Ovunque tu sia, la recensione: la nuova serie di Harlan Coben su Netflix è un rompicapo da divorare

Un po' troppa carne al fuoco? Forse, ma Ovunque tu sia è l'ennesima serie tratta da Harlan Coben per Netflix che si divora tutta d'un fiato.

Un'immagine di Ovunque tu sia

Giallo con venature thriller o viceversa? Comunque la si metta, l'impronta dello scrittore Harlan Coben è chiara ed è ben presente nel catalogo Netflix con diverse produzioni che ogni anno arrivano a catturare il pubblico della popolare piattaforma streaming. L'ultima arrivata tra le serie ispirate al lavoro dell'autore è Ovunque tu sia, che si affida a un cast di tutto rispetto per rendere credibili i personaggi e le vicende che li coinvolgono, dal protagonista Sam Worthington a Milo Ventimiglia, Britt Lower, Chi McBride e Erin Richards. Il risultato incolla allo schermo, al netto di qualche forzatura.

Uno spunto solido per Ovunque tu sia

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Sam Worthington, protagonista della serie Netflix

Quando si tratta di incuriosire e tenere alta l'attenzione, la premessa, il punto di partenza di una storia, è fondamentale, come lo scatto dai blocchi di partenza di un centometrista. E Ovunque tu sia parte sicuramente col piede giusto: un figlio ucciso, un padre in carcere per il delitto... che non ha commesso. Ma se la sua innocenza è stata fin qui sostenuta soltanto da lui, gli viene presentata una prova che il suo Matthew potrebbe essere ancora vivo. È il dettaglio che mancava e che mette in moto una serie di vicende che gli permetteranno di far luce su una verità troppo a lungo tenuta nascosta.

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La disperazione di un padre

"Non voglio un nuovo processo, voglio riavere mio figlio." È in questa frase che si sintetizza il cuore del protagonista di Ovunque tu sia e del suo intreccio: il personaggio interpretato da un bravo Sam Worthington si affida a quell'input ricevuto, a quella foto che ritrarrebbe suo figlio cresciuto di qualche anno, non vedendola come prova della sua innocenza e alla possibilità di una scarcerazione, ma come speranza di potersi ricongiungere con lui. In questo è chiaro il titolo originale "I Will Find You", che pone l'enfasi sul ritrovarlo piuttosto che sull'incertezza del luogo in cui si trovi.

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Il protagonista con Britt Lower in una scena di Ovunque tu sia

Su questo dolore, e barlume di speranza, di padre Sam Worthington costruisce la sua prova solida ed emozionante, incrociando il cammino con una serie di personaggi di contorno più o meno riusciti: se convince la prova di Britt Lower e funzionano altri che accompagnano direttamente l'evoluzione del protagonista, altri sembrano meno ben delineati e faticano a ritagliarsi un posto coerente nel cammino narrativo della serie.
A voler sintetizzare, ci è sembrato funzionare meglio tutto il blocco di trama che ruota immediatamente attorno a Worthington e meno le tracce secondarie che incrociano il suo cammino.

Una serie da divorare, ma con qualche forzatura

Questo accade perché l'intreccio stesso di Ovunque tu sia presenta delle forzature più o meno marcate, alcuni snodi che bisogna accettare senza farsi troppe domande che l'autore introduce per spiazzare e sorprendere continuamente lo spettatore. Accade anche in altre storie firmate da Harlan Coben, ma qui è a tratti più netto e marcato con twist continui pronti a cambiare le carte in tavola e spiazzare ogni volta che ci sembra di aver capito la direzione che la storia sta prendendo.

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Una scena della serie tratta da Harlan Coben

Questo non rovina l'esperienza di visione, che resta la solita corsa tesa e appassionante da cui è difficile staccarsi, per lo più valorizzata da un buon cast che aumenta il livello di partecipazione dello spettatore. Eppure può far storcere il naso a chi cerca in una storia una verosimiglianza e una coerenza di fondo che a tratti vacilla in Ovunque tu sia. Ma ce ne accorgiamo solo alla fine, quando finalmente arriviamo a tirare il fiato!

Conclusioni

Ovunque tu sia si inserisce perfettamente nel fortunato filone dei thriller firmati Harlan Coben per Netflix. Non cerca l'originalità assoluta né la verosimiglianza psicologica a tutti i costi, preferendo concentrarsi sull'efficacia del colpo di scena e sul ritmo forsennato del racconto. Sorretta da un Sam Worthington viscerale e credibile nel ruolo del padre disposto a tutto, la serie supera i propri limiti strutturali grazie a una narrazione che non permette pause. Se saprete chiudere un occhio davanti a coincidenze narrative al limite del paradossale, troverete ad aspettarvi un prodotto d'intrattenimento solidissimo, ideale per una maratona del weekend all'insegna della suspense.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
4.5/5

Perché ci piace

  • La narrazione crea forte dipendenza e spinge al binge-watching.
  • L'interpretazione del protagonista trasmette una disperazione autentica.
  • Il gancio iniziale della foto cattura immediatamente l'attenzione.

Cosa non va

  • Alcuni snodi di trama richiedono una forte sospensione dell'incredulità.
  • Alcune figure di contorno appaiono bidimensionali o poco incisive.