su Disney+.

Paradise: Sterling K. Brown in scena

Dopo aver sfoggiato un ottimo idioma latino, provando a mettersi in contatto con un giornalista colombiano in difficoltà con la finestra Zoom, Sterling K. Brown c'entra dritto il punto: "Paradise è una serie che parla di comunità". Lo show, ideato da Dan Fogelman, continua a espandere la propria mitologia post-apocalittica nella seconda stagione. Se la prima aveva messo in scena il crollo delle certezze (sociali, politiche, umani), i nuovi episodi alzano ulteriormente la posta emotiva - soprattutto per Xavier, il personaggio interpretato da Sterling K. Brown.

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Sterling K. Brown nei panni di Xavier

Durante l'incontro con la stampa internazionale, l'attore ha infatti offerto uno sguardo intimo e filosofico su ciò che Paradise racconta. A cominciare dal valore della ricostruzione. "Sembra una cosa basilare, ma direi che siamo fatti per vivere in comunità. Dovremmo essere associati gli uni agli altri. Le persone non sono fatte per essere frammentate, fratturate e separate", afferma. "Penso che dovremmo usare le nostre abilità collettive per rendere il mondo un posto migliore. Insieme dovremmo usare le nostre capacità per salvare la collettività. È una cosa base, ma credo che lo show lo evidenzi bene".

Paradise - Stagione 2: oltre il genere post-apocalittico

In un panorama tv in cui il genere post-apocalittico si è spesso concentrato sulla brutalità, Paradise sceglie invece di declinare le scelte morali. "Abbiamo la possibilità di scegliere chi vogliamo essere nel mondo. Anche in circostanze disperate, puoi ancora scegliere di accedere alla parte più alta di te stesso ed essere generoso e gentile", prosegue l'attore, che ritrova Dan Fogelman dopo la serie cult This is Us.

Il finale della prima stagione ha lasciato Xavier in bilico, e allora Brown anticipa un arco narrativo segnato dall'ottimismo. Almeno in parte. "Xavier ha la possibilità di sentire la voce di sua moglie in quel nastro che Sinatra gli fa ascoltare. Pensava fosse morta da tre anni, e ora c'è la speranza rinnovata che sia viva. Quindi lascia i suoi figli con la speranza di riunire la famiglia. Entra nella seconda stagione con ottimismo, ma poi incontra ogni genere di cosa. Incontra altri esseri umani che lo aiutano a sopravvivere. Vediamo le persone cambiare, diventare la versione più egoista di se stesse o quella più altruista".

Sì, Sterling K. Brown ha un bunker a casa

Da Silo a The Las of Us, il genere ha spesso trovato rifugio - letteralmente - sottoterra. Bunker, rifugi antiatomici, spazi chiusi che diventano microcosmi. Secondo Sterling K. Brown, però, l'idea di Paradise precede la tendenza. "Dan ha avuto l'idea dieci anni fa, prima che uscissero gli altri titoli. Credo sia nello spirito del tempo: ci chiediamo che pianeta passeremo alle generazioni future. Forse l'idea di andare sottoterra nasce dal fatto che bisogna fare qualcosa, altrimenti il futuro non sembra dei migliori".

Poi, con una risata, aggiunge un dettaglio personale che sembra uscito direttamente dalla serie: "Comunque, io ho un bunker a casa mia! È una casa degli anni '50, era popolare in California dopo la Seconda Guerra Mondiale. Mia moglie non ci entra perché dice che è buio, ma è un bunker, non una stanza dei giochi!".